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Scritto Lunedì 20 maggio 2013 alle 19:35

Un capolavoro da ''casta romana'' la scelta dei sindaci di affidare il servizio idrico a Idroservice prima di staccarla da Lario Reti

La soluzione escogitata per l'affidamento del servizio idrico integrato è un capolavoro che non ha nulla da invidiare alle strategie messe in atto quotidianamente dalla "casta romana", a salvaguardia esclusiva del proprio potere. Tutti dichiarano a voce alta che l'acqua deve restare in mano pubblica, e del resto non si potrebbe fare diversamente visto l'esito plebiscitario del referendum. Poi però i comuni a maggioranza decidono di affidare il servizio a Idroservice Srl che oggi è controllata da Lario Reti Holding, una società per azioni teoricamente aperta anche ai privati. Ma, hanno spiegato gli ideatori e confezionatori della soluzione - le segreterie di PD e PDL - entro pochi mesi il capitale sociale di Idroservice Srl dovrà essere ripartito tra i 90 comuni della provincia di Lecco in ragione del numero degli abitanti. Un'operazione di scissione, insomma, l'ultima dal 2008 ad oggi, che segue tante decisioni in contraddizione l'una con l'altra che hanno solo rinviato e mai risolto i problemi che affliggono il Sistema Idrico Integrato della Provincia di Lecco.
La strategia  studiata, che ha visto fra i più attivi  Paolo Strina, sindaco di Osnago e Marco Canzi assessore al bilancio di Olgiate, ha coagulato una massa consistente di Amministrazioni comunali a guida centrosinistra, con l'appoggio di numerosi sindaci del Pdl. Solo la Lega , grazie alle decisioni prese a suo tempo dalla Giunta di Merate, ha mantenuto una posizione compatta a favore di Idrolario.
Ma riassumiamo per chi avesse perso qualche puntata. Stiamo parlando di acqua pubblica, depurazione, reti fognarie, insomma del ciclo integrato dell'acqua. Un elemento essenziale anche se banalizzato in quanto, salvo rarissime occasioni, la sua disponibilità è sempre stata assicurata. Fino a pochi anni fa esistevano quattro grandi aziende; il meratese, ad esempio aveva Ecosystem mentre il primo consorzio fu il Ciab che dal 1970 ha fornito acqua a 64 comuni.
Nel 2008 le quattro aziende si sono fuse dando vita a Lario Reti Holding e dalla nuova società sono stati estratti gli impianti e conferiti a Idrolario Srl. Un processo lungo e costosissimo e alla fine, sostanzialmente inutile. Ma, si diceva, necessario per evitare di essere commissariati. Affermazione che si è rilevata un'autentica bufala.
Ecosystem, delle quattro società idriche fuse, era l'unica che aveva i conti in ordine e che aveva già effettuato lo spin off creando Ecosystem Reti, così prima si è fusa poi nuovamente scissa.
Oggi - tagliamo corto per non annoiare - il servizio idrico è gestito da Idrolario Srl che per effetto di decisioni tuttora incomprensibili  aveva affidato per ben 10,7 milioni anno, manutenzione e riscossione bollette a Lario Reti Holding, che ha come core business gas e energia, senza bandire la gara di evidenza pubblica, come prevede la legge.
Questo contratto di servizio ha creato una carenza di liquidità ad Idrolario anche per il fatto che
l'aliquota IVA, riscossa è al 10% sulle bollette mentre quella pagata a LRH è al 21%. Da fonti vicine al CdA di Idrolario Srl si dice che i crediti IVA si aggirano intorno ai sei milioni di euro! Verificheremo il bilancio. Se a ciò si aggiungono l'aggio pagato a LRH, manovre sul bilancio, mancati ritocchi tariffari si capisce perchè i conti della Srl si sono deteriorati.
Ma torniamo alla cronistoria. Nel novembre 2011 un referendum ha stabilito che l'acqua è un bene pubblico e, quindi, nelle mani pubbliche deve restare. In apparenza la via più semplice tra quelle percorribili per l'affidamento ventennale del servizio è di confermare Idrolario Srl, operando opportuni aggiustamenti per rimetterla in sesto e fornirla delle risorse necessarie (umane e finanziarie) ad effettuare gli investimenti in reti, acquedotti, depuratori, fognature, operazione che avrebbe dovuto essere posta in essere il 1° Novembre 2010, al momento dell'affidamento del SII a Idrolario, come richiesto dal Comune di Merate.
L'alternativa a Idrolario è soltanto l'Azienda speciale consortile sul modello di Retesalute. Ma si obietta che la sua gestione è più farraginosa perché ogni decisione che esuli dalla gestione ordinaria deve passare per i 90 Consigli dei comuni associati. Invece l'accoppiata PD-PDL, ormai consolidata anche nel lecchese ha deciso a larghissima maggioranza (71% alla Conferenza dei sindaci) di utilizzare Idroservice Srl (100% Lario Reti) per gestire l'intero servizio, lasciando a Idrolario soltanto il "patrimonio".
I lecchesi hanno puntato diritti su questa soluzione che garantisce loro un peso specifico per quote e potere molto elevato rispetto a quello che hanno in Idrolario dove la parte del leone la fa la Brianza. E poi acquisendo il comparto acqua Lario Reti torna ad essere una partecipazione strategica per Lecco e tanti altri comuni, altrimenti se non lo fosse, la quota azionaria andrebbe dismessa. Come ha fatto Merate che prima tra i soci ha chiesto il recesso mettendo in vendita le proprie azioni. Ma Idroservice è una società di secondo livello, nel senso che non è controllata dai comuni e potrebbero quindi esserci problemi giuridici e di legittimità nell'affidamento diretto. L'agguerrito Comitato acqua pubblica, molto documentato, è assai probabile che non appena la decisione assunta in via consultiva dai sindaci martedì scorso troverà conferma con una delibera ufficiale, presenterà ricorso.
Per evitarlo - e siamo al capolavoro - la "casta" nostrana ha spiegato che si parte con Idroservice  nella versione attuale, ma che entro pochi mesi Lario Reti cederà la partecipazione ai 90 comuni in proporzione al numero degli abitanti. Così, come dicevano, per un bel pezzo - perché in Italia le situazioni transitorie di solito diventano definitive - si salva innanzitutto Lecco ma anche tutti gli altri comuni presenti in Lario Reti perché acquisendo il servizio idrico la partecipazione nella Holding torna ad essere strategica e quindi può essere detenuta. Costi e rischi connessi a questa soluzione pasticciata sono evidenti. Ma la forza d'urto di LRH e la linea indicata dai vertici di centrosinistra e centrodestra lecchesi  hanno fatto piazza pulita del semplice buon senso millantando che nella fase iniziale Idroservice potrà attingere dalle ricche casse della Holding come se un'azienda per finanziare gli investimenti anziché sul proprio cash flow contasse sulla ricchezza posseduta dai suoi proprietari.
La morale è che si va verso l'ennesimo rimescolamento di carte con i consueti costi di perizie, consulenze, studi legali e atti notarili mentre il meratese che aveva tutto l'interesse a seguire Merate nella scelta di Idrolario si è spaccato di nuovo facendo il gioco dei lecchesi. Andrea Robbiani è stato esemplare nella sua coerente battaglia a difesa degli interessi dei meratesi, sostenuto dai colleghi di Giunta anche se del Pdl; Cernusco ha fatto altrettanto pur scegliendo l'Azienda speciale consortile.
La lettera firmata dai Sindaci giunta in redazione e pubblicata dal nostro giornale fa quasi tenerezza per l'inconsistenza degli argomenti addotti. Analizziamo brevemente:

" A nostro avviso Idrolario come perno della riorganizzazione societaria era un'opzione troppo rischiosa per essere presa in considerazione. Una società con 20 dipendenti, che non gestisce operativamente il servizio e che versa in una situazione di gravi tensioni finanziarie come avrebbe potuto e con quali garanzie per la continuità del servizio gestire da subito contemporaneamente:

1° La presa in carico della struttura di Idroservice ( più di 100 dipendenti) e la sua integrazione.

2° Il confronto con gli istituti di credito per presentare la nuova situazione e acquisire i finanziamenti a medio e lungo termine per chiudere le passività a breve e coprire gli investimenti del piano d'Ambito.

3° L'ingresso nel capitale  dei Comuni della Provincia non soci e la redistribuzione delle quote per raggiungere l'assetto proporzionale agli abitanti.

4° La riorganizzazione societaria delle altre società del territorio incidenti sul SII. 

Per quanto riguarda il rischio evidenziato in premessa dai Sindaci firmatari ci chiediamo se sia più rischioso far gestire ad Idrolario il Servizio Idrico Integrato (SII) come suggerito dai diversi consulenti interpellati, o fare un'operazione che non rispetta le vigenti leggi, qual è l'affidamento ad Idroservice del SII?
Le criticità evidenziate nei primi due punti si possono risolvere con una semplice fusione fra Idrolario ed Idroservice, staccandola immediatamente da LRH. Il tempo non manca se si tiene conto che il SII è in carico ad idrolario fino al 31/12/2013.
Per quanto riguarda le presunte problematiche evidenziate negli ultimi due punti va sottolineato che molto probabilmente andranno risolte congiuntamente all'ATO e che siano in capo ad Idroservice o alla società nata post fusione nulla cambierebbe.
Perché i sindaci firmatari continuano a pensare che il SII è gestibile solo con il supporto di LRH? Se in una provincia non ci fosse una società pubblica, come LRH, che produce utili, grazie alla gestione del gas e dell'energia,  come si troverebbero le risorse  per gestire il ciclo idrico Integrato? La risposta è semplice: con la tariffa.
La tariffa, piaccia o no, dovrà coprire i costi ordinari e gli investimenti. Ne consegue che il SII deve autofinanziarsi, applicando tariffe che devono essere modulate nel tempo in relazione agli investimenti che via via si vanno a definire. La prova che questa è la sola strada percorribile l'hanno offerta proprio i sindaci nel corso della conferenza di martedì, deliberando l'aumento del 14%  con decorrenza retroattiva al 2012. Questo ad Idrolario non è stato mai consentito.
E allora torna la domanda iniziale: perchè si vuole rinviare a una data indefinita quello che è possibile fare entro fine anno? Non sarà  la difesa ad oltranza di un potere di pochi privilegiati che come la "Casta Romana" anche la " Casta Provinciale"se ne infischia della volontà che i  cittadini esprimono mediante i referendum, che puntualmente vengono disattesi? 
E' dal 2008 che la banda dei pifferai magici continua a suonare la stessa musica, mietendo sempre successi. Ma l'orchestra, stavolta, rischia di steccare. Un ricorso metterebbe in crisi la scelta Idroservice, nonostante le clausole previste dai sindaci. E' evidente che se il SII non lo si vuole affidare a Idrolario e neppure si prende in considerazione l'ipotesi di fondere Idrolario con Idroservice ci deve essere un retropensiero. E un piano "B".  Quanti dei dieci firmatari la lettera inviata a Merateonline ne sono davvero consapevoli?
Claudio Brambilla
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