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Scritto Venerdì 07 marzo 2014 alle 17:48

Crandola: scarico abusivo di rifiuti ''pericolosi'', a processo

È scaturito da un semplice sopralluogo, partito da un servizio di pattugliamento da parte degli agenti di polizia provinciale di Lecco il capo di imputazione che ora pende su Gianluigi M., a cui viene contestato, in qualità di proprietario della zona, il deposito in area recintata di rifiuti pericolosi e non pericolosi (art. 256 comma 1, comma 2, l. 152 del 2006).  Siamo a Crandola nell'aprile 2011 e, stando a quando testimoniato quest'oggi in aula dall'agente Mirko Capelli, quel giorno nel corso del sopralluogo è stato rinvenuto del materiale di demolizione, edile e di vario genere oltre che a del materiale plastico. "Dopo che è giunto sul luogo, il titolare dell'area e dell'impresa, ha negato di avere l'autorizzazione, necessaria dal momento che non erano in corso interventi di demolizione" ha spiegato il teste. Nell'area era presente anche un container con materiale ferroso: "l'imputato riferiva che aveva dato l'area in comodato a una ditta per il deposito di tale container e in merito a questo c'era la regolarità. Per quanto riguarda l'ammasso di rifiuti inermi, invece, risultava l'irregolarità". La zona era aperta al momento del sopralluogo, senza una cancellata che ne delimitasse i confini ed impedisse ad altri di entravi. Come ha sottolineato la difesa, "non possiamo sapere con certezza se in quella zona non sia entrato qualcuno a depositare tali materiali". Il giudice Arrighi, dopo la deposizione dell'agente Capelli e dell'architetto Andrea Negrini, il quale ha confermato la presenza di tale "scavo non previsto nel progetto del proprietario", ha stabilito il rinvio del processo al prossimo 19 settembre ore 11, per continuare l'istruttoria e per l'eventuale discussione.

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