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Scritto Venerdì 21 febbraio 2014 alle 15:27

DANIELE NAVA, IL MARO’ DELLA POLITICA CONSIGLIATO MALE



Non ho motivo di ritenere che Daniele Nava, Presidente pro tempore della Provincia di Lecco, non sia una persona seria, diligente, preparata, rigorosa e un politico locale perfettamente consapevole del proprio ruolo e dei propri doveri che, in qualunque caso e qualunque essi siano, esercita a nome e nell'interesse della popolazione che abita la provincia lecchese. Siccome sono convinto dell'immagine che mi sono fatto di lui mi chiedo chi sia stato a consigliarlo di porre in essere nelle ultime due settimane tre iniziative cui ha impresso il suo nome e il suo volto e che appaiono più di forma che di sostanza. Pacifico che ad ogni azione si possa dare un connotato politico, poi però bisogna accettarne anche i rilievi critici ed avere la cortesia - istituzionale - di dare corretta risposta se un giornalista ti rivolge due semplici domande, perché se le si bypassa si legittima il dubbio. All'inizio di febbraio Nava, dopo essersi fatto fotografare a una delle finestre del Palazzo che ospita la sede dell'amministrazione provinciale con una grande fotografia dei due fucilieri di marina detenuti in India, ha fatto sapere di avere negato a una troupe cinematografica indiana l'autorizzazione a girare all'interno di Villa Monastero di Varenna alcune scene di un film. Con questo rifiuto il Presidente Nava ha inteso manifestare in modo tangibile il suo sostegno a favore del ritorno in Italia dei marò protagonisti e vittime di una vicenda oggettivamente incredibile e ancora lontana dalla soluzione. In precedenza Nava aveva fatto altro e di più. Era giunto a declinare l'invito del console indiano a Milano a presenziare alla cerimonia celebrativa della 65° giornata nazionale della Repubblica Indiana, spiegando al diplomatico indiano il motivo della sua assenza. Come lui qualche altro politico locale particolarmente sensibile e instintivo. In quella occasione vi erano state altre scenate a cura di Fratelli d'Italia. Disturbi alla serata di gala al Consolato indiano da parte di Ignazio la Russa e l'interruzione di un concerto all'Auditorium. E' come se alla Farnesina durante un pranzo ufficiale avessero fatto irruzione un gruppo di Indù e quattro vacche sacre per chiedere al governo italiano di avere pazienza. Fatto sta che pochi giorni dopo il console generale a Milano ha ripagato con la stessa moneta e negato il visto di ingresso in India al capodelegazione di Fratelli d'Italia al parlamento europeo che voleva colà recarsi per salutare i due marò. Il quale si è pure meravigliato, dimentico del detto che " chi la fa l'aspetti". Detto e fatto. Quello che si semina si raccoglie. L'iniziativa di Nava ha raccolto su facebook grandi entusiasmi, complimenti e applausi. Decine di fans gli hanno indirizzato altrettante mostrine virtuali, di quelle che si distribuiscono per la partecipazione più che per la vittoria. Il gesto di Nava è stato - da una frequentatrice del social network - addirittura segnalato al sito della Brigata paracadutisti della Folgore. Incuriosito mi ero permesso chiedere a Nava dove avesse compiuto il servizio di leva, in quale arma e con quale grado. Avevo infatti la sensazione che l' omaggio ai marò trovasse origine, più che dal suo ruolo di presidente della provincia, dal suo trascorso militare. Risposta: "domanda non pertinente al tema". Non gli avrei posto la questione se la sua apparizione alla finestra fosse stata concordata con tutti i Presidenti di provincia della Macroregione del Nord. Accendere un lumino è cosa diversa da accenderne nello stesso istante cento lungo tutto l'arco alpino con Tv al seguito. Gli avevo anche chiesto se il rifiuto di concedere Villa Monastero alla troupe cinematografica indiana fosse stata un moto solo suo o espressione dell'intera giunta. Risposta: "ho seguito l'iter previsto e applicato alle richieste di utilizzo spazi di Villa Monastero". Sarei andato a leggere il regolamento, ma il sito di Villa Monastero è inaccessibile per la presenza di un virus.

Ora, che significato ha fare i cattivi con una innocente troupe cinematografica per un mal riposto desiderio di ritorsione? E' una rappresaglia priva di senso che, come in tutte le rappresaglie, colpisce chi colpa non ha. Portando al paradosso l'esempio che Daniele Nava nel suo piccolo ha voluto dare si dovrebbero interrompere le relazioni con l'India: stop agli scambi commerciali, rientro degli italiani e chiusura della frontiere agli indiani e chi più ne ha più ne metta. La vicenda dei due fucilieri di marina non è una costante, ma un'eccezione, io e Nava non ne conosciamo i dettagli originari e dovremmo lasciare che a occuparsene siano il Governo e la diplomazia. Lo fanno lentamente e male? Eh, se non si è in guerra i rapporti tra Stati esigono le qualità dell'equilibrista instabile. Per arrivare all'altro capo della fune deve fare tante soste. Se lo ricorda, Nava, il precedente della tragedia del Cermis e le complicanze giuridico-diplomatiche che ne seguirono con gli Stati Uniti d'America? Io e Nava non conosciamo l'India, la sua situzione sociale e metodi e tempi della sua giustizia. Certo che agli occhi di un popolo evoluto quale è quello italiano che non ha mai avuto o dato problemi di giustizia ( ! ) la vicenda appare vergognosa e inaccettabile. Ma perché assumere iniziative ritorsive sui generis - tra l'altro minimali e poco degne - che, se fossero gli indiani o qualunque altra etnia a prendere, non tarderemmo un istante a definire incivili? Perché avere sempre come obiettivo il peggio e assumere gli errori altrui come linee di comportamento nostre? Perché copiarli e compiacersene? E' così difficile mantenere lucidità di giudizio e di azione? Non dovrebbe esserlo per un politico se si comporta da politico. A metà febbraio Daniele Nava sale di nuovo agli onori della cronaca per due interventi. Il primo. Sull'onda emotiva del risultato del referendum anti immagrazione tenuto in Svizzera il Presidente della provincia rilancia l'idea - già più volte ipotizzata a livello di governo e poi lasciata decantare per oggettiva impraticabilità - di creare una zona di confine affrancata dall'attuale imposizione fiscale e libera dalla burocrazia. Una sorta di estensione svizzera in territorio italiano. L'incubo di Nava è che i 45 mila frontalieri che ogni giorno entrano in Svizzera perché chiamati dagli imprenditori svizzeri a lavorare oltre confine siano ributtati a lago.

Di nuovo la spontaneità dell'uomo disgiunta dalla concretezza del politico. Le zone franche non sono realizzabili se non nella forma di regione autonoma e l'autonomia delle regioni a statuto speciale ha sempre avuto un'origine guerriera. Le si è favorite per non perderle. Oggi dovrebbe accadere il contrario e cioè togliere alle cinque regioni a statuto speciale lo stato di privilegiate. Creare zone franche significa generare una egoistica attrazione disgregante. La soluzione è quella di creare in Italia le condizioni fiscali, previdenziali e burocratiche perché qui si rimanga a lavorare ed a produrre. E sul punto il nostro presidente provinciale non ha competenze e poteri. Invade il campo altrui, però intanto lo ha detto. E' un suo diritto, ci mancherebbe. La fabbrica del superfluo non conosce pausa. Si muove per un attimo l'aria e si sfoglia con maggior piacere le pagine di una edizione di qualche giornale. La notizia non c'è, la presenza si. Che altro si vuole? Il secondo e ultimo, per ora. La pellicola del bravo regista italiano - non indiano eh! - Paolo Virzì dal titolo "Il capitale umano " girata anche in una generica Brianza e le successive dichiarazioni del suo autore circa il significato dell'opera e la scelta della sua ambientazione scatenano l'indignazione di politici e amministratori leghisti e /o di centrodestra. Della Brianza viene data, si dice, un' immagine bieca, disonorevole e indecorosa. Alzi la mano chi, prima o dopo avere visto il film, ha deciso di emigrare per subìta vergogna. E' come se le aziende produttrici di burro avessero fatto causa a Bernardo Bertolucci per avere visto usare male il candido alimento nel suo film " Ultimo tango a Parigi ". Daniele Nava si distingue e va oltre e chiede ai legali della sua amministrazione provinciale di verificare se sussistono gli estremi per denunciare il regista - David di Donatello, Nastro d'argento, Ciak d'oro, Premio Sergio Leone e direttore del Torino Film Festival - per la sprezzante visione della sua terra. Si attiva anche per ottenere un risarcimento, tramite un fantomatico comitato Pro Brianza, da devolvere alle aziende brianzole. Vive o morte non si sa.


Mal gliene incoglie. Il processo alle opinioni non si fa. Mai. Il processo all'espressione artistica si chiama critica e non si va oltre. Mai. Glielo rimprovera sulle pagine del Corriere della Sera del 18 febbraio Paolo di Stefano, il quale ricorda come Carlo Emilio Gadda, milanesissimo ingegnere, scrittore e poeta abbia dedicato alla Brianza pagine ben più severe di quelle di Virzì. Vero è che a quel tempo Daniele Nava era ancora nelle intenzioni dei suoi genitori, ma che facciamo, causa alla letteratura e al cinema italiani? Non si può vivere un'esperienza politica all'insegna dell'indignazione e della piccola ritorsione per giunta internazionale. Lasciamolo fare, se proprio non lo si può evitare, ai comuni cittadini. Se su questo terreno scivoloso mette pantofola anche un politico vuol proprio dire che l'eletto è lo specchio dell'elettore. Sappia, Presidente Nava, che lei non ha alcuna legittimazione attiva per procedere contro Virzì se non a titolo personale e a sue spese. Soprattutto non c'è materia che meriti condanna. Eviti di coinvolgere i 340 mila cittadini della provincia senza sapere quanti di loro vedranno mai il film e quale sarà la loro opinione sull'opera che potrebbe benissino divergere dalla sua. Tra l'altro la cosiddetta Brianza è distribuita sul territorio di quattro diverse province. Che vuol fare Presidente Nava? Chiamare a raccolta quattro Presidenti di provincia, indire una crociata e trattare Paolo Virzì alla stregua di un terrorista del pensiero? E quale esatta parte di Brianza sarebbe stata oggetto di infiltrazione denigratoria? Quali aziende, quali famiglie? Lei? Il tutto finirebbe in una sceneggiatura perfetta per il cinema, filone comico-satirico. Piuttosto tiri le orecchie a chi le ha consigliato queste ultime uscite, due delle quali affrettate e scomposte. Non so se lei intende rimanere in politica dopo le due esperienze in Comune e in Provincia. Elezioni regionali o politiche non pare siano all'orizzonte. Avrà tempo di leggere Gadda e vedere l'ottima e pluripremiata cinematografia che ha prodotto Virzì, fuori dalla Brianza, ma anche per i brianzoli.

Alberico Fumagalli
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