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Scritto Martedì 11 marzo 2014 alle 16:39

Valgreghentino: in aula descritto il cervo aggressivo 'imputato' per la morte di Panariti

Amilcare
I cervi maschi tra settembre e dicembre si avvicinano ai loro simili per lottare, per difendere il proprio territorio, e quelli cresciuti in cattività considerano le persone al pari di altri esemplari e possono manifestare aggressività nei loro confronti.
L’ex comandante del nucleo faunistico della Polizia provinciale di Lecco Aldo Fasoli, ascoltato nella mattinata odierna in Tribunale, ha spiegato in questi termini il comportamento aggressivo del cervo Amilcare, ritenuto responsabile della morte del 59enne Giovanni Panariti nei boschi di Valgreghentino. Il dottor Fasoli ha descritto in aula l’intervento messo in atto nei giorni immediatamente successivi al 9 ottobre 2010, quando il corpo senza vita dell’uomo residente in paese fu ritrovato da un cacciatore. Dalla sera precedente egli, uscito di casa per una corsa, aveva fatto perdere le proprie tracce, e quella che in un primo tempo era apparsa come una morte accidentale si era rivelata ben presto la tragica conseguenza di un attacco in piena regola.
Sulle corna dell’animale, risultato fuggito da un agriturismo di Valgreghentino, è stato ritrovato sangue compatibile con quello del signor Panariti e, a causa del suo comportamento giudicato pericoloso per la pubblica incolumità, è stato abbattuto. Ora a rispondere dell’accusa di omicidio colposo (articolo 589 del codice penale) è Olinka R. K., la donna di origine olandese che all’epoca dei fatti gestiva la struttura dove il cervo viveva chiuso in un recinto.
“Il corpo faunistico provinciale è stato allertato il 10 ottobre della presenza di un cervo libero nei boschi di Galbiate. L’11 ottobre il custode del cervo risultato fuggito dall’agriturismo, un indiano chiamato Alex, è stato convocato in Provincia per una deposizione in merito. Il 12 ottobre l’animale è stato catturato a Galbiate, e il 13 è stato portato a Margno a Pian delle Betulle, in un secondo recinto. A causa della sua pericolosità non è stato possibile liberarlo in natura, ed è stato in seguito abbattuto” ha spiegato Aldo Fasoli, a capo del nucleo faunistico provinciale per 10 anni. “Su disposizione dei Carabinieri abbiamo contattato il custode, perché ci era stato detto che l’animale era scappato dal recinto dell’agriturismo gestito dalla signora imputata. Abbiamo poi provveduto, una volta catturato l’esemplare, a tagliare il palco di corna sempre su disposizione dei militari. Questo è stato un bene, perché nel ricovero temporaneo di Margno ha cercato di colpire un uomo di Cortenova che si è avvicinato al recinto, senza ferirlo ma buttandolo a terra dopo averlo caricato. Ho appreso nel frattempo dai giornali che l’animale era ritenuto responsabile per la morte di una persona”.
L’aggressività di Amilcare sarebbe da imputare alla modalità in cui è cresciuto, a stretto contatto con l’uomo. “Nella mia esperienza ho visto cervi e caprioli che mostrano un comportamento diverso dai loro simili, e considerano le persone come tali. I cervi maschi giovani cercano altri animali per socializzare e per il riconoscimento della specie, mentre crescendo lottano per il territorio. All’uomo gli animali in cattività si avvicinano in questo modo, e più crescono maggiormente sono aggressivi. Non ho mai sentito però di altri casi di attacchi diretti, come quello di cui ho letto”. Rispondendo alle domande degli avvocati Elisa Magnani (parte civile per la moglie Marina, il figlio Alessandro e i fratelli di Giovanni Panariti, Ottavio e Giuseppe) e il difensore Paolo Giudici, l’ex comandante ha descritto un animale di circa un quintale di peso, alto un metro al garrese, con un palco di corna di quattro punte per ogni stanga e di almeno 4 anni di età.
A descrivere in aula il luogo del ritrovamento dell’uomo è stato invece Gian Battista Todeschini, amico di Giovanni che la mattina di sabato 9 ottobre è stato informato della sua morte. “Quando mi hanno detto che era deceduto su quel sentiero mi è sembrato strano, lui era uno sportivo e avrà fatto quella strada migliaia di volte, era un percorso molto facile” ha raccontato l’uomo. “Per questo sono andato con un amico a vedere dove era stato trovato. C’era una chiazza di sangue, e tracce che abbiamo seguito per circa 1 Km fino ad arrivare a un punto in cui i rovi erano schiacciati e sporchi di sangue. Tutt’intorno c’erano tante orme di animale, non essendo esperto ho pensato a un cinghiale ma quando ci hanno raggiunto dei cacciatori ci hanno detto che erano quelle di un cervo in carica” ha spiegato l’amico di Panariti. “Erano scavate, non superficiali. Nel pomeriggio sono tornato sul posto con un gruppo di 4-5 persone, e tornando in paese abbiamo incontrato un altro cacciatore, che ci ha riferito che un cervo era scappato da un agriturismo di Valgreghentino”.
Il processo a carico della signora Olinka, ora all’estero, proseguirà il prossimo 28 aprile con i testimoni dell’accusa e altri 7 presentati dalla parte civile.
Tra questi il custode indicato come Alex, l’uomo che ritrovò il corpo, l’agente Enrico Viganò che aveva effettuato la cattura dell’animale e l’attuale comandante del nucleo faunistico provinciale Raffaella Forni, che ha partecipato alle operazioni successive.


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R.R.
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