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Scritto Lunedì 17 marzo 2014 alle 08:09

Cernusco: a 10 anni morte di Pantani in un libro si ripercorre la sua vita, tra luci e ombre, per ridargli dignità e fare giustizia

"Molta gente non aveva mai visto una gara ciclistica prima che corresse Marco Pantani e non l'ha più vista dopo la sua morte. Lui rendeva ogni gara uno show; noi, seduti sul divano, restavamo sempre in attesa di un suo scatto, che sapevamo non sarebbe tardato ad arrivare".
Così Francesco Ceniti, giornalista ed coautore del libro "In nome di Marco", presentato nel tardo pomeriggio di sabato a Cernusco presso il cineteatro dell'oratorio, ha riassunto perfettamente quella sorta di "accordo" che si instaura tra ogni tifoso e il suo campione. Quasi si trattasse di un patto, basato sul libero e reciproco stimolo di emozioni, che sono carburante naturale per chi disputa gare importanti in sella alla propria due ruote, e che sono pane per ciascun tifoso affezionato.

Daniele Redaelli, Tonina Pantani, Francesco Ceniti, Beppe Guerini
Regalando emozioni Marco Pantani ha fatto innamorare l'Italia intera e non solo: in Francia, in Spagna, si era accaparrato le simpatie e la stima di altri rivali e del pubblico nazionale, che spesso lo vezzeggiava acclamandolo anche con nomignoli coniati ad hoc; in Francia, ad esempio, era acclamato come "Pantanì".Ma la vita di Marco non è stata soltanto celebrità: "ci sono state le cadute, quelle fisiche, contro macchine, gatti...cadute strane. E quelle psicologiche conseguenti a quel controllo che di fatto lo ha estromesso dalla gara e dalla vita". Da lì, come ha spiegato Francesco, suo grande tifoso che, mosso sia dalla necessità di ridare dignità a Marco a dieci anni dalla sua scomparsa, sia dalla voglia di smuovere quel "sassolino" - come l'ha definito - che può diventar "valanga", cioè indagare la verità e i punti d'ombra in cui è avvolta tanto la sua morte quanto la sua vita negli anni successivi a quel controllo effettuato a Campiglio, ha iniziato la sua inchiesta che ha portato poi alla stesura del libro a quattro mani con Tonina Pantani, mamma del campione, presente in sala davanti a un pubblico numeroso, affezionato, a tratti commosso, che a distanza di 10 anni ancora non sa darsi risposte.

Redaelli, l'avvocato De Rensis, Tonina, Ceniti e Guerini

Ceniti e Guerini

"Non era un controllo antidoping, anche se è passato come tale. Era un controllo della salute trovato fuori norma. Effettuato senza rispettare le misure. Era un controllo che andava annullato. Il medico, dopo aver prelevato la provetta, pare che se la sia messa in tasca anziché nel frigorifero". Era il 5 giugno del 1999 quando vennero resi pubblici i risultati dei controlli svolti in mattinata e nel test il valore dell'ematocrito di Marco superava di circa l'1% il limite consentito. A questo punto venne sospeso per 15 giorni, poi avrebbe potuto tornare a correre.
Ma da quel momento, malgrado un suo grande e coraggioso ritorno, Marco inizia a dover convivere con l'etichetta del dopato attribuitagli dal clamore mediatico generatosi, sette procure lo indagano e lo portano a processo per frode sportiva, "lo condannato per un reato che nemmeno c'era", come ha puntualizzato Daniele Redaelli, ex caporedattore della Gazzetta dello Sport e moderatore nel corso dell'incontro a Cernusco, cui hanno partecipato anche Beppe Guerini, amico di Marco e vincitore sull'Alpe d'Huez al Tour de France e terzo al Giro d'Italia del 1998, nonché Antonio De Rensis, legale della famiglia Pantani.

Avvocato De Rensis, Tonina, Ceniti


Proprio quest'ultimo ha esordito con un dato di fatto che vuole rendere dignità al "Pirata": "il medico legale incaricato dal pm ha affermato che il midollo osseo non presentava segni recenti di Epo. Quindi a Marco Pantani l'epiteto di dopato proprio non si può attribuire". Il legale ha voluto comunicare al pubblico gli ultimi risvolti della vicenda che segue la sua morte, conclamata per overdose di cocaina ma per la quale è stata richiesta l'apertura dell'indagine poiché molti tasselli non quadrano. "Dopo che Marco aveva chiesto più volte aiuto alla reception perché qualcuno gli dava noia, è stato trovato in una pozza di sangue. Nella camera dell'albergo entrano poi molte persone che non c'entrano nulla, che manomettono la scena del fatto, dopo un'ora decretano l'overdose; non c'è nessun indagato, non mettono alcun sigillo" ha detto Ceniti.
"Tra venti giorni circa l'Italia intera saprà i risultati del nostro lavoro, mio e del Professor Avato" ha continuato l'avvocato De Rensis, spiegando appunto che nell'imminenza verrà presentato un esposto alla procura di Rimini per richiedere la riapertura dell'indagine.

"Su quei giorni a Rimini, questa volta delle risposte ce le devono dare" ha chiosato. In sala Marco è stato ricordato in tanti modi diversi: come un eterno campione, che ha fatto davvero emozionare - e questo lo dimostra la lettera, tratta dal proprio diario personale, letta ad alta voce da un signore del pubblico e dedicata a Marco - come un ragazzo buono e semplice, secondo il ricordo della mamma Tonina che, nelle poche volte che ha preso la parola ne ha dipinto un ritratto di umiltà e bontà, tanto che dopo la sua morte ha preso avvio una Fondazione a suo nome e che centinaia di bambini in tutto lo Stivale continuano a tifare per lui; un campione che manifestava la sua passione smodata per il ciclismo già dall'adolescenza, facendo preoccupare non poco la famiglia quando usciva per compiere i suoi lunghi "giri" per ritornare soltanto parecchie ore dopo. Marco Pantani c'era anche nelle parole di Beppe che ha gareggiato a fianco a lui, e ne ha riportato aneddoti che, oltre alla sua grinta, lasciano di lui il ricordo di un professionista senza eguali - "l'anno che vinsi la maglia rosa, gareggiavo a fianco a lui, ricordo che gli si era allentata la catena e io avevo rallentato...ma non troppo perché sapevo che Marco avrebbe potuto riprendermi facilmente. Beh, litigammo per un bel pezzo del tragitto perché lui voleva sapere se io avessi rallentato o meno" ha detto l'amico.

Dal lavoro e dall'impegno dell'avvocato De Rensis si spera che possa emergere una nuova verità che restituisca a Marco la dignità che gli hanno strappato, anche se non potrà avere indietro la vita. Quella stessa vita che è stata scandagliata nel libro "In nome di Marco. La voce di una madre, il cuore di un tifoso": "la vita di Marco è un mistero, questo libro mette insieme qualcosa che magari ci è sfuggito, perché la sua vita è una tragedia ancora piena di misteri, dentro queste pagine troverete innumerevoli retroscena. Non è mai facile fare un'inchiesta dopo dieci anni e trovare tanti buchi, anche perché c'è stata tanta cattiva informazione" ha detto l'autore. Partecipatissimo l'incontro conclusosi solo in prima serata.
Selena Tagliabue
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