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Scritto Giovedì 27 giugno 2013 alle 17:20

Malgrate: condannato a 5 anni e otto mesi per atti sessuali con la figlia minorenne

Gli è stato "scontato" un anno rispetto alle richieste avanzate dal pubblico ministero ma pesa comunque come un macinio la condanna inflitta quest'oggi dai giudici del Tribunale di Lecco al padre cinese, residente con la famiglia a Malgrate, accusato di aver avuto rapporti sessuali con la figlia, ancora minorenne all'epoca dei fatti. 5 anni e 8 mesi di reclusione più il pagamento delle spese processuali, interdizione perpetua degli uffici attinenti la tutela e la curatela, perdita della podestà genitoriale, interdizione per la durata della pena dai pubblici uffici, pagamento delle spese di costituzione di parte civile (2.700€) nonché di un indennizzo alla figlia, oggi assistita da una comunità, da quantificarsi in separata sede. Queste la sentenza emessa dal collegio presieduto dal dottor Ambrogio Ceron con a latere i colleghi Salvatore Catalano e Maria Chiara Arrighi al termine di una breve camera di consiglio seguita dalla lunga arringa dell'avvocato Vito Zotti e un veloce intervento della collega Barbara Valli, difensore di parte civile che ha presentato per iscritto le sue conclusioni corredate dalla nota spese. Il magistrato Paolo Del Grosso, titolare del fascicolo, ricostruendo l'intero quadro accusatorio, aveva già proposto la sua requisitoria nel corso dell'udienza dello scorso 11 aprile. "Sono emerse prove sufficienti per sostenere la colpevolezza dell'imputato" aveva dichiarato in aula, avanzando una proposta di condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione. Di diverso avviso il difensore del tessitore cinese, regolarmente in Italia dal 1998 che ha cercato di evidenziare come, a suo modo di vedere, non si potesse ritenere credibile la ragazzina, presunta vittima delle attenzioni incestuose del padre. La giovane si sarebbe infatti contraddetta più volte anche durante l'incidente probatorio, nel corso del quale sarebbe anche stata "aiutata a rispondere in maniera inaccettabile". Così, ha riferito Zotti in aula, il padre l'avrebbe dapprima solo toccata, poi baciata come baciava la mamma, poi violentata ben quattro o cinque volte nell'arco di un anno, per più anni. La stessa avrebbe anche riferito di non aver mai raccontato quanto subito alla madre, per poi contraddirsi e venire però smentita dalla donna sentita come teste. Anche una cugina e uno zio, non avrebbero sostenuto le dichiarazioni della cinesina, senza aver tra l'altro "alcun motivo per aiutare l'imputato a difendersi". Al giudice che l'ha "interrogata" ma anche a tutte le assistenti sociali che a diverso titolo, in differenti momenti, si sono prese cura di lei, la piccola, divenuta ormai adolescente, avrebbe omesso "la parte più importante della sua esistenza", per usare le parole scelte dal legale ovvero l'aver partorito "un bambino frutto dell'incesto col padre mentre ancora si trovava nella sua terra d'origine" come la stessa avrebbe invece confessato all'albanese con cui aveva allacciato un rapporto affettivo, ragazzo che non essendo stato trovato è diventato "il testimone mancato" sempre per dirla con l'espressione usata dall'avvocato Zotti che si è anche spinto a sostenere "questo processo è costituito con la ragazza che parla e il mio assistito colpevole" citando a sostegno della sua dura tesi il mancato accertamento fisico sulla minore e l'errore commesso nell'attribuire una conversazione telefonica all'imputato e alla moglie, quando invece l'utenza messa sotto controllo è risultata in uso a un parente. "Io credo nella sua innocenza - ha concluso - non perché mi paga ma per quello che lui ha raccontato". Il tribunale però, di visione opposta, ha rigettato la sua proposta di assoluzione arrivando a sentenziare la condanna dell'uomo.

 

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A.M.
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