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Scritto Giovedì 30 gennaio 2014 alle 22:00

Lecco: bimba di due anni rischia la vita per estese emorragie. Salvata, è sottoposta dal dr. Guzzetti a ''interventi innovativi''

Un “primato” già lo detiene: nel 1997 è stato il primo in Italia (e tra i primi dieci chirurghi plastici al mondo) a realizzare un intervento per la ricostruzione della mammella utilizzando i lembi delle perforanti, intervento di microchirurgia molto impegnativo che, a tutt’oggi, si esegue solo in pochi centri d’Italia.
Con quanto compiuto nei mesi scorsi a Lecco, il dottor Tommaso Guzzetti è però destinato a entrare nuovamente negli “annali” della Chirurgia Plastica. Questa volta per essere andato “fuori dal binario” e aver deciso di intraprendere, con una determinata progettualità, un cammino alternativo alla normale risposta che si sarebbe potuta dare alla problematicità evidenziata da una piccolissima paziente, colpita da “porpora fulminante”, complicanza particolarmente rara della varicella.

Il dottor Tommaso Guzzetti

“Si tratta di una storia insolita” ha esordito il dottor Luciano Beccaria, direttore della struttura complessa di Pediatria che, per primo, nell’estate 2013 si è occupato della piccola C., due anni, giunta al Pronto soccorso di Lecco a seguito  di “gravissime emorragie cutanee” con effetti “così marcati che la collega che mi ha allertato vedeva a occhio nudo il sangue che procedeva nella cute”.
Era dunque in corso, nello specifico, di un’emorragia intravasale disseminata generata (ma questo lo hanno testato solo gli esami approfonditi svolti in un secondo momento) dallo sviluppo, da parte della bambina, di un autoanticorpo che ha ridotto a zero la quantità di vitamina s (un anticoaugulante) presente nel suo sangue.

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“La situazione era drammatica soprattutto per la vastità del quadro” ha proseguito il pediatra. “Anche nella prima fase diagnostica e eziologica a vincere, così come nella seconda parte del trattamento, è stata la squadra. Fondamentale da questo punto di vista la collaborazione con dottoressa Nicoletta Erba (responsabile del centro emostasi dell’Ao ndr) che ha impostato le terapie pro-coaugulative per superare la fase acuta. Si sono così evitati ulteriori danni ma restava da capire il “destino” delle emorragie già in atto che avevano invaso i tessuti e dovevano fare il loro corso”.

Al centro il dg Mauro Lovisari

Ed è qui che “entra in gioco” l’equipé del dottor Tommaso Guzzetti composta… dal dottor Tommaso Guzzetti. Il professionista lecchese con un passato al Sant’Anna di Como, al San Gerardo di Monza e presso l’Istituto di scienze medico-chirurgiche “San Donato” di Milano, dallo scorso febbraio, è infatti responsabile dell’attività di Chirurgia Plastica dell’Azienda Ospedaliera della Provincia di Lecco, senza però avere al suo fianco colleghi con la sua medesima specializzazione ma venendo di volta in volta supportato dai diversi specialisti che al Manzoni così come al Mandic operano in campi, che si intersecano con il suo settore.
Questa “mancanza” (che la direzione generale spera possa essere tamponata nel tempo) certamente, però, non lo scoraggia: “fa il grande e il piccolo lavoro con la medesima passione” ha sottolineato il dg Mauro Lovisari. “E’ a disposizione di tutti i colleghi: quando lo chiamano lui corre, “chiude il buco” e va da un’altra parte”. E ancora: “Guzzetti è uno dei lecchesi importati, sparsi nella Lombardia, che ho voluto “portare a casa”, l’ho fortemente voluto e non mi sbagliavo”. Un apprezzamento, quello del direttore generale nei confronti del “suo” chirurgo plastico, espresso non solo a parole ma anche nei fatti: per il trattamento della piccola C. infatti è stata lasciata carta bianca al professionista, anche per quanto riguarda i costi sostenuti dall’Ao, superiori ai rimborsi che saranno riconosciuti dal sistema sanitario lombardo (basati sui drg).

Il papà della piccola C. e il dottor Luciano Beccaria

Le emorragie che hanno colpito la bimba, infatti, hanno interessato quasi completamente la fascia anteriore bilaterale di entrambe le cosce con la necrosi estesa su due superfici di pelle da 35x35 cm ognuna. E’ stata così impostata una progettualità ricostruttiva bollata come “abbastanza singolare” dallo stesso Guzzetti. Si sarebbe infatti potuto fronteggiare il problema “semplicemente” prelevando dei lembi di pelle da altre parti del corpicino della paziente ma ciò avrebbe “lasciato un deficit estetico-funzionale che non volevamo” ha sottolineato il chirurgo evidenziando come la sua “strategia alternativa” sia stata dapprima condivisa poi sostenuta da “una famiglia stupenda” che mai gli ha fatto mancare il suo appoggio fondamentale e soprattutto da una “bambina favolosa” che, nonostante l’età, ha dato una grande dimostrazione di forza che ha stupito anche i suoi stessi genitori. “Per la nostra famiglia si è trattata di un’avventura spiacevole ma che ci ha insegnato molto anche di nostra figlia” ha infatti spiegato il papà, anch’egli medico presso una struttura milanese. “Di fronte a una situazione drammatica, abbiamo trovato ogni volta e non accidentalmente l’aggancio giusto”.

La dottoressa Francesca Porra e la dottoressa Nicoletta Erba (foto di repertorio)

Come primo di una serie di cinque interventi, con altrettanti ricoveri tutti di breve durata, da tre o cinque giorni, il dottor Guzzetti ha proceduto a una profonda pulizia delle croste presentati dalla sua baby paziente. E’ seguita poi una seconda operazione per la ricostruzione del derma, la parte più profonda della pelle tramite l’utilizzo di una membrana biologica precostituita in laboratorio, utile a ricoprire anche le fasce muscolari in profondità, procedendo prima su una coscia e in un secondo momento sull’altra mentre, nel frattempo, in laboratorio veniva “coltivata” una losanga di cute (prelevata dalla paziente stessa) da applicare quale strato più superficiale, senza alcun rischio di rigetto. Posizionata quindi anche quest’ultima “lamina”, poco dopo Natale si è arrivati alla conclusione del cammino progettato da Guzzetti, un cammino in cui non sono mancate una serie quasi infinita di medicazioni, eseguite un giorno si e uno no per mesi, alla mattina presto, dal professionista stesso e dai medici che l’hanno aiutato tra i quali egli stesso non ha mancato di citare la giovanissima dottoressa Francesca Porro, specializzanda in Chirurgia Generale.

“Ci tenevamo a finire per Natale: la piccola, che è “una grande”, è così tornata all’asilo la prima settimana di gennaio. E tra me e il padre, che è anche un collega, è nata un’amicizia che proseguirà così come speciale è il legame che la bambina ha instaurato con tutti noi. Non mi resta quindi che ringraziare l’ospedale dove sto lavorando da un anno perché non è facile, appena arrivati, portare innovazione e perché non hanno fatto dei costi un problema”.  D’altro canto, come ricordato dal dg Lovisari, “un ospedale pubblico non deve guardare all’economicità dell’intervento: non abbiamo quindi guardati i costi aggregati. Sono fiero di dirigere un ospedale che agisce in questo modo”.
Sulla vicenda clinica della piccola C., sarà ora, quasi sicuramente, redatta una produzione scientifica.
Ma la miglior soddisfazione per tutti i medici, gli infermieri, il farmacista e il personale ausiliario che l’hanno conosciuta è saperla ora felice. Con riconoscenza, i suoi famigliari, hanno affidato il loro grazie alla lettera che alleghiamo in calce integralmente, il migliore “the end” per una disavventura a lieto fine.

Alice Mandelli
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