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Scritto Venerdì 02 agosto 2013 alle 07:54

Perego: 28enne, cassaintegrato e disilluso vola a Londra, dove il tempo fa esperienza
 

Davide


"Non è più il momento di portare avanti sogni".
In una battuta, semplice e schietta, il drammatico spaccato del mondo del lavoro visto con gli occhi ancora giovani di chi scalpita per entrarci senza riuscire a trovare un varco, di chi deve fare i conti con centinaia di curriculum inoltrati senza ricevere una risposta, di chi, se è fortunato, può sperare di diventare stagista o di firmare un contratto co.co.pro., a progetto, determinato, sei mesi, massimo un anno e poi a casa, immerso nuovamente nella ricerca di qualcosa la "crisi" sta togliendo anche ai padri di famiglia, a chi da trent'anni o più vive solo di quello, a chi ormai assaporava il profumo della pensione e si ritrova ad essere invece un esubero da lasciare per strada.


 "Alle condizioni attuali non vale la pena cercare un lavoro in Italia" sostiene Davide, 28 anni di Perego. Lui un "mestiere" fino a qualche mese fa l'aveva. E, nel suo piccolo, considerata l'età e la mancanza di quel pezzo di carta chiamato laurea, aveva già fatto carriera.


Entrato in una società francese di grosse dimensioni operante anche nel nostro Paese nel mondo dell'elettronica, si occupava di e-commerce, crescendo all'interno di quella realtà rispondente alle sue aspettative. Ma come una mannaia, la "crisi", sempre lei, si è abbattuta anche su un settore che si credeva rampante. In un anno, giusto il tempo di dare fondo agli ultimi soldi investiti, la casa madre chiude "l'italica succursale": tutti in cassa integrazione.


Qualcuno poi viene "ripescato" ma Davide e 200 suoi ormai ex colleghi rimangono a piedi. Nella sfortuna, per non usare un termine più colorito in voga non solo tra i giovani, però si può intravedere anche un'opportunità o meglio "costruirsela". Il pereghino, preparate le valigie, è così volato a Londra. "Era il momento perfetto per fare questa scelta. O meglio ho creato le condizioni perché fosse il momento perfetto. Mi è stata infatti offerta qualche possibilità di "lavoricchiare" in Italia ma ho rinunciato. Ho visto questa occasione come l'ultima opportunità: ho 28 anni, non so cosa ci sarà nella mia vita tra due o tre anni...".

La rosa della Polisportiva Oratori 2B stagione 2012-2013; nel cerchio Davide


Primo obiettivo dunque perfezionare la lingua: "seppur in cassa integrazione posso tranquillamente muovermi all'estero. Mi sono sempre sentito ignorante in inglese: vorrei quindi sfruttare l'occasione per impararlo al meglio, anche perché è diventato ormai essenziale per trovare poi un nuovo lavoro dello stesso livello di quello che avevo".  Davide, in questi  primi tre mesi di permanenza nella City, con qualche veloce capatina in patria, ha così frequentato due diversi corsi, scelti direttamente "sul posto":  "Oxford street è strapiena di scuole di inglese, con tanto di "butta dentro" come per le discoteche nelle località turistiche".


Poi però ci si deve applicare direttamente sul campo, evitando di continuare a ragionare e esprimersi in italiano: "I giornali italiani li guardo ormai raramente. Do un'occhiata una volta a settimana al Corriere e alla Gazzetta e quando voglio seguire una trasmissione tv, lo faccio in streeming. Cerco invece di leggere in inglese:  la free press è a disposizione due volte al giorno e davvero ricca di notizie sportive" ci spiega da vero appassionato di calcio in primis come dimostrato dalla sua militanza in diverse squadre del territorio fino all'approdo, la scorsa stagione, nella neonata formazione di terza categoria della Polisportiva Oratori 2B nella cui rosa per il 2013-2014 figura ancora il suo nome. "Se torno posso continuare a giocare con loro".
Se. L'intenzione non è infatti quella di "rincasare" velocemente. L'idea infatti sarebbe quella di cercare un lavoretto (compatibilmente con la sua condizione di cassaintegrato), che gli possa permettere di testare la sua capacità comunicativa. "Lavorando sarei costretto a parlare inglese con chi non è italiano. Il difficile infatti non è la lingua in sé  ma lo slang che si usa qui e quei "phrasal verbs" utilizzati continuamente che non hanno una traduzione o almeno non con una sola parola".
Trovare qualcosina da fare non dovrebbe essere così difficile anche perché, giusto per fare un esempio, "in tutti i locali c'è un italiano che possa spiegare ai nostri connazionali in difficoltà con la lingua cosa prendere da mangiare" scherza, ben consapevole che ormai, nella variegata composizione della popolazione londinese, multietnica per tradizione, non mancano ragazzi e adulti partiti come lui alla ricerca di fortuna, da tutto lo Stivale.
Inutile pensare però che basta allontanarsi 1000 km da casa per poter vivere una vita tutta rose e fiori: "qui tutto costa parecchio" prosegue infatti Davide. "Gli affitti  sono allucinanti se confrontati con quelli di Milano dove alla stessa cifra di una casa in condivisione che trovi qui, puoi avere un appartamento singolo.  Per l'abbonamento dei mezzi pbblici, poi, puoi spendere 45€ a settimana. Se si riesce a evitare di usarli, andando a piedi quando possibile, è meglio. Ogni tanto io uso la bici: è un po' pericolosa perchè non ci sono corsie riservate e te la devi dividere con gli autobus ma basta farci l'abitudine".


E poi, inutile negarlo, "molte delle cose che non fai in Italia all'estero le fai molto volentieri. E' la così detta arte di arrangiarsi".
Quanto pensi di rimanere? "Bella domanda. Dipende un po' da come va la ricerca del lavoro. Non nego che mi piacerebbe, una volta sistemato l'inglese, qualcosa qui nel campo di internet e dell'e-commerce. Un mio ex collega lavora qui per una società che si occupa di tour operator: dice che ogni settimana arrivano 4-5 persone diverte. Vi è un forte ricambio ma il settore è in crescita. La mia cassa integrazione in scadenza, sarà prorogata di un altro anno. Se trovassi qualcosa, potrei sospenderla e fare davvero un'esperienza che poi possa fare curriculum".
Come in Italia, dunque, nessuna certezza nemmeno in Uk... ma se qui gli anni che passano diventano zavorre, la si fanno "bagaglio".  
A.M.
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