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Scritto Sabato 26 ottobre 2013 alle 14:53

Abbadia: la comunità il giorno dopo la morte di Nicolò, 3 anni. Il parroco Don Vittorio: ''E’ il tempo del silenzio e del rispetto''

Aicha e accanto il piccolo Nicolò

«Ciao piccolo angelo. Riposa in pace caro Nicolò.»
Questo il messaggio lasciato da Ines e Mimi sulla porta di quella che era la casa di Nicolò, insieme a una rosa rossa e ad un orsetto di peluche.
Il giorno dopo la terribile tragedia la comunità di Abbadia si è risvegliata ancora frastornata e incredula. Nessuno riesce a spiegarsi come la bellissima Aicha abbia potuto afferrare quella lama, forse delle forbici, e stando alle accuse conficcarla nel corpo del suo bimbo.

Don Vittorio

Il parroco Don Vittorio Bianchi non ha parole per esprimere il vero e proprio sconcerto che lo ha colpito. «il silenzio è d'obbligo di fronte ad un tale disgrazia, per rispetto a questo fatto inquietante e misterioso».
Don Vittorio conosceva bene sia i genitori che i due bambini, che aveva lui stesso seguito durante la preparazione al battessimo.
Aicha, anche nel racconto del parroco, è descritta come una bellissima donna "educata", "rispettosa" e "riservata".
«Sembravano una famiglia serena. Solo domenica li avevo incontrati con i bambini alla castagnata dell'oratorio. La mamma era ben inserita nella comunità: tanto che domenica era lei a occuparsi del servizio bar. Abbiamo bevuto insieme un caffè. Non c'è stato nulla che mi abbia fatto presagire che ci fosse qualcosa che non andava»
Quello che davvero lascia increduli in paese è proprio l'assoluta serenità e normalità che traspariva dalla famigliola, maschera forse di chissà quali problemi sotterranei.

La casa di Via Giordanoni e il fiore con il pupazzetto lasciato davanti alla porta

«Si potevano vedere spesso a spasso con Nicolò e Sara. Anche con il nonno che amava davvero i due nipotini. Il papà Stefano era davvero felice».
Anche i vicini di casa oggi preferiscono rimanere chiusi nel proprio silenzio.
A Novegolo, la piccola frazione dove viveva la famiglia, nessuno ha voglia di parlare.
Quel che è certo è che la comunità aveva accolto a braccia aperte quella giovane mamma di orgini africane.
«Mi fermavo spesso a salutare lei e i bambini, anche per farle capire che era assolutamente accettata da tutto il vicinato - ha raccontato una dirimpettaia - Nicolò era un bambino bellissimo,vivace e sempre sorridente cui tutti volevano bene».
Gli Imberti sembravano davvero una famiglia serena: «Erano persone perbene, che almeno da fuori non hanno mai fatto trasparire segni di problematicità».

A sinistra il negozio di Idraulica del padre Stefano Imberti

Quella di Abbadia Lariana è sembrata una comunità sinceramente incredula e allibita, profondamente addolorata per questa tragedia consumatasi "nella porta accanto".
Nei prossimi giorni si svolgeranno i funerali di Nicolò, ma la data non è ancora stata stabilita. Dal punto di vista giudiziario, invece, la donna ora rinchiusa nel carcere di Como dovrà comparire davanti al magistrato per l'eventuale convalida dell'arresto.

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Paolo Valsecchi
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