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Scritto Sabato 16 novembre 2013 alle 08:48

Lecco: ciclo cardiovascolare, la parola al nefrologo. 'Interconnessione cuore - reni'

“Cura il tuo cuore per curare i tuoi reni e cura i tuoi reni per curare il tuo cuore”. Questo il messaggio in chiusura del penultimo incontro di prevenzione, promosso dal dipartimento cardiovascolare dell'azienda ospedaliera, dedicato a cuore e rene. Sembrerebbe un messaggio semplicistico, ma è in realtà spia della natura bidirezionale dell'interazione cuore- rene, messa in luce nei suoi diversi aspetti dal dottor Pierfranco Ravizza, responsabile di cardiologia riabilitativa del Manzoni e ormai padrone di casa delle serate e dal dottor Vincenzo La Milia del reparto di Nefrologia e Dialisi dell'ospedale di Lecco.
“Il rene contiene circa 90 Km di sottili tubi filtranti, attraversati da 3600 litri di sangue al giorno. Nel rene avviene la filtrazione delle sostanze da eliminare ed è quest'organo il principale effettore di alcuni dei farmaci più importanti per il trattamento delle malattie cardiovascolari, come diuretici, aceinibitori e sartanidi. Il buon funzionamento del rene incide sulla cura cardiovascolare”.

Il dottor Vincenzo La Milia e il dottor Pierfranco Ravizza


L'interconnessione tra cuore e reni è funzionale: quando uno dei due non funziona, l'altro ne risente.
“Se il rene non funziona, ciò può dar luogo a malattie cardiache, innescando fattori di rischio per infarto e scompenso. Se non funziona, l'acqua non viene eliminata e il cuore pompa a fatica” ha spiegato La Milia. “L'acqua non tende ad accumularsi a meno che non vi sia un eccesso di sale”.
E sul sale l'imperativo è categorico: va usato con molta moderazione e ne va evitato l'uso per condire preferendo olio di oliva e spezie; bocciati soprattutto i salatini, ma anche dado da cucina e scatolame e il cloruro di potassio, nocivo in caso di insufficienza renale.
“Il sale è il principale nemico di cuore e reni, riesce a provocare danni diretti a livello dei vasi sanguigni e innalza la pressione arteriosa, determinando spesso l'ipertensione che è un grande fattore di rischio per l'infarto del miocardio, l'ictus, l'insufficienza renale e cardiaca” ha ripreso il nefrologo. “Alcune forme di ipertensione arteriosa sono sodio sensibili, dovute alle cattive abitudini alimentari e spesso la riduzione di sale nella dieta riporta alla normalità la situazione; altre forme di ipertensione non sono dovute, però, all'eccesso di sale, ma al restringimento di un'arteria renale o a cause ormonali. Mentre circa l'80% sono di tipo idiopatico, cioè non se ne conoscono le cause”.

In tutti i casi l'ipertensione arteriosa va curata perché danneggia cuore e reni. Tra i principi di terapia ci sono norme quali una dieta iposodica (poverissima di salumi, formaggi stagionati, salatini), una regolare attività fisica, un dimagrimento in caso di sovrappeso o obesità, niente fumo di sigaretta e no all'abuso di liquirizia, la cui ingestione tende a far aumentare la pressione. Oltre a questi, può servire una terapia farmacologica con diuretici, beta-bloccanti, calcio-antagonisti o ACE- inibitori.
Un'altra correlazione pericolosa tra questi organi è lo scompenso cardiaco da insufficienza cardiaca, dovuto alla ritenzione idro-salinica che si associa al funzionamento del rene. “Se il cuore pompa male (per effetto dello scompenso)arriva una scarsa quantità di sangue al rene che tenta di preservare i liquidi attraverso la ritenzione innescando un circolo vizioso. I sintomi dello scompenso cardiaco sono fiatone e edemi, gambe gonfie” ha continuato La Milia. “A volte lo scompenso cardiaco provoca l'insufficienza renale, innescando la sindrome cardio-renale che interessa negli USA quasi 6 milioni di soggetti con una mortalità di 200.000 persone ogni anno. In Italia la sindrome interessa un milione di persone ed ha un incidenza di 170.000 nuovi pazienti ogni anno. In questa sindrome l'insufficienza acuta o cronica in uno dei due organi può indurre acutamente o cronicamente l'insufficienza dell'altro organo”.
Il soggetto scompensato deve aver cura di: pesarsi tutte le mattine per verificare che non vi siano rapidi aumenti di peso, segnale di accumulo dei liquidi, ridurre il sale e fare attenzione alle quantità di liquidi da assumere.
“L'insufficienza renale si manifesta per gradi: da quasi 50 anni il rene artificiale permette di depurare il sangue e assicura una speranza di vita dei soggetti in dialisi di anche 30-35 anni” ha concluso il professionsta. “L'obiettivo del nefrologo è fare prevenzione perché non si arrivi allo stadio del rene artificiale”
Per prevenire l'insufficienza renale, le linee guida di routine sono uguali a quelle preventive dell'ipertensione arteriosa mentre la terapia farmacologica per rallentarne la progressione si avvale degli ACE-inibitori.
La prevenzione rimane l'asso nella manica per disinnescare i pericoli dell'interazione tra cuore e reni.
V.M.
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