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Scritto Mercoledì 23 ottobre 2013 alle 19:10

Malgrate: rubano 2.000 euro al benzinaio, in 3 condannati

Con l'accusa di aver messo a segno un furto di 2.000 euro circa presso un distributore di benzina di Malgrate, sono stati condannati a un anno di reclusione, pena sospesa, A. V., la figlia J. C. ed il marito di quest'ultima, D. A.. I capi di imputazione nel processo a loro carico erano l'articolo 110 del codice penale (concorso di persone in reato, vista la pluralità dei concorrenti), il 624 e il 625, cioè furto e aggravante. Venerdì mattina sono sfilati in aula presso il foro di Lecco per raccontare la loro versione dei fatti davanti al giudice Maria Chiara Arrighi e al Pm Vpo Mattia Mascaro. Versione dei fatti che è risultata discrepante rispetto a quella resa da parte del gestore della stazione di servizio e di rifornimento che aveva testimoniato nel corso dell'udienza precedente. Il 24 settembre 2008, come hanno spiegato mamma e figlia, le due si sarebbero fermate a fare benzina a distributore chiuso, con il servizio di self-service attivo. Secondo la loro testimonianza, il gestore si trovava nella cabina vicina. "Ci ha chiesto se avevamo bisogno; la macchina non prendeva la banconota da dieci euro" ha raccontato A.V., "lui ci ha fatto benzina, poi gli ho fatto controllare la coppa dell'olio e siamo ripartite". Nella testimonianza resa dal signore, invece, sarebbero state mamma e figlia ad averlo chiamato; lui, allontanatosi così dalla cabina, al ritorno si sarebbe poi accorto del furto messo a segno. L'uomo ha riferito di aver notato D. A., che conosceva poiché per circa quattro anni aveva lavorato all'autolavaggio, allontanarsi velocemente dal luogo. Quest'ultimo ha negato di trovarsi sul posto alla data dei fatti. Come dicevamo, per i capi di imputazione di furto aggravato e concorso di persone nel reato, i tre imputati sono stati condannati a un anno di reclusione pena sospesa; la sentenza stabilita dal giudice Arrighi è stata cioè maggiorata, o meglio raddoppiata, rispetto alla richiesta del pm di sei mesi. Il giudice si è riservato 60 giorni per depositare le motivazioni. "Faremo comunque appello" ha commentato l'avvocato Lanfranchi per la difesa.
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