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Scritto Giovedì 31 ottobre 2013 alle 18:22

Paderno, omicidio Caroppa: chiesto l’ergastolo per Pirrotta, quale presunto mandante. Il delitto 'efferato e premeditato'

Santo Valerio Pirrotta
"I tre imputati hanno agito con una lucida volontà criminale. Hanno ucciso non solo un giovane padre, ma anche i sogni di una bambina di 5 anni e la speranza di una donna di rifarsi una vita. La loro è stata una violenza gratuita, ingiusta, brutale e disumana. Hanno calpestato il valore della vita e della convivenza sociale". Con queste dure parole giunte al termine della sua requisitoria presso il tribunale di Como nella mattinata di oggi, giovedì 31 ottobre, il pubblico ministero Rosa Valotta ha chiesto per Santo Valerio Pirrotta, presunto mandante dell'omicidio del padernese Antonio Caroppa, la pena dell'ergastolo e dell'isolamento diurno per 6 mesi. Essa in aula ha ricostruito i passaggi fondamentali di quella tragica sera del 10 maggio 2012, quando la vittima è rimasta uccisa nel box di casa con un colpo di pistola alla gola. Richiamando i tabulati telefonici emersi durante le indagini, i risultati del Ris di Parma intervenuto sul luogo del delitto, l'esame autoptico e le intercettazioni ambientali registrate in carcere, il pubblico ministero ha evidenziato come la "spedizione" di Valerio Pirrotta e dei cugini Tiziana Molteni e Fabio Citterio - condannati a 30 anni di reclusione presso il Tribunale di Lecco - non fosse a scopo intimidatorio ma volta ad uccidere, studiata nei minimi dettagli e premeditata. Il "tatuaggio" (segno circolare lasciato dall'ustione dello sparo sul collo di Caroppa) e la mancanza di segni di colluttazione sul suo corpo dimostrerebbero inoltre che il colpo fatale quella sera non partì per caso dalla pistola impugnata da Citterio, ma fu sparato con il preciso intento di ucciderlo. Primo mandante dell'omicidio sarebbe Alberto Ciccia, ex compagno di Stefania Iannoli che avrebbe voluto punire la donna per averlo lasciato dopo la sua condanna all'ergastolo per un pluriomicidio a Briosco. Attraverso l'amico Salvatore Inzitari e Valerio Pirrotta (Tiziana Molteni ha testimoniato di averli visti incontrarsi in un bar di Cassago) il compito di uccidere il padernese sarebbe ricaduto sui due cugini, a fronte di un compenso di 3.000 € a testa. Una tesi, quella del pubblico ministero, smentita dall'avvocato difensore Marco Rigamonti che, insieme al collega Stefano Didonna, ha chiesto l'assoluzione piena per Valerio Pirrotta. Il quale non solo non avrebbe premeditato l'uccisione di Caroppa, ma avrebbe accompagnato i due esecutori senza sapere in cosa fosse coinvolto. Le indagini successive, svolte nell'unica direzione dell'ipotesi della vendetta di Ciccia, non avrebbero approfondito alcuni aspetti essenziali per dimostrare l'estraneità ai fatti dell'imputato. "Sappiamo che i tre imputati si sono recati a Paderno d'Adda presso l'abitazione di Antonio Caroppa, che Citterio impugnava la pistola e la Molteni il coltello, e che prima del delitto sono stati fatti alcuni sopralluoghi presso la ditta dove lui lavorava e la sua casa" ha spiegato Rosa Valotta di fronte al presidente della sezione penale Vittorio Anghileri e al giudice Valeria Costi. "I due cugini hanno raccontato il vero, ma solo in parte. Hanno indicato in Pirrotta il mandante di quella che avrebbe dovuto essere una spedizione punitiva nei confronti di Caroppa, per abusi sessuali fatti ad una bambina di 11 anni. Un lavoro su compenso fatto per spaventare l'uomo, e poi finito in tragedia a causa di un colpo che sarebbe partito per sbaglio dalla pistola consegnata a Citterio da Pirrotta". I tabulati telefonici di quella sera confermano quanto riportato in aula, con il cellulare dell'imputato luraghese registrato alle 21.09 dalla cella di Rovagnate (Caroppa è stato ucciso alle 22.15), alle 22.49 a Barzago e 10 minuti dopo nuovamente a Lurago d'Erba. Ma i rilievi del Ris di Parma dicono una cosa chiara, e in contraddizione con quanto riferito in aula dai due: cioè che il colpo è stato sparato a distanza ravvicinata, poiché il sangue della vittima è stato trovato sulla pistola. Una tesi rafforzata dall'esame del dottor Tricomi sul corpo dell'operaio allora 42enne, che non ha trovato segni di colluttazione e ha registrato "il marchio" lasciato dall'ustione della canna dell'arma sul collo dell'uomo. "Antonio Caroppa non si è difeso, aveva la schiena bloccata a causa di un brutto incidente" ha spiegato il Pm. "Il colpo al collo è stato sparato da destra verso sinistra lacerando la giugulare, e da quando Stefania Iannoli ha visto la scena del crimine a quando lei e i vicini hanno udito il colpo di pistola è passato un minuto. Antonio Caroppa è stato barbaramente ucciso, con una azione ampiamente premeditata". La vittima dell'efferato delitto è stata descritta in aula come un uomo taciturno, tutto casa e lavoro e senza scheletri nell'armadio. L'esatto opposto di Valerio Pirrotta, pluripregiudicato, che avrebbe accompagnato i due cugini in un furto - poi fallito - a Costa Masnaga dove i due si erano finti tecnici dell'Asl. Il collegamento con un "quarto uomo", come il fatto che egli abbia organizzato l'intera spedizione a Paderno, è emerso più volte nelle intercettazioni ambientali in carcere a carico dei due cugini. La dolzaghese Tiziana Molteni giustificava le continue uscite alla famiglia con un impiego presso una persona anziana, e a seguito dell'arresto ha confessato quanto accaduto, di averlo fatto per soldi e che la mente era Pirrotta insieme ad un quarto uomo. Fabio Citterio è stato "redarguito" dalla madre che non ha esitato a definire "bastardo" Pirrotta, raccontando che le aveva offerto del denaro. "Si è preso i soldi e non mi ha dato niente, era in contatto con i mafiosi" avrebbe detto Citterio in carcere.A differenza dei due cugini, Valerio Pirrotta si è sempre dichiarato estraneo ai fatti e ha negato qualsiasi coinvolgimento con Inzitari (gestore del bar di Cassago) e Ciccia. Proprio l'episodio del bar del casatese è stato uno degli elementi utilizzati dall'avvocato difensore Marco Rigamonti per screditare la catena di eventi e di relazioni illustrata dal pubblico ministero. "Il riconoscimento non è stato certo, e l'intera tenuta processuale solleva diverse perplessità" ha spiegato l'avvocato. "I presunti mandanti non sono mai stati individuati, si è verificata una lettura forzata degli elementi probatori perché si è seguita l'unica ipotesi della vendetta di Ciccia nei confronti della compagna della vittima. Dobbiamo essere obiettivi e allontanare l'empatia della bella favola della donna che si ricostruisce una vita con l'uomo ineccepibile. L'imputato è stato a Paderno ma non era sulla scena del crimine, era in auto sul lato passeggero e dunque non pronto a ripartire. Caroppa è sceso dalla scala interna dell'abitazione ad aspettare i due co-imputati nel box, può darsi che li conoscesse. La tesi del computer - che Citterio fosse già entrato a casa sua per sistemarlo - non è stata approfondita adeguatamente, e il tecnico informatico chiama l'uomo "Antonio"come se lo conoscesse. Pirrotta non aveva già collaborato con i due al furto di Costa perché i tabulati telefonici non rilevano il suo cellulare, né nella rapina di Oggiono - testimone Maddalena Calabria, scomparsa e ritrovata l'anno scorso a 20 anni dall'episodio - di cui i due cugini gli avrebbero raccontato vantandosene. Pirrotta ha sempre detto il vero, ed è andato a Paderno perché non sapeva cosa i due avrebbero dovuto fare. Altrimenti non avrebbe usato il suo telefono, posteggiato l'auto alla vista delle telecamere, e non sarebbe rimasto in auto senza mettersi alla guida. Non ha indossato i guanti, ma le sue impronte non sono state rinvenute dal Ris". Il prossimo 13 novembre presso il tribunale comasco sarà pronunciata la sentenza nei confronti del terzo imputato per la morte di Antonio Caroppa.



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R.R.
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