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Scritto Mercoledì 13 novembre 2013 alle 17:40

Colico: guardia medica a processo, in aula il confronto tra i periti. Sentenza rinviata al ‘14

Si è chiusa quest'oggi l'istruttoria del procedimento penale per la morte, avvenuta nel luglio del 2007, di una donna 47enne residente a Colico. Il prossimo 22 gennaio, le parti saranno così chiamate a rassegnare le proprie conclusioni e successivamente al dottor Gianmarco De Vincenzi toccherà il non facile compito di pronunciarsi nei confronti del dottor F. S., al tempo dei fatti guardia medica presso l'ambulatorio Asl di Colico, unico imputato per l'improvvisa scomparsa della signora che egli aveva visitato soltanto poche ore prima del decesso, in orario notturno, quando la stessa si era presentata nello studio lamentando insonnia. Come dicevamo, al giudice monocratico del Foro lariano toccherà un compito particolarmente delicato in quanto nemmeno il confronto tra il perito nominato dal Tribunale e i consulenti scelti dal pm, andato in scena quest'oggi in Aula, ha aiutato a tracciare un quadro sgombro da "dubbi interpretativi".
Primo a prendere la parola, dinnanzi all'accusa, sostenuta quest'oggi dal dottor Figini, alla difesa rappresentata dall'avvocato Carminati e al legale di parte civile Cervati, è stato il ctu, dottor Castaldo, "interrogato" direttamente dal collega Tricomi, consulente incaricato a suo tempo dal pm Rosa Valotta, (titolare originariamente del fascicolo).  Il perito ha ricordato come, a suo avviso, la donna sia spirata a seguito delle complicanze cardiache generate da una broncopolmonite. Nello specifico, la signora, sarebbe stata vittima di una "morte improvvisa per defiance cardiaca" e non per m.o.f. (multi organ failure).
"Se la paziente fosse stata visitata sarebbe stato possibile diagnosticare la polmonite in atto?" ha domandato il pm.  "Non è detto" la risposta di Castaldo il quale ha specificato come, a suo dire, "la percezione soggettiva della patologia forse non c'era" ricordando come, da quanto a sua conoscenza, la 47enne, affetta anche da malattia psichiatrica, non avrebbe riferito al medico di avere la febbre e, per di più, il giorno successivo alla visita notturna, si sarebbe recata anche a fare la spesa a un chilometro da casa. Il primo elemento è stato però "contestato" dal dottor Figini che ha sottolineato come, nelle annotazioni della guardia medica, "l'unico dato riportato è che la paziente ha lamentato l'insonnia" e che non vi siano "prove" per sostenere che ella non abbia riferito al medico di sentirsi febbricitante. Il secondo è stato messo in dubbio dall'avvocato di parte civile. A parlare infatti della visita al supermercato compiuta dalla scomparsa, è stata la sorella che però non è stata in grado di ricordare se tale circostanza fosse avvenuta il giorno stesso del decesso o quello precedente.
"Una paziente che arriva in ambulatorio di notte, avrebbe meritato più attenzione" si è spinto a sostenere il dottor Tricomi supportato anche dal collega Martinoni che ha ribadito, come già fatto in sede di escussione, come "il problema non è se la visita medica avrebbe permesso o meno di diagnosticare la polmonite" in quanto i "segni clinici hanno un valore predittivo basso" ma in ogni caso, quando un paziente si rivolge ad un servizio di continuità assistenziale come la guardia medica o va al ps, sarebbe quantomeno necessario "raccogliere i segni vitali convenzionali", cosa che l'imputato non avrebbe fatto compiendo dunque "una inadempienza che non ha tutelato nemmeno il medico". Si è così tornati a focalizzare l'attenzione sulla mancanza del così detto "modello M", una scheda in cui l'operatore, a detta dei consulenti, avrebbe dovuto raccogliere i parametri della paziente, trattenendo la matrice e consegnando una copia alla donna. Tale "modello M" non sarebbe stato però fornito dall'Asl al personale della Guardia medica di Colico, come riferito dal dottor Castaldo che ha dichiarato che l'imputato, a suo avviso, "non era messo nelle condizioni migliori per lavorare", non avendo, per esempio a disposizione, non solo quel documento ma anche il glucotest. Egli, chiedendosi anche se l'Azienda sanitaria abbia correttamente formato i suoi operatori, ha però ribadito come non ritenga che il medico abbia "assunto una condotta omissiva" a cui potrebbe essere imputato poi il decesso della donna, la cui insonnia, trattandosi anche di una paziente psichiatrica, poteva essere ricondotta ad una reazione ansiosa come diagnosticato dalla guardia medica.
Il prossimo 22 gennaio, il "verdetto".


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