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Scritto Venerdì 17 gennaio 2014 alle 19:07

Lecco: condannato a 20 gg il disabile in carrozzina che fermò un bus sprovvisto di pedana e causò ''interruzione di pubblico servizio''

È stato condannato dal giudice Maria Chiara Arrighi a 20 giorni di reclusione, pena sospesa, per interruzione di pubblico servizio (art. 340 CP) a fronte di una richiesta di tre mesi di reclusione avanzata dal VPO Pietro Bassi. La vicenda di Tarik Batal risale al 12 giugno 2010 quando, impossibilitato a salire su ben due autobus, privi di pedana per disabili (l'imputato, infatti, è costretto sulla sedia a rotelle a seguito di un incidente stradale, ndr), ferma il terzo chiedendo all'autista di chiamare la centrale e inviare un mezzo idoneo. Un'interruzione che, però, gli costa una denuncia con la successiva condanna, giunta questa mattina.
In aula prima del pronunciamento della sentenza è comparso il padre del giovane che ha ricostruito l'accaduto alla presenza di un interprete.
Per sottoporsi alle cure presso l'ospedale Manzoni di Lecco, Tarik era solito partire dalla sua casa di Rossino di Calolzio e con i mezzi pubblici (due diversi) raggiungere il presidio. Qui, terminate le terapie, risaliva sul pullman e faceva rientro a casa. Un viaggio che, tra andata e ritorno, al netto della permanenza in ospedale, gli occupava tra le 2 e le 3 ore, spesso faticose e dolorose per via della difficoltà a districarsi con la sedia a rotelle su e giù dai mezzi e lungo le strade, piene di ostacoli per un disabile.
Quel giorno, accompagnato dal padre, si trovava nei pressi della fermata del bus e per ben due volte aveva dovuto rinunciare a salire sul mezzo in quanto privo di pedana apposita per le carrozzelle. All'arrivo del terzo mezzo, anche questo sprovvisto del "montacarichi", Tarik si era avvicinato alle porte e aveva chiesto all'autista di scendere. Una volta presi contatti con il conducente, il giovane lo aveva pregato di chiamare la centrale per inviare un pullman adatto ai disabili, così da consentirgli la salita a bordo e il ritorno a casa.
Invece del bus, però, la centrale aveva avvertito la polizia locale che era giunta sul posto e, trovato intralcio al traffico per via del mezzo fermo, aveva denunciato il giovane per interruzione di pubblico servizio.
L'imputato si era sempre difeso sostenendo di non avere volontariamente fermato il mezzo, ma solo di aver richiesto un aiuto all'autista per chiamare la sede e mandare un veicolo idoneo al trasporto delle carrozzine. Richiesta questa che avrebbe impedito al pullman di proseguire la sua corsa, configurandosi così a detta del magistrato giudicante, che tuttavia ha applicato, sospendendo, una pena minima, il reato di interruzione di pubblico servizio.
L'avvocato Giuseppe De Stefano aveva chiesto per il suo assistito l'assoluzione con formula piena "In che mondo siamo? Una persona disabile non può chiedere informazioni? Non credo che il tempo fatto perdere sia da configurarsi come tempo inutile. Una persona che ha delle difficoltà ha diritto ad avere delle risposte. Siamo in presenza di un obbligo morale anzitutto e poi di un obbligo, a mio parere, in quanto l'autista in quel momento era un esercente di pubblico servizio. La mia posizione è che il reato non sussiste, per via della tempistica limitata durante la quale si sono svolti i fatti e per la mancanza di volontà del mio assistito a interrompere il servizio di trasporto".


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