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Scritto Sabato 06 novembre 2010 alle 18:07

Manzoni: L'uomo che curava le donne

Come è nato il progetto di scrivere un romanzo sulla vita di Sorano, uno dei più grandi medici dell'antichità, nato a Efeso nel 90 d.C. e autore di quello che è considerato il primo trattato di ginecologia nella storia della medicina, Le malattie delle donne? Romano Forleo (autorevole specialista in Ostetricia e Ginecologia, ma anche docente universitario, pubblicista e per un certo periodo anche senatore della Repubblica) lo spiega con queste parole: "Io ho camminato a lungo al suo fianco, accantonando per ora il compito, che inizialmente mi ero prefisso, di elaborare un commento critico dell'opera di Sorano alla luce della moderna ostetricia, per lasciarmi invece sedurre dall'affascinante progetto di reinventare una vita -- la sua vita -- che doveva essere stata piuttosto avventurosa". Nato ad Efeso e trasferitosi ad Alessandria d'Egitto per compiere il suo apprendistato come medico, Sorano si trasferisce poi nella Roma imperiale di Traiano e Adriano, dove vive dal 120 al 150, fondando e dirigendo la prima scuola di medicae, cioè di ostetriche. Se la ricostruzione del percorso biografico del protagonista è quindi frutto della fantasia dell'autore, la descrizione delle tre città in cui visse Sorano, delle consuetudini e dell'attività politica nell'Impero romano deriva invece da accurate ricerche storiche, così come gli strumenti chirurgici, i farmaci e gli atti medici citati sono ripresi dal trattato del medico efesino, che descrive in prima persona la propria esperienza. L'importanza dell'opera di Sorano è riconosciuta già nel Medioevo: circola nelle prime università come preziosa fonte di studio tra i medici-filosofi, tra i quali, si ipotizza, abbia fatto riferimento anche il vescovo domenicano Alberto Magno, sommo filosofo e teologo, maestro di Tommaso d'Aquino, quando scrive a metà del XIII secolo il trattato di ginecologia De secretis mulierum, indagando sull'origine della vita e i misteri della gravidanza. Il trattato di Sorano viene però "epurato" da una sorta di censura ad opera degli amanuensi degli scriptoria monastici, a causa di alcuni capitoli sulla contraccezione e sull'aborto, finché è riscoperto a metà dell'Ottocento da un giovane studioso tedesco. Friedrich Reinhold Dietz scova infatti nella Biblioteca Reale di Parigi il testo integrale di Le malattie delle donne, che si premura di tradurre in tedesco; a causa della sua morte prematura, il lavoro di traduzione e la pubblicazione nel 1838 sono completate dall'eminente grecista Ermerins. Negli anni novanta è apparsa un'eccellente edizione critica con traduzione francese a fronte del testo greco e un ampio commento, che ci consente di ammirare l'alto livello culturale di questo grande medico del passato.
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