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Scritto Venerdì 15 novembre 2013 alle 19:26

Abbadia: Aicha interrogata in carcere, la sua ''verità'' sulla tragica morte di Nicolò

Uno stato depressivo sviluppatosi dopo la seconda gravidanza, l'impegno di due figli piccoli da accudire e la lontananza della propria famiglia di origine, unito alla gelosia nei confronti del marito e al fatto che qualcuno in rete si sarebbe preso gioco di lei. E poi le voci che quella sera l'hanno spinta a ferire a morte il suo primogenito con una lama acuminata, di fronte agli occhi del marito e della figlia di 10 mesi. Aicha Christine Eulodie Coulibaly, la 25 enne di Abbadia Lariana che il 25 ottobre ha ucciso il figlio Nicolò di quasi tre anni nell'abitazione di famiglia, ha raccontato la "sua" verità su quella notte e sulla sua condizione personale. È durato 4 ore l'interrogatorio svoltosi oggi, venerdì 15 novembre, nel carcere di Como dove si trova in regime di isolamento. Di fronte al suo avvocato difensore Sonia Bova, al pubblico ministero Cinzia Citterio e in presenza del sottotenente Simone Scafuri che quella tragica notte era intervenuto nella sua abitazione, ha reso le sue dichiarazioni. Per Aicha la prossima settimana si apriranno le porte di un ospedale psichiatrico fuori Provincia, un luogo ritenuto più adatto per la sua condizione. La donna originaria della Costa D'Avorio, che durante l'interrogatorio di garanzia in Tribunale a Lecco si era avvalsa della facoltà di non rispondere, ha chiesto di essere ascoltata ripetendo di fronte al pubblico ministero alcune delle dichiarazioni già espresse in carcere in precedenza, con l'aggiunta della ricostruzione di quei terribili fatti in base alle domande del pubblico ministero. "Aicha ha spiegato nuovamente di essersi sentita depressa a partire dalla seconda gravidanza, la sua famiglia di origine era lontana e per la maggior parte del tempo accudiva da sola i due figli, seppur con il supporto della famiglia di lui" ha spiegato l'avvocato Sonia Bova. "Nei tre giorni precedenti il delitto ha chiamato sua madre in Africa per descriverle il suo malessere. Riceveva messaggi sul suo profilo social network che sembravano puntare a disturbarla proprio su questa situazione, e nonostante il cambio di profilo, le molestie verbali erano continuate. Sua madre ha inviato a me uno scritto in cui descrive il contenuto di quelle telefonate, e in caso si vada a dibattimento sarà ascoltata come testimone". Aicha ha ricostruito i fatti di quella sera, quando ha fatto addormentare Nicolò al piano di sopra mentre Stefano era di sotto con la bimba. Tornata dal marito, avrebbe voluto discutere con lui dei suoi problemi ma qualcosa non è andato per il verso giusto, e la voce nella sua testa l'ha spinta a prendere il piccolo e portarlo al piano inferiore per ucciderlo. "In alcuni momenti sembra non comprendere davvero cosa sia accaduto, dice che vuole tornare dalla sua famiglia" ha spiegato l'avvocato. "In altri si dispera, o reagisce in maniera non consona a quello che le viene detto. Per questo ho chiesto l'incidente probatorio per effettuare una perizia psichiatrica su di lei". Solo dopo potrà aprirsi il processo a suo carico, con rito abbreviato a Lecco o con dibattimento, presso la Corte d'Assise di Como.



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R.R.
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