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Scritto Mercoledì 22 gennaio 2014 alle 16:48

Colico: il Vpo Pellegrino chiede l’assoluzione per la guardia medica accusata di omicidio colposo

Come era prevedibile, all'esito di un'istruttoria dibattimentale che ha fatto emergere posizioni non conciliabili tra il ctu dottor Castaldo e il perito di parte civile dottor Martinoni, le conclusioni rassegnate dalla pubblica accusa e dal legale che assiste la famiglia della vittima, sono state diametralmente opposte. Quest'oggi in Aula dinnanzi al dottor Gian Marco De Vincenzi, giudice monocratico, il vpo Giuseppe Pellegrino ha infatti chiesto l'assoluzione per il dottor Fausto S., guardia medica in servizio presso l'ambulatorio Asl di Colico accusato di omicidio colposo (art. 589 cp) a seguito della morte, avvenuta nel luglio 2007, di una 47enne residente in paese stroncata da una broncopolmonite poche ore dopo essere stata visitata dal professionista che le avrebbe prescritto solo un leggero ansiolitico. Il proscioglimento dell'imputato è stato domandato ai sensi del comma secondo dell'articolo 530 del codice di proceduta penale che recitata testualmente: "il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile". Svariati infatti i "dubbi" sollevati dal dottor Pellegrino nel suo breve discorso a cui ha fatto seguito l'intervento dell'avvocato Cervati, legale di parte civile che invece ha chiesto la condanna del medico, rassegnando per iscritto le sue conclusioni correlate da nota spese. "Le perplessità nascono sotto un duplice profilo" ha spiegato il vpo che, semplificando al massimo la questione, ha cercato con parole semplici di ricostruire l'intera vicenda che vede suo malgrado protagonista una donna "affetta da obesità, deficit psichico e che versa in una condizione di polmonite di cui abbiamo però solo nozione ex post". In una notte d'estate, la signora, si rivolge servizio di continuità assistenziale offerto dall'ambulatorio Asl di Colico: "è la una, viene visitata e dimessa con l'indicazione di un blando impiego di ansiolitici. Alle 9 del mattino va a fare la spesa. 24 ore dopo, a 30-36 ore dalla visita, abbiamo l'elemento della morte nel bagno dell'abitazione". Facendo riferimento alla deposizione del responsabile del servizio di guardia medica, il dottor Pellegrino ha però domandato: "un sanitario assunto in una struttura ne può modificare singolarmente la gestione?" lasciando chiaramente intendere i suoi interrogativi circa la condotta esigibile all'interno di tale ambulatorio. "Se nella logica ex post andassimo a pretendere che ci sia da parte dei sanitari assunzione di rischio per ogni possibile patologia saremmo tutelati da... nessun medico" ha poi aggiunto chiedendosi quanto effettivamente poteva essere prevedibile, al momento della visita, un decorso morte.

Ha invece puntato il dito contro la presunta "negligenza del medico" il legale di parte civile. "Sono consapevole che siamo parlando di una professione delicata ma proprio perché è delicata, impone particolare attenzione nel suo svolgimento" ha affermato. Sottolineando di non aver alcun intento giustizialista, l'avvocato Cervati ha quindi aperto il suo ragionamento ricordando ancora una volta come presso l'ambulatorio di Colico mancasse l'ormai celeberrimo "modello M", il documento su cui i medici, in altre realtà, riportano i parametri degli utenti evidenziando però come tale assenza non sollevi, a suo modo di vedere, il professionista dal rilevare tali indicatori basilari, "essenziali per capire che tipo di paziente si ha di fronte. Doveva accertarli - ha proseguito in un altro passaggio della sua arringa - per scongiurare il rischio di fare una diagnosi scorretta". Il dottor Fausto S. avrebbe poi, sempre secondo l'interpretazione dell'avvocato che assiste la famiglia della vittima, sottovalutato l'insonnia lamentata dalla 47enne, riconducendola semplicemente al suo essere paziente psichiatrica e non vedendolo dunque come un "sintomo". Anche il fatto che la donna, all'indomani della visita, sarebbe andata al mercato, non avvalla, secondo Cervati, l'imprevedibilità del decorso morte: "non possiamo in ogni caso parlare di un quadro di salute anche perché sappiamo - lo ha detto la vittima parlando al telefono con le sorelle - che aveva preso la tachipirina. La broncopolmonite era già in atto, su questo non si discute. Ci rendiamo conto che non è una questione semplice - ha poi concluso - si parte da una richiesta di archiviazione presentata dalla dottoressa Valotta ma arriviamo alla conclusione opposta". Dopo la richiesta di assoluzione avanzata dalla pubblica accusa e quella di condanna proposta dalla parte civile, il prossimo 19 marzo sarà il turno della difesa dell'imputato affidata all'avvocato Carminati con la decisione finale che passerà infine nelle mani del dottor De Vincenzi chiamato a un giudizio non certo facile e per nulla scontato.

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