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Scritto Mercoledì 26 febbraio 2014 alle 19:30

Merate: i garruli del centrodestra contro la corazzata avversaria finiranno per contendersi i banchi della minoranza

La loquacità, un tempo prerogativa di una certa sinistra parolaia, è diventata il tratto distintivo del centrodestra lecchese - e meratese in particolare - in questa anteprima della campagna elettorale che entrerà nel vivo tra poche settimane. Perché Andrea Robbiani, Emilio Zanmarchi, Massimiliano Vivenzio, Paolo Centemero e compagnia briscola non si sottraggono al chiacchiericcio quotidiano e settimanale che null'altro produce se non una fessura ancor più profonda tra loro, non è dato sapere. Se non ricercando le individualità dei soggetti, evidentemente affetti da logomachia acuta. Bravi invece quelli del centrosinistra. Non sono chiarissime le idee che andranno a costituire il programma però le mosse iniziali sono apparse azzeccate: prima la grande alleanza dal moderato Castelli all'ultra sinistroso Pozzi, poi il lancio della candidatura, Silvia Villa (27 preferenze nel 2009). Auguriamo loro che l'ottima oncologa non subisca la sorte dell'altrettanto ottimo anestesista rianimatore Mauro Marinari (19% nel 2009), vincitore delle primarie di Merate Futura, poi sconfitto sia da Robbiani (40%) che da Giovanni Battista Albani (36%). L'aver fama , meritata, di medico competente, appassionato, stimato non produce un effetto diretto sull'elettorato che, anzi, al contrario, solitamente fatica a vedere nel "dottore" il proprio sindaco. Salvo che questi non abbia un'immagine consolidata di politico con un adeguato cursus honorum come Mario Gallina e Dario Perego. Tuttavia la scelta è davvero di spessore e la dottoressa Villa ha dato un'altra prova di coraggio e determinazione. Come risponde la destra? Sinora si sono rivisti i vecchi "ragazzi del coro" tutti presi nel farsi i dispetti, sotto l'occhio divertito degli avversari. A Lecco lo scontro tra Forza Italia e il Nuovo Centrodestra, dopo aver rottamato in quindici giorni quindici il redivivo Fabio Dadati, è ormai sfociato nella farsa, con Mauro Piazza che si congratula con gli ex amici e camerati della signora Brambilla riconoscendo loro la capacità di dispensare buonumore. Gli risponde per le rime Paolo Centemero, segretario della Lega Nord che tende la mano al Nuovo centrodestra ma nel classico gesto del prendere o lasciare: vogliamo i simboli e il candidato sindaco rappresentante di partito, spiega. Tempi ormai andati quelli in cui Bossi contestava duramente la partitocrazia e predicava il movimento dal basso. In città la situazione per la compagine uscente - che non ha sfigurato, anzi - è pietosa. Soprattutto perché i contrasti non si fondano su reali contenuti, semmai si può parlare di timori ipotetici relativi a questioni urbanistiche ma su "fatti personali". Certo importanti, dovendo lavorare spalla a spalla per cinque anni. Ma prevalenti su un programma condiviso? La risposta dovrebbe essere no ma, evidentemente, la visione interna riduce l'orizzonte, stringe l'inquadratura sui volti dei contendenti impedendo loro di guardare oltre. Come ne uscirà da questa lotta intestina la destra meratese , che si è sempre contraddistinta per operare e decidere in piena autonomia dai centri direzionali di partito siano essi lecchesi che milanesi? Solo con una coraggiosa mossa rivoluzionaria che non può passare per la candidatura di Massimo Panzeri, per quanto sia valido e apprezzato l'assessore uscente ai lavori pubblici. L'aveva spiegato mesi fa Massimiliano Vivenzio: ci sono personalità di centro, che sin qui hanno guardato a sinistra, in evidente difficoltà con l'ala oltranzista del PD e con i rappresentanti di Sinistra Ecologia e Libertà. E, aggiungiamo noi, anche con qualche emergente che da zero ora ci spiega tutto lui. Bene, questi personaggi, pensiamo anche a insospettabili militanti storici della sinistra Dc possono, attorno a un programma ben definito, mettersi in gioco senza guardare se Giuseppe Procopio milita nel NCD e Andrea Valli nella Lega Nord. Via tutti i simboli e avanti con le persone. A sinistra fanno così: niente simboli e spazio alla lista civica unica. Faccia altrettanto la destra. Con il valore aggiunto di elementi che, per la loro storia e provenienza, possono certificare e dare sostanza autentica alla lista civica. Nomi? Ce ne sono diversi, anzi crediamo che qualcuno stia già colloquiando sotto traccia. Ma se le parti, ovvero Andrea Robbiani e Andrea Massironi con le rispettive centurie continuano a parlare a vanvera beccandosi come galline nel pollaio, anche quelle tre o quattro personalità, di età molto diversa, che guardano con interesse a un polo di moderati, se ne resteranno a casa loro. Lasciando i due contendenti a disputarsi i banchi della minoranza.
Claudio Brambilla
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