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Scritto Lunedì 28 ottobre 2013 alle 15:32

Lecco: Aicha Coulibaly, la mamma 25enne accusata di avere ucciso il figlioletto, in tribunale davanti al giudice, non risponde

Assistita dall’avvocato  Ivano Frigerio, si è avvalsa della facoltà di non rispondere, nonostante, nel pomeriggio di venerdì, nell’interrogatorio che ha portato poi alla formalizzazione del suo arresto, pare avesse già ammesso le proprie responsabilità. Aicha Christine Eulodie Coulibaly, tradotta in tribunale a Lecco dal carcere di Como, ha quest’oggi scelto la linea del silenzio dinnanzi  al pm Cinzia Citterio, titolare del fascicolo affiancata dalla collega Rosa Valotta, e al gup Massimo Mercaldo che, alla fine dell’udienza, ha convalidato l’arresto della giovane mamma di origine ivoriana accusata di aver assassinato, sembrerebbe con un fendente dritto al cuore, Nicolò, il suo primogenito di tre anni nato dalla relazione con l’idraulico Stefano Imberti, padre anche della piccola Sara venuta al mondo appena 9 mesi fa.

Aicha e il suo bimbo Nicolò

Su disposizione del giudice, questa mattina,  è stato inoltre conferito all’anatomopatologo Paolo Tricomi l’incarico per lo svolgimento dell’esame autoptico sul corpicino della vittima, spirata all’alba di venerdì 25 ottobre all’ospedale Manzoni di Lecco dove, dopo una corsa disperata in ambulanza, dall’abitazione di famiglia nella frazione Novegolo di Abbadia Lariana, era giunta in condizione drammatiche con una lesione cardiaca tale da non lasciargli scampo, facendogli  dunque esalare l’ultimo respiro ad una manciata di giorni dal suo terzo compleanno.

L'arrivo della donna in tribunale scortata dalla Polizia Penitenziaria

Da parte sua l’avvocato Frigerio, difensore della venticinquenne, raggiunta presso il Foro lariano da una parente residente a Lecco città, ha preannunciato la nomina di un perito di parte che assisterà all’autopsia e la richiesta di trasferimento della sua assistita presso una struttura detentiva “più adatta” e dunque, probabilmente, presso un ospedale psichiatrico giudiziario dando così seguito all’ipotesi, emersa nell’immediatezza del truce assassinio, del raptus di follia che avrebbe armato la donna. I vicini di casa della famiglia Imberti, parlano infatti di urla e grida provenienti dalla villetta con muri in sasso all’angolo di via Giordanoni prima che il signor Stefano uscisse per strada, nel cuore della notte, saltando fuori dalla finestra, invocando aiuto con il figlioletto sanguinante tra le braccia, seguito poi dalla compagna  in evidente stato confusionale. Solo dopo lo svolgimento dell’autopsia sarà possibile fissare la data per l’ultimo saluto al piccino, la cui uccisione, rimane al momento, senza un perché.


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A.M.
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