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Scritto Martedì 04 marzo 2014 alle 22:02

Perego: si apre il processo per la morte di Marco Malugani schiacciato da una trave in cantiere. In 4 davanti al giudice

In quattro a processo per la morte di Marco Malugani, l'operaio residente a Crandola Valsassina ucciso a soli 42 anni da una trave in legno che lo colpì in pieno volto, mentre era impegnato nel lavoro presso un cantiere edile a Perego, all'angolo tra Via Ponte e Via Volta. Era il 20 dicembre 2010.
Se due degli iniziali indagati hanno scelto di patteggiare la pena, in quattro stanno affrontando l'istruttoria dibattimentale nella quale si devono difendere dall'accusa di omicidio colposo aggravato. Si tratta di Antonio M.,  titolare dell'azienda di Pasturo per la quale lavorava la vittima, del subappaltatore Giambattista L., del coordinatore della sicurezza Giuseppe R. e di Angelo S., legale rappresentante dell'altra azienda che stava svolgendo i lavori edili nel cantiere pereghino. I quattro sono difesi rispettivamente dagli avvocati Stefano Pelizzari e Nadia Invernizzi, Emilio Gueli, Roberto Corbetta e Umberto Tomalino.
Stamani in tribunale a Lecco, davanti al giudice Gian Marco De Vincenzi, sono comparsi i numerosi testi del pubblico ministero, chiamati a deporre in relazione ai gravi fatti occorsi ormai più di tre anni fa.


Ha iniziato il maresciallo Cristian Cucciniello della stazione dei carabinieri di Brivio, intervenuti tempestivamente sul posto su indicazione del 118. ''La chiamata riferiva di un grave infortunio sul lavoro - ha spiegato il comandante dei militari briviesi - e in effetti ricordo che appena arrivammo sul cantiere, il medico ci informò dell'avvenuto decesso del Malugani''.
Subito avvennero le procedure di identificazione da parte dei carabinieri in quanto, come ha affermato il maresciallo, ''sul posto c'era parecchia gente''. L'incidente avvenne nel piano superiore della villetta bifamiliare in fase di realizzazione, dove un'azienda valsassinese con sede a Pasturo (per la quale lavorava l'operaio deceduto), era intervenuta per la posa del tetto. ''I pilastri erano già stati predisposti per la posa del tetto in legno, e sopra di essi andavano posizionati due colmi del peso di svariati quintali. Uno era già stato sistemato per metà, l'altro è invece caduto a terra. Quando arrivammo sul posto, accanto ad esso giaceva il corpo ormai senza vita di Malugani''.
I vigili del fuoco, come spiegato da Cucciniello e confermato da Leonardo Bonanomi (anche lui teste odierno), a capo del distaccamento di Merate, avevano leggermente alterato lo stato dei luoghi per consentire la messa in sicurezza del cantiere. In sostanza era stato ''imbragato'' il colmo ritenuto instabile, affinchè non potesse generare ulteriori pericoli. Proprio questo, nel cadere dopo essere stato urtato, aveva colpito mortalmente alla testa Malugani. Ma come è avvenuto l'incidente?
Secondo quanto emerso a seguito delle testimonianze resa nella seduta odierna, la forca della gru aveva agganciato un bancale di mattoni da spostare e, urtando la trave, ne aveva provocato la caduta, proprio in corrispondenza del Malugani. Visto il consistente peso, per l'operaio di Crandola non vi fu nulla da fare.
E' stato infatti il dottor Paolo Tricomi, anatomopatologo, a spiegare nei dettagli le cause dell'avvenuto decesso del 42enne, a seguito dell'esame del cadavere. Malugani aveva infatti riportato un trauma sia cranico che dorsale: ma specialmente nel primo caso, le lesioni erano incompatibili con la vita. La trave caduta aveva infatti colpito la volta cranica del valsassinese, causando una frattura multipla. Oltre al capo, l'uomo presentava traumi alle coste e alle vertebre, sia nella parte anteriore che in quella posteriore del corpo, con contusioni polmonari giudicate importanti. Il decesso dunque, è stato quasi istantaneo. Inutile le manovre di intervento effettuate prima dai colleghi e a seguire dai sanitari.
Il tecnico dell'Asl di Lecco intervenuto successivamente al sopralluogo dei carabinieri, Roberto Aondio, ha invece resocontato i risultati dell'indagine svolta relativamente alla sicurezza sul cantiere. Uno scenario che ha definito ''complesso, sia dal punto di vista organizzativo che figurativo, vista la presenza di più imprese, a svolgere differenti attività. Secondo quanto previsto dal piano della sicurezza, avrebbero dovuto esserci massimo tre persone, mentre quel giorno ve ne erano una decina''. I tempi inoltre, come ha sottolineato il referente Asl, ''erano avanti di quattro mesi rispetto al cronoprogramma''.
Nel suo lungo intervento il referente Asl ha evidenziato parecchie lacune soprattutto sugli aspetti relativi a sicurezza del cantiere e alla formazione delle persone che in esso operavano.
Marco Malugani era giunto a Perego da poche decine di minuti insieme a due colleghi, per montare il tetto della villetta. Il 42enne era dipendente di un'impresa di Pasturo che nei giorni precedenti, secondo quanto emerso, aveva stretto accordi con l'azienda che si occupava dei lavori di edificazione dell'edificio. Una società quest'ultima, che a sua volta aveva subappaltato alcune realizzazioni ad un operatore della bergamasca. L'uomo che manovrava la gru (che ha scelto la strada del patteggiamento della pena), era invece un lavoratore autonomo che si era recato sul cantiere per svolgere alcune opere in accordo con le aziende sopra citate.
Insomma, come dicevamo, il quadro appare particolarmente complesso. L'unica certezza, emersa anche dalla testimonianza dall'ingegner Simonelli, consulente del pubblico ministero, è che la trave, urtata dalla manovra del gruista, è franata su Malugani, togliendogli la vita.
Hanno deposto davanti al giudice anche i due lavoratori colleghi del Malugani. Non senza un pizzico di commozione nel ricordare quei tragici momenti, hanno spiegato quanto sia stato rapido il verificarsi dell'incidente mortale. In pochi secondi, il collega non c'era più. Inutili i tentativi di prestargli soccorso.
Dai loro racconti infine, è emerso come i tre non indossassero il caschetto protettivo che era stato loro consegnato dall'azienda per la quale lavoravano. Tuttavia, come è stato illustrato stamani in sede dibattimentale, l'elmetto con tutta probabilità non avrebbe potuto salvare il 42enne dal violentissimo trauma provocato dalla pesante trave.
Il procedimento penale è stato aggiornato al 20 maggio prossimo per l'audizione dei testi delle difese.



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G.C.
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