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Scritto Lunedì 02 dicembre 2013 alle 19:49

Garlate: vittima e ''stalker'', i loro padri a confronto in aula. Sentenza il 17 febbraio

“Ho visto i segni sul viso di mia figlia, sapevo che veniva maltrattata. Conoscevo il suo dramma, per lei quegli anni sono stati un inferno”. A raccontare in Tribunale nella mattinata odierna quello che sua figlia ha subito dal suo ex compagno è stato un garlatese classe 1962 chiamato a testimoniare nell’ambito del processo per “atti persecutori” (articolo 612 bis del codice penale) a carico di un lecchese classe 1977 ora agli arresti domiciliari nella casa dei genitori. Un altro padre, quello dell’imputato, ha reso una testimonianza ben diversa sulla condotta dell’uomo, protagonista dell’ennesimo episodio di violenza nei confronti dell’ex fidanzata lo scorso 15 ottobre. Sarebbe lui la “vittima” di una donna bugiarda e violenta, tanto da avergli rotto una mano. I fatti per cui un 36enne è a processo si sono verificati a Lecco e Garlate tra il 2008 e il 2009, ma la storia “travagliata” tra i due ha avuto inizio nel 2001 e quattro anni fa, come spiegato in aula dal padre della ragazza, dalla loro unione è nata una bambina. “Gli episodi sono numerosi, ricordo quando mia figlia mi ha chiamato dal lungolago perché era in difficoltà con lui. L’ho raggiunta e lui non la lasciava andare, diceva “lei è mia”. Un’altra volta mi ha raccontato che era stata minacciata con un collo di bottiglia rotto. Anche io ero coinvolto, lui mi mandava sms e mi chiamava sul cellulare a tutte le ore, dicendo che mia figlia faceva pompini, che le piaceva ingoiare e altre espressioni volgari e ingiurie nei suoi confronti. Questo tra il 2008 e il 2011, ho dovuto cambiare tessera telefonica. Veniva a casa nostra a Garlate e tirava giù la corrente, ha scritto sulla casella della posta e sulla ringhiera fuori casa “Gliela farò pagare”. L’ha maltrattata in ogni modo, anche se cercava di nascondere tutto quello che succedeva vedevo i lividi e i segni che le lasciava sul volto”. Una ordinanza di restrizione nei suoi confronti, con il divieto di recarsi a Garlate, non lo aveva fermato tanto che il 15 settembre 2008 l’imputato ha aggredito l’ex compagna nel sottopasso del paese. Un fatto confermato nuovamente in aula da parte di una testimone che non conosceva i due, ma che ha sentito le urla e gli insulti e chiamato le forze dell’ordine. “Ogni persona per lui era una minaccia, qualcuno che poteva allontanarla da lui” ha spiegato una giovane che ha lavorato con la donna per qualche mese, venendo a sapere dalle sue parole e dai segni sul suo viso il suo dramma. L’ex compagna del lecchese è stata invece descritta come bugiarda e manipolatrice dal padre dell’uomo. “Il loro non era un rapporto tranquillo, lei voleva spuntarla sempre con lui. Lo istigava a certi comportamenti nei nostri confronti, io e mia moglie non la volevamo in casa nostra, ma doveva venire per prendere la bambina”. Il padre ha negato quanto affermato in una deposizione alle forze dell’ordine su un episodio avvenuto a Lecco nel 2009. “Sono arrivato dopo i fatti e ho sentito mio figlio dare del pagliaccio agli agenti, ma non minacciare lei. Si sentivano tutti i giorni, lei chiamava e mandava sms in continuazione. Lei gli ha anche rotto una mano, ha dovuto mettere il gesso per 6 mesi. Gli ho detto di denunciarla, ma non lo ha voluto fare”. Il prossimo 17 febbraio sarà emessa la sentenza a carico del giovane.
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