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Scritto Venerdì 28 giugno 2013 alle 19:59

Merate: l’ignoranza sul tema dell’acqua è il segno dei tempi. In Aula ormai solo retorica

Nonostante abbiamo assistito a gran parte delle sedute del Consiglio comunale di Merate degli ultimi 36 anni, ce ne sono alcune che ancora riescono a stupirci. E perché no a indignarci. Quella di  mercoledì 26 giugno per esempio è una di queste. Subito in fase preliminare Roberto Riva di Insieme per Merate ha calato il fante chiedendo a una sorpresa segretaria comunale la ragione del cambio dell'ordine dell'appello. Tema di sicuro interesse per il già scarsissimo pubblico presente. Poi aprendo il dibattito sul Piano triennale delle opere pubbliche, Achille Panzeri, sempre di Insieme ci ha messo sopra la donna, argomentando sul rispetto o meno dei 15 giorni di tempo per la presentazione del Programma. Non pago ha messo anche il re contestando la scala di priorità fra gli interventi, con al 1° posto la ristrutturazione della piscina e solo al secondo la realizzazione del Centro Diurno Disabili (CDD). Un bel tre quarti d'ora se ne sono andati discettando su queste questioni, tanto  che quasi veniva da dare ragione alla nota signora, moglie del noto avvocato, che lamentava l'aver dovuto assistere al confronto sul bilancio consuntivo 2012 fatto di botte e risposte tra maggioranza e opposizioni. Ma il carico ce l'ha messo l'esponente di Insieme Cesare Perego, attorno alle 23.30 quando, a un intelligente affondo del capogruppo di maggioranza Ernesto Sellitto sul tema dell'acqua pubblica ha preso la parola per ammettere candidamente che, della madre di tutte le battaglie in provincia di Lecco lui poco o nulla sa. Perché in Aula mai o quasi se n'è parlato. Capito? Non è il consigliere comunale a documentarsi sui temi da trattare, è l'Amministrazione comunale che deve recapitaglieli al domicilio. E poi la materia è complessa, ha aggiunto seraficamente. Non è facile esprimersi. E già, non è come narcotizzare l'Aula, pubblico incluso, con discorsi intrisi di retorica sul disagio economico del momento, noto ormai anche agli scolari delle elementari. Lì basta un'occhiata al bilancio - anche superficiale - il solito refrain sull'aiuto alle famiglie e, alla fine, un bel voto di astensione, così non si è bocciato il documento, sia mai che contenga qualche spunto intelligente, né però lo si è licenziato. Un bel "ni", e oplà il gioco è fatto. Perego, però, è solo il segno dei tempi cambiati in peggio. Molto peggio. Un Marcello Basosi avrebbe studiato le carte anche di notte pur di presentarsi documentato davanti all'organo di governo cittadino, pronto a sostenere con argomenti e dialettica il proprio convincimento. Il tema del futuro del Servizio Idrico Integrato ha visto questo giornale in prima linea con decine di articoli e interventi. Certo non leggere merateonline non è una colpa, mancherebbe; ma non documentarsi su un tema come questo vuol dire venire meno al preciso dovere di un membro del Consiglio comunale. A meno che Perego non abbia fatto, come usa dire, il "tonto" per non pagare dazio. Nel senso che gran parte del centrosinistra lecchese è pronto a tradire nei fatti il referendum sull'acqua pubblica assegnando il servizio a Idroservice Srl, società non controllata dai comuni ma da una holding, Lario reti, che, avendo come core business il gas è scalabile da qualsiasi soggetto privato. Che, in tal caso, si troverebbe tra le controllate (al 100%) anche la società che gestisce il ciclo dell'acqua. L'ostinazione con cui il centrosinistra persegue questa strada è pari allo strapotere che esercitano sul PD il presidente di Lario Reti e i suoi "amici" di Valmadrera, tra cui il sindaco di Lecco. Idrolario Srl è la società che già gestisce il SII, basta dotarla dei mezzi di cui ha diritto e successivamente fondere in essa Idroservice. Il percorso inverso appare inspiegabile dal punto di vista operativo e dei costi, senza considerare, appunto che per almeno due anni la società non sarà soggetta al controllo analogo ma i comuni avranno su di essa una influenza indiretta, filtrata cioè da LRH che da sempre mostra di voler operare con mano libera, senza badare a nulla. Però una verità Cesare Perego l'ha detta: la materia è complessa. E' probabile quindi che molti sindaci abbiano  preferito affidarsi al parere di colleghi di riferimento e adeguarsi ad esso, piuttosto che dedicare tempo a leggere la montagna di carte, i bilanci e le prospettive. Potremmo fare parecchi nomi e cognomi, in tal senso. Due parole, a dirla tutta, avrebbe potuto pronunciarle anche Aldo Castelli, leader di Merate Futura. Anche lui, purtroppo, si è trincerato dietro la scusa che il Sindaco mai ha convocato una conferenza sull'argomento. Tuttavia Castelli, che siede in Aula da 23 anni filati ci ha messo poco a raccogliere le idee e in separata sede ha detto di approvare fino in fondo la battaglia di Andrea Robbiani. Merate, e dicendo ciò diciamo Lega e Pdl che governano la città, sta conducendo un confronto durissimo dentro la Conferenza provinciale dei sindaci in difesa dell'interesse dei cittadini. Questo va detto con chiarezza ed è un dato incontrovertibile. Ed è davvero grave che i colleghi di Robbiani, della Brianza abbiano per lo più scelto di votare Idroservice, dando priorità alle indicazioni del partito piuttosto che agli interessi dei loro amministrati. C'è da sperare che dopo lo stimolo impresso all'Aula dalle stilettate di Sellitto anche Cesare Perego e i quattro suoi colleghi si decidano a passare dal facile ruolo dell'astensionista di professione a quello del convinto difensore dell'esito referendario. E se davvero vorranno difendere ciò che 27 milioni di cittadini italiani hanno deciso, ovvero che l'acqua è e deve restare in mani pubbliche, hanno una solo strada da percorrere: quella imboccata da Andrea Robbiani e dai "ragazzi del coro". I quali, ignorando le indicazioni dei rispettivi vertici provinciali, "cantano" e senza steccare neppure una nota.
Claudio Brambilla
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