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Scritto Venerdì 04 ottobre 2013 alle 19:25

Brivio: i 31 lavoratori della Vacuum Pump scendono in strada per richiamare l'attenzione sulla loro situazione. 'Speranze 0'

“Tutto quello che potevamo fare, l’abbiamo fatto: abbiamo rinunciato al premio di produzione, alla mensa, al contratto aziendale. Abbiamo lavorato in contratto di solidarietà. Abbiamo calato le mutande per dare il nostro contributo. Ma lui non è stato comunque in grado di portare avanti l’azienda”. Mancavano giusto in tre o quattro: il grosso dei lavoratori della Vacuum Pump, questa mattina è sceso in strada, uscito dal sito produttivo di via per Olgiate, nella zona industriale di Beverate, per raggiungere la rotonda dei Partigiani all’intersezione tra via Nazionale e via Como.

Lo hanno fatto per esplicitare, senza eccedere nei toni e senza arrecare troppo disturbo, una delusione le cui “tinte” vanno dalla rabbia allo sconforto, attraversando tutto lo spettro dei colori. Obiettivo della loro “manifestazione” era senz’altro quello di scuotere le acque, attirare, seppur senza produrre troppo clamore, l’attenzione sullo stato in cui versano, sul loro essere caduti in un limbo, senza retribuzione ormai da mesi e soprattutto senza speranza per il domani. Primo “bersaglio” dunque, il titolare della Vacuum Pump, per il quale molte delle maestranze lavorano da decenni.

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“Paga gli stipendi” il messaggio indirizzato al ragionier Emilio Villa, scritto a chiare lettere su uno dei due striscioni esposti sulla sommità del rondò. “Da agosto non percepiamo nulla, abbiamo ognuno arretrati che ormai toccano i 6-7 mila euro” spiegano le rsu supportate anche dai delegati della Fim Cisl Marco Oreggia e Fiom Cgil Domenico Alvaro. Questi ultimi, allargando lo sguardo sulla situazione provinciale, hanno ri-lanciato quest’oggi il loro grido d’allarme: “siamo preoccupati perché nel nostro territorio sta diventando prassi comune non pagare gli stipendi. La situazione è molto più estesa di quello che si può pensare con lavoratori che hanno paura di rivolgersi a noi per comunicarci di non venir pagati perché temono eventuali ripercussioni. Sempre più spesso ci tocca andare a elemosinare ciò che invece dovrebbe essere la normalità. E sta crescendo a dismisura il ricorso al concordato. Occorre mettere un freno a questo, occorrono decisioni concrete degli Enti, dalla Provincia allo Stato”.

La Vacuum Pump stessa, messa in liquidazione lo scorso 24 luglio, ha presentato il 23 settembre la richiesta di ammissione al concordato, richiesta protocollata il 25. Entro Natale, dunque, si saprà se la domanda sarà accettata o meno. Fino alla fine del mese, i 31 operai ancora in servizio (nel 2000 erano ben 64) continueranno a lavorare in contratto di solidarietà per portare a termine le ultimissime commesse.

A sinistra Marco Oreggia della Fim Cisl e Domenico Alvaro della Fiom Cgil

“Siamo però senza prospettive” spiegano. Solo tre di loro, infatti, aiutati dagli ammortizzatori sociali, potranno raggiungere la pensione. Gli altri si posizionano invece, quasi tutti, nella fascia più critica: tra i 40 e i 50 anni, difficilmente ricollocabili. L’incertezza regna nel loro futuro ma ha già avvolto anche il presente. “Ho 4 figli, una moglie casalinga: avrei voluto portare anche loro oggi qui sulla rotonda” si sfoga uno di loro. “Di aria non si vive e ho accumulato arretrati per 8.000€. Noi abbiamo fatto davvero di tutto per aiutare l’azienda ora deve essere l’azienda a aiutare noi”.
“L’anno prossimo mi sposo” confida la più giovane, unica donna della compagine , insieme ad una collega. “Il mio fidanzato lavora di tanto in tanto, io pensavo di avere un’occupazione. Non voglio però rinunciare al mio matrimonio, l’abbiamo già rimandato negli anni, sperando in tempi migliori. Io ho continuato a venire, anche se abito lontano e, oltre a non prendere lo stipendio, spendo pure in benzina e tempo. Mi è stato anche offerto un altro lavoro: avrei dovuto fare un mese di prova. Ma se mi licenzio di qui e non mi prendono di la, perdo anche la mobilità”. Un quadro complicato. Come è complicato far tornare i conti per chi ha un figlio disabile. Lo sa bene  anche Barbara, la mamma di Jason, autistico, e Sibilla, lavoratrice della Candy, ormai a casa, che quest’oggi si è fermata alla rotonda dei Partigiani per testimoniare la sua vicinanza ai “colleghi di sventura” della Vacuum Pump. Come lei ha fatto anche un operaio della Steeltecnica, cassaintegrato che, bandiera in spalla, ha "marciato" con il gruppo intorno alla rotonda. E solidarietà è stata espressa anche semplicemente a colpi di clakson e con cenni da automobilisti e autotrasportatori in transito lungo la trafficata direttrice stradale.

Il consigliere Baio, il sindaco Panzeri e Panzeri della Fiom con gli operanti di Polizia Locale, Carabinieri e Digos presenti sul posto

Dal “presidio”, poi, è passato anche il sindaco Ugo Panzeri accompagnato dal consigliere Felice Baio e dall’ex assessore Francesco De Vita. Il primo cittadino, direttamente sul posto, ha preso contatti con il presidente del Parco Adda Nord. Sembrerebbe infatti che la proprietà dell’azienda beveratese, in attività da 45 anni, abbia illustrato ai rappresentanti sindacali la possibilità di ripianare i debiti accumulati (con un occhio di riguardo, in primis, ai lavoratori) con l’eventuale introito della vendita dell’area della così detta Bonifica, sul lungofiume briviese, area sotto la giurisdizione del Parco sulla quale, negli anni scorsi, si era focalizzata l’attenzione di un possibile acquirente che, avrebbe voluto realizzare un centro ippico al posto dell’ex fattoria del Bersaglio, in stato di abbandono da anni in mano alla famiglia Villa.

Per chiarire anche questa questione, che si va dunque a incrociare con le vicende degli operai della Vacuum Pump, è stato organizzato un incontro per il prossimo giovedì.

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A.M.
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