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Scritto Mercoledì 10 novembre 2010 alle 21:27

ASL: la soluzione in incontri e gruppi di auto-aiuto

È soprattutto sui giocatori a basso e ad alto rischio che l'ASL vorrebbe intervenire con attività di prevenzione. Attualmente, nel territorio lecchese, chi avesse problemi di gioco può scegliere due strade, tra loro complementari: da una parte gli incontri di psicoeducazione, dall'altra i gruppi di auto-aiuto.
La prima opzione consiste in 5 incontri, organizzati dall'ASL di Lecco, di cui i primi tre a cadenza settimanale, i successivi di follow-up dopo 2 e 6 mesi. L'obiettivo è di intervenire sul comportamento, ovvero di far smettere di giocare. Attualmente sono 73 i giocatori che si sono rivolti all'ASL, 40% in più rispetto all'anno scorso, per la maggior parte uomini (76%). L'età media è intorno ai 44 anni. La maggior parte arriva all'ASL su decisione spontanea o su indicazione di altre strutture sanitarie, è dedita al gioco con le new slot machine ed è sposata. 51 di queste persone hanno deciso di sottoporsi alla psicoeducazione. 34 hanno concluso il proprio percorso, 8 sono tutt'ora in trattamento mentre 9 hanno interrotto prima della conclusione. Tra i 34 che hanno concluso il percorso 24 dichiarano di aver smesso di giocare, 4 non hanno risposto e 6 hanno dichiarato di aver ripreso a giocare. Undici persone hanno chiesto di continuare i colloqui psicoeducativi. Su queste decisioni incidono diversi fattori: i problemi familiari, la rottura della rete sociale, i problemi di lavoro, gli aspetti economici, i problemi legali, i problemi psichiatrici e l'abuso di alcool o droghe.
L'altra possibilità di intervento sono i gruppi di auto-aiuto creati dall'associazione ASFAT, nata nel 1985 grazie al contributo del Lions Club Lecco Host per sostenere le persone con dipendenze da diverse sostanze. Vista la necessità sempre più concreta di interventi legati alla dipendenza da gioco l'ASFAT ha deciso di ampliare il proprio intervento puntando proprio sui gruppi di auto- aiuto che a Lecco non esistevano. Dopo un periodo di formazione il 23 giugno sono così nati ufficialmente i gruppi di auto- aiuto che si ritrovano un mercoledì si ed uno no dalle 21.15 alle 22.45 presso la sede dell'ASFAT di via Lamarmora a Lecco. I gruppi sono composti sia dai giocatori che dai loro famigliari. Essi sono seguiti da una psicologa, da due volontari dell'associazione che partecipano come facilitatori ed altri due che, attraverso uno specchio unidirezionale, ricoprono il ruolo di supervisori. Non ci sono tempi predefiniti ma ognuno stabilisce il proprio percorso secondo i tempi desiderati. Una volta raggiunti i propri obiettivi l'ex-giocatore può continuare a partecipare agli incontri per sostenere gli altri, secondo la logica del gruppo a tempo indeterminato. Nel corso degli incontri vengono utilizzati due strumenti specifici: la scheda di presenza e dei giorni di astinenza, con la cui compilazione parte ogni serata, e il diario che viene compilato a turno da tutti i membri del gruppo nell'intervallo tra gli incontri al fine di tenere traccia della storia del gruppo e di riflettere sui singoli incontri. Attualmente il gruppo lecchese, che si è incontrato 9 volte, ha 17 utenti. 13 sono stati inviati dal dipartimento, 1 è un ex-utente di altri servizi dell'ASFAT e 4 sono arrivati ai gruppi attraverso il passaparola. Il gruppo è costituito da 7 giocatori e 6 familiari. I giocatori, ognuno dei quali è dipendente dalle slot machine, hanno intorno ai 40 anni e sono uomini, mentre i familiari che li accompagnano in genere sono donne.
Per rispondere a queste evidenti necessità gli obiettivi dell'equipe gioco d'azzardo del dipartimento dipendenze dell'ASL sono l'ampliamento della rete territoriale sul gioco, l'avvio di azioni sperimentali di prevenzione, il coinvolgimento e la collaborazione pubblico- privato, le iniziative con gli esercenti, l'ampliamento delle offerte di cura e di formazione. Il messaggio che è emerso dal convegno è che il gioco d'azzardo è presente anche a Lecco, ma che la situazione non è così drammatica poiché, come ha affermato l'educatore del SerT Giorgio Mazzoleni "non si tratta di un problema complesso da affrontare come altre dipendenze, soprattutto se non si presenta affiancato ad altre difficoltà".
Carolina Dell'Oro
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