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Scritto Sabato 25 maggio 2013 alle 09:35

L'Iride della mia Cina

Un libro bello, tenero, piacevole, con una scrittura sobria, aliena da ridondanze; essenziale ed efficace.

Si tratta del resoconto di un viaggio effettuato in Cina in un periodo di vacanza estiva, anni fa. La ricostruzione, dunque, di un piccolo evento comune all'esperienza di ciascuno di noi,

un viaggio - anche se di un viaggio in un mondo nuovo, diverso dal nostro quotidiano, per molti aspetti ignoto, fuori dall'Europa -.

Sono entrato nella lettura, nel racconto, con un misto di curiosità e, insieme, di scetticismo e sono uscito con una sensazione di benessere, di pieno, di soddisfazione leggera e con la conferma di ciò che alcuni filosofi affermano: nel piccolo si ha il massimo della concentrazione della sostanza, nel grande spesso ci si scontra con la dispersione della sostanza. (Possiamo dire, con una battuta, che lo sanno bene i cinesi, i giapponesi - per cui piccolo è bello -, ma anche, in verità, per gli svizzeri).

Certo la sostanza, la ricchezza, bisogna saperla cogliere, saperla leggere, saperla evidenziare. Bisogna saperla guardare: è ciò che Enrico dimostra di saper fare.

Avvicina la lente di ingrandimento a questo piccolo evento, il viaggio in Cina,  che si trasforma in una "tranche de vie" (un pezzo di vita): lo scompone, lo descrive, lo legge, lo ricompone con una notevole capacità e sensibilità.

PRESENTAZIONE SALONE DEL LIBRO DI TORINO L'IRIDE DELLA MIA CINA

E' così che lo sguardo esteriore si intreccia con lo sguardo interiore, lo sguardo allo spazio intimo.

Emerge un orientamento a doppio senso del tempo: il racconto procede in avanti sulla base del tempo cronologico e insieme si ricostruisce un tempo a senso inverso che porta indietro verso l'infanzia.

Come diceva S. Agostino: Ricordandosi di qualcosa, ci si ricorda di sé.

Ad ogni fase del viaggio, ad ogni luogo che si incontra (Zurigo, Pechino, la grande Muraglia, Shangai... fino a Holg Kong), corrisponde un luogo intimo, un luogo dell'interiorità. E' ciò che si verifica da subito, prima e all'inizio del viaggio in Cina.

Oltre ai cinque sensi, compare un sesto senso, il senso della vita.

Nell'altra parte del viaggio, si realizza la metafora della vita: la partenza - il distacco - la nascita, l'incontro con gli altri,la paura e la curiosità della scoperta, la ricerca di senso, il senso della precarietà, della provvisorietà

Ma nel libro si capovolge anche il pensiero che partire è un po' morire, come vuole certa letteratura.

Partire, viaggiare, può essere apertura di nuove e più ricche opportunità, di nuove occasioni,  di nuova vita, di nuovo benessere.


-         dagli appunti della presentazione del libro a leggermente 2013 Lecco-

Già dirigente scolastico - Nicola Papavero
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