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Scritto Lunedì 03 marzo 2014 alle 21:34

Crandola V.: Rosa Invernizzi morì nel rogo del Ciclamino, 2 a processo per 'omicidio'

Il 19 dicembre 2010 Rosa Invernizzi, allora 56enne, rimase uccisa nel terribile incendio che devastò il ristorante-pizzeria Ciclamino Park di Crandola Valsassina, che la donna gestiva insieme al marito.
Egli, Roberto F., è ora imputato ai sensi dell’articolo 589 del codice penale (omicidio colposo) in quanto responsabile della stufa a pellet da cui con ogni probabilità ebbe origine il rogo, insieme a Maurizio B che quella stufa l’aveva procurata.
In aula nella mattinata di lunedì 3 marzo l’ingegnere Roberto Ghio dei Vigili del Fuoco di Lecco, intervenuti insieme ad un distaccamento di Valmadrera e uno di Bellano, ha ricostruito l’esito del sopralluogo effettuato dopo lo spegnimento dell’incendio.
“L’allarme è scattato verso le 7.30 del mattino, la prima squadra è giunta in posto verso le 8.00 quando il rogo si era ormai completamente sviluppato” ha spiegato il pompiere. “Il ristorante è costituito da una struttura in muratura di tre piani, circondata da tre strutture in legno – gazebo – comunicanti tra di loro. Proprio da una di queste hanno avuto origine le fiamme, che si sono poi diffuse verso l’interno del ristorante. Inizialmente abbiamo agito da fuori, per abbassare la temperatura interna, poi durante il nostro sopralluogo - verso le 11.00 - abbiamo trovato il corpo della signora, al confine tra due aree esterne, carbonizzato e coperto di macerie. Ci è stato riferito da testimoni che lei era uscita dalla struttura per poi farvi ritorno, ma non ne so il motivo”.
Fin dai primi rilievi è stato escluso che il forno a legna per le pizze avesse potuto dare origine all’incendio. “Vicino al forno c’erano oggetti e cibi integri, mentre una delle stufe nel gazebo presentava danni alla tubatura di scarico dei fumi. Lì vicino c’era un canneto ornamentale (me lo hanno descritto, noi abbiamo trovato solo i resti), è possibile che dallo scarico siano uscite scintille che lo hanno incendiato. Lo dimostrerebbe il fatto che una automobile situata dietro di esso sia andata completamente distrutta dalle fiamme”.
I Vigili del fuoco hanno lavorato dalle 8.00 alle 18.00 per spegnere le fiamme e mettere in sicurezza il ristorante, un intervento complicato dal fatto che l’idrante esterno era inutilizzabile poiché congelato, e i pompieri hanno dovuto fare la spola con le autobotti dal paese.
“Il tubo di scarico della stufa era orizzontale, e a quanto ho potuto vedere usciva dal muro con un troncone” ha spiegato l’ingegnere rispondendo alle domande degli avvocati Roberto Malighetti (difensore di Maurizio B.) e Claudio Rea (oggi in sostituzione del collega Marcello Perillo, difensore del marito della donna deceduta). “La normativa prevede che i tubi di scarico per stufe di bassa potenzialità come questa siano “portati a tetto”, cioè diretti verso l’alto per evitare che particelle pesanti cadano all’esterno o che si verifichi un rientro dei fumi. Non abbiamo trovato raccordi o pezzi che facciano pensare questo, il tubo ci è apparso orizzontale. Si trovava a meno di 50 cm dal canneto ornamentale, e una scintilla può averlo incendiato dando origine al rogo”.
L’aiuto cuoco che quella notte si era fermato a dormire al Ciclamino Park insieme ai coniugi gestori, al pari di un’altra dipendente, ha confermato l’esistenza del canneto e come esso creasse un angolo con la canna fumaria. “Non ho mai sentito parlare di problemi alla stufa, io lavoravo lì da poche settimane” ha spiegato il giovane interrogato dai legali di parte civile Fabrizio Consoloni (per la società proprietaria
dell’immobile) e Davide Monteleone (per i due figli della coppia). “La sera prima siamo andati a letto tardi dopo il lavoro, la stufa del bar è rimasta accesa. Mi sono svegliato sentendo Roberto che diceva che stava bruciando tutto, sono sceso con lui e Rosa e inizialmente ho provato a spegnere le fiamme. Ma la luce era saltata e non scendeva acqua dal rubinetto del bar, così sono uscito da una porta finestra. Ero con Rosa, l’ho forzata per aprirla insieme a lei. Fuori ho incontrato Roberto che era uscito da un’altra parte, pensavo che lei fosse dietro di me ma non c’era”.
L’ex sindaco Lino Artusi, giunto sul luogo del rogo quel giorno, ha spiegato come il marito di Rosa apparisse come una “persona distrutta”, e che era andato a prendergli una giacca a vento per proteggersi dal freddo pungente. “Diceva che non l’aveva più vista, che fino a poco prima era lì con lui” ha spiegato l’ex primo cittadino di Crandola.
Il legale rappresentante della società proprietaria dello stabile ha spiegato come, in base al contratto di locazione sottoscritto, il signor Roberto fosse il responsabile del corretto funzionamento delle stufe a pellet.
Il prossimo 10 giugno il processo a carico dei due imputati per omicidio colposo continuerà con l’audizione di 11 testimoni della difesa e l’audizione del perito nominato a suo tempo dal Gip, l’ingegnere Massimo Maria Bardazza.


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R.R.
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