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Scritto Lunedì 20 gennaio 2014 alle 08:15

Il Mandic ha diritto di avere una risonanza magnetica ''fissa''. Appello a Bergamaschi: un servizio essenziale con pochi soldi

L'unità mobile parcheggiata all'esterno del Mandic
Non una “letterina a Babbo Natale”, ormai fuori tempo massimo visto il periodo e destinata a perdersi nel mucchio di richieste. Quello che si eleva dall’Ospedale San Leopoldo Mandic di Merate è un vero e proprio appello all’assessore regionale alla Salute Mario Mantovani e al suo “braccio destro”, il direttore generale di tale ambito, dottor Walter Bergamaschi. Il presidio di via Cerri necessita di una risonanza magnetica, c’è poco da girarci intorno. Sono i numeri e le istanze che partono dai reparti ma ancora prima, anche dal territorio e quindi dai Clienti (elettori, è bene ricordarlo), a richiedere l’installazione presso il nosocomio meratese di un apparecchio fisso in sostituzione del “carrozzone” mobile, attualmente messo a disposizione di medici e pazienti una sola volta la settimana. Nel 2014, infatti, una struttura di medie dimensioni come il Mandic, con oltre 330 posti letto attivi e una media annua di circa 10.000 dimessi, non può vedere la propria attività e dunque le proprie prestazioni nonché il proprio grado di appropriatezza nelle cure, limitato dalla mancanza di uno strumento diagnostico che potrebbe servire, per “investigare” un’elevata casistica di patologie, a tutte le specialità, dalla chirurgia alla neurologia, dall’ortopedia alla cardiologia passando per la ginecologia, l’otorinolaringoiatria e la medicina generale. Lo sa bene il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera della Provincia di Lecco “tornato alla carica” in Regione per vedersi riconosciuto quello che appare sempre più un “diritto” degli utenti della struttura
Il dg Mauro Lovisari, l'assessore regionale Mario Mantovani
e il direttore generale della Sanità Walter Bergamaschi
meratese. In un recente incontro con l’assessore Mantovani, Mauro Lovisari, sembrerebbe essere riuscito a strappare al numero uno della Sanità lombarda l’impegno per procedere “nel più breve termine” alla sottoscrizione della delibera che autorizzi la “novità” che il Mandic attende ormai da anni (basti pensare agli sforzi messi in atto a suo tempo, su questo fronte, senza ottenere, purtroppo, il risultato sperato, già dal dottor Caltagirone). Alle promesse è però ora necessario che seguano i fatti: non saranno infatti le parole a ridurre i disagi attualmente patiti dai pazienti di Merate che, spesso anche in situazioni non certo ottimali, devo essere “spediti” a Lecco per poter usufruire di un servizio, ormai basilare, di cui il nosocomio cittadino è volutamente lasciato sprovvisto. Ed è qui che deve giocare la sua parte, da Direttore del “traffico dei finanziamenti”, il dottor Bergamaschi. Come andremo a spiegare (ma questo il diretto interessato già lo sa), tra l’altro, la cifra da mettere sul banco sarebbe davvero irrisoria al netto del rapporto tra i costi emergenti e i costi cessanti. Ma andiamo con ordine.
Attualmente il Mandic può usufruire “in loco”, un giorno la settimana, della presenza di una unità mobile: un camion, per dirla con un’espressione semplice, parcheggiato nei pressi del pronto soccorso, sul quale vengono caricati, non senza difficoltà e indipendentemente dalle condizioni meteo, i pazienti che necessitano di essere sottoposti a risonanza magnetica. Si tratta, per lo più, di utenti ambulatoriali programmati in quanto, da degenti, bisogna essere fortunati a necessitare di una Rmn il giorno in cui c’è effettivamente a disposizione il “carrozzone” fornito da una ditta esterna con cui è stato stipulato un contratto di service da 221.000€ annui. Non stupisce dunque che nel 2012 (ultimo anno di cui si hanno i dati definitivi) ben 108 pazienti di Merate siano stati trasportati al Manzoni di Lecco (in ambulanza e con l’assistenza spesso un infermiere del Mandic in caso di  spostamento  di persone instabili) per effettuare l’esame diagnostico (33 dei quali etichettati come “pazienti neurologici”). Il tutto ovviamente con i relativi costi quantificati in 5.000€ per il solo andare avanti e indietro.
Il San Leopoldo Mandic

Sul mezzo mobile, quindi, sempre nel 2012 sono stati effettuati presso la struttura meratese solo 391 Rmn per pazienti ricoverati,  789 esami per utenti ambulatoriali e appena 10 accertamenti “in urgenza” richiesti dal pronto soccorso (dato, quest’ultimo, quasi impalpabile per prestazioni  che si confermano effettivamente occasionali in quanto solo in quelle pochissime circostanze l’esigenza dei medici ha trovato la disponibilità del mezzo).
Come facilmente immaginabile, la mancanza dell’apparecchiatura fissa a Merate fa anche dilatare i tempi d’attesa: è stato calcolato che i ricoverati al Mandic aspettano mediamente due giorni in più, per essere sottoposti a risonanza magnetica, rispetto ai Clienti del Manzoni con allungamento dunque della degenza e delle relative spese sostenute dal sistema sanitario: + 500.000€!
Fisiologica, a questo punto, la “migrazione” di potenziali utenti in elezione (programmati) verso altri lidi e quindi  verso quelle strutture ospedaliere dotate di Rmn quali, giusto per fare qualche esempio in zona,  Vimercate, Erba o Monza ma anche verso i privati accreditati della nostra stessa provincia. L’installazione dunque di una macchina a Merate, in servizio 5 giorni la settimana, potrebbe soddisfare una buona fetta delle richieste che l’Azienda ospedaliera non riesce ora a evadere e  portare quindi un volume di attività pari a 4.000 – 4.500 esami l’anno di cui circa un migliaio per ricoverati.  Nel 2012, infatti, complessivamente, i cittadini del distretto di Merate, si sono sottoposti a 10.064 risonanze:  minima la percentuale servita da Mandic e Manzoni;  1.333 le prestazioni erogate da privati “religiosi” della provincia di Lecco;  2.351 da istituti non religiosi ma esterni all’Ao lecchese;  1.245 da strutture pubbliche della provincia di Monza e Brianza a cui si aggiungono altri 2.154 esami effettuati da privati del medesimo territorio; 1.025 nella bergamasca… Una vera “emorragia” quindi.
Senza dimenticare poi che la Rmn meratese potrebbe garantire il back up per le giornate in cui è fuori uso l’analoga strumentazione lecchese (come capitato di recente, con la direzione sanitaria costretta a farsi prestare un’ulteriore unità mobile per evitare di privare l’intera azienda della possibilità di svolgere questo tipo  di esame diagnostico, oggigiorno essenziale).
Benefici, quelli appena descritti, che richiederebbero a Regione Lombardia uno sforzo aggiuntivo, in termini economici, di appena 74.000 euro. Il costo del service per l’ottenimento della nuova risonanza fissa è infatti stato stimato in 800.000 euro l’anno. Si risparmierebbero però, contestualmente, con questa soluzione, i 5.000 euro attualmente spesi per i trasporti Merate-Lecco-Merate, i 500.000 euro legati al prolungamento della degenza e i 221.000 euro oggi necessari per l’affitto del mezzo mobile.
Ognuno tragga le sue conclusioni. E qualche politico del territorio quantomeno si incazzi.
Alice Mandelli
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