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Scritto Giovedì 28 novembre 2013 alle 18:41

Merate dovrà tornare al ruolo di capofila dei Comuni del territorio. Ma è necessario che la politica di partito faccia un passo indietro

Aldo Castelli, fondatore e capogruppo di Merate Futura, ha rievocato mercoledì sera durante la seduta del Consiglio comunale, la legislatura di Mario Gallina (1990-1995) citando uno dei momenti più elevati di quel quinquennio: la scelta di dotare il territorio della Brianza sud-orientale di un Comando di Compagnia Carabinieri addossando alla città la gran parte del relativo costo e suddividendo il restante tra numerosi altri comuni aggregati dal sindaco Gallina - e da Castelli che ne era il vice - attorno a quell'impegnativo progetto. Uno dei tanto che hanno visto, e sottolineato, l'indiscutibile ruolo di Merate come capofila della trentina di comuni del sud della provincia nonché seconda città del lecchese. Un ruolo che è andato appannandosi già durante la legislatura di Giovanni Battista Albani che pure era uno dei leader del centrosinistra, area di appartenenza della gran parte delle maggioranze comunali del territorio. Albani, forse per spirito di partito, di fatto non aveva avuto voce in capitolo nella costituzione di Lario reti, la holding che gestisce i servizi gas, energia e, indirettamente, acqua ed anzi si era visto sfilare Ecosystem gas per 20mila euro, dando ascolto all'allora presidente della Srl Vittorio Formenti che, non casualmente, si è poi ritrovato di volta in volta in organismi direttivi della Holding o delle collegate. L'arrivo della giunta di centrodestra, guidata dal leghista - notoriamente spigoloso - Andrea Robbiani ha reso ancor più evidente la perdita di centralità di Merate che, anzi, sui temi principali finisce regolarmente sconfitta. Ma  è una sconfitta meritata? E soprattutto la vittoria degli altri  è ragionata o è frutto di una pedissequa obbedienza al partito, ovvero al PD? Ognuno ha le proprie idee, naturalmente. Ma un paio di vicende ci sembrano emblematiche di come il Partito Democratico, e solo questo, riesca ancora ad esercitare una pressione determinante nelle decisioni dei singoli comuni governati da maggioranze di centrosinistra. Il caso del ciclo idrico è esemplare. Lo stesso Paolo Strina, intelligente e abile sindaco di Osnago, si mostra sempre più perplesso rispetto al pasticcio che si è venuto a creare in questi ultimi due anni, tanto da arrivare ad astenersi sulla nomina di Vittorio Proserpio a amministratore unico di Lario Reti. Si badi bene che, in precedenza la Holding era quanto meno governata da un Consiglio di Amministrazione di cui Proserpio era il presidente. Da piiù  parti gli si chiedeva un passo indietro dopo aver fondato la società pubblica e averne indirizzato ogni pur piccolo passo. E invece? Invece si è fatto l'esatto contrario, sopprimendo il CdA e dando al presidente uscente la carica di Amministratore unico. In cambio è stato deciso un lauto dividendo a esercizio ancora in corso. Pratica assurda che fa il paio con l'iscrizione a bilancio di Idrolario di crediti per conguagli dell'anno precedente mai annunciati alla clientela nonostante il parere contrario di CdA e collegio sindacale della società idrica. Giusto per non farsi mancare nulla il PD che dirige le manovre davanti alle quinte per mettere le mani su tutte le aziende pubbliche ha favorito la sostituzione del CdA di Idrolario con un Amministratore unico, Lelio Cavallier, esperto di procedure fallimentari che, come primo atto di amministratore anziché tentare di rilanciare l'azienda ne ha chiesto la chiusura per le difficoltà finanziarie create non già dal CdA precedente ma dalle scelte dei soci, indubitabilmente condizionate da Lario Reti. Contro tutto questo Merate si è battuta e si batte quasi in solitudine con l'appoggio di pochi altri comuni. Nonostante Idrolario sia di interesse rilevante per i meratesi tutti o quasi i sindaci della zona si sono schierati col primo cittadino di Lecco contro quello di Merate. Impossibile non vedere la "mano" della politica in una vicenda che, per quanto complessa (e ciò giustifica qualche mano alzata dopo opportuna occhiataccia da parte del "regista")  è squisitamente tecnica.
Meno sola, ma pur sempre in minoranza, Merate lo è anche nel nuovo contenzioso che investe Retesalute (un'idea dei primi anni duemila quando, giustappunto la città era davvero capofila) e più precisamente la decisione di assumere una ventina di educatori anziché ricorrere alle cooperative per consentire all'azienda speciale pubblica maggiore flessibilità nell'uso delle risorse umane. La spaccatura  è anche all'interno della maggioranza Pdl-Lega che governa Merate in quanto Tomalino, membro del CdA di Retesalute, è schierato con il presidente dell'ASP Alessandro Salvioni. Ma la Giunta  è compatta dietro Emilio Zanmarchi che ha ingaggiato un confronto duro contro la linea Salvioni, presumibilmente condivisa anche dall'assessore provinciale ai servizi sociali Antonio Conrater (anche lui di centrodestra). Zanmarchi ha ottenuto l'importante appoggio di Antonio Colombo, sindaco di centrosinistra di Casatenovo. Ma ancora una volta i comuni del distretto si sono schierati contro la città capofila, ritenendo superflua persino la verifica presso la Corte dei Conti di eventuali controindicazioni nella decisione di procedere all'assunzione stabile del personale. Eppure è impensabile che Zanmarchi, come Robbiani, agiscano contro gli interessi del distretto. Nella vicenda idrica ci pare di assoluta evidenza che il Sindaco di Merate agisce a difesa delle ragioni del territorio. Ma anche in questo caso ci pare che consentire a Retesalute di operare esternalizzando i servizi, a parità di costi, assicurerebbe all'azienda maggiore elasticità e migliore possibilità di gestire i servizi conferiti dalla Provincia nonché di competere con Lecco in caso di un unico piano di zona, quindi con un unico gestore. E' una tesi, valida come un'altra, naturalmente. Ma resta il fatto che Merate non riesce a trovare un'intesa neppure con i comuni confinanti e questi non riconoscono il ruolo della città che pure ha dotato a proprie spese il territorio di strutture importanti come, uno per tutti, il distaccamento dei vigili del fuoco. La legislatura volge al termine e per Robbiani il tempo  per "legare" con i colleghi  è ormai scaduto. Ma il prossimo sindaco di Merate dovrà mettere in cima alla lista delle cose da fare la ripresa del dialogo con i colleghi del circondario per rappresentare in maniera unitaria le ragioni del territorio. La necessità di andare verso associazioni, unioni, fusioni è sempre più pressante. E' un processo inarrestabile e inevitabile. Merate deve essere coordinatore di questo processo proponendo anche soluzioni rivoluzionarie che, senza abolire le municipalità, spazzino via i campanili per razionalizzare e ottimizzare la gestione dei servizi pubblici. E' una sfida da raccogliere. Che deve andare ben oltre il senso di appartenenza a questo o a quel partito.
Claudio Brambilla
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