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Scritto Domenica 05 maggio 2013 alle 20:03

I POLITICI LECCHESI BUONTEMPONI CHE PENSANO A CAMBIARE I NOMI


Intervenuto a ricevere dalle mani del sindaco a nome della città di Lecco la benemerenza civica in memoria del papà Pierluigi Polverari deceduto di recente, Marco Polverari ha proposto di rinominare l’ex Piazza della Stazione, già ribattezzata  Piazza Lega Lombarda nel 1995 dal sindaco leghista Giuseppe Pogliani, in Piazza della solidarietà. Il sindaco di centrosinistra Virginio Brivio e il capogruppo del Pdl Filippo Boscagli  si sono espressi a favore. Ne sarà investito il Consiglio Comunale. La Lega è insorta.
Lasciate stare. Se si dà un nome a una via o a una piazza che resti tale per sempre. E’ già deprimente e indice di sottocultura che un movimento politico decida di affidare alla materia il successo del momento e che  segni, come fanno i cani, il territorio che lo vede momentaneo detentore di un potere che dovrebbe chiamarsi servizio. Lasciate in vita il nome di quella piazza, così come merita di rimanere imperituro rivestimento stradale quel simbolo del sole delle alpi lasciato alla sfrontatezza di pioggia, smog, agenti vari, cicche e mozziconi di sigaretta. Dispiace che la signora Cinzia Bettega giochi ancora sul comodo equivoco della casuale coincidenza tra la Lega Lombarda Partito e la Lega Lombarda movimento di popoli lombardi di quasi dieci secoli fa per sostenere che la titolazione ha valenza storica e non contemporanea, e oggi assai svalutata, tacca politica. Vi leggo un intento punitivo verso la Lega, chiosa la signora Bettega. Tutt’al più verso la storia, signora. Non si contraddica. Eppoi vi fate già troppo male da soli, chi ha voglia di infierire? Virginio Brivio è una brava persona, lontana anni luce dal premiato due Boso-Borghezio. Brivio è un emolliente, non un eccitante. La signora per analogia cita il caso del Ponte Azzone Visconti. E’ storia anche quella, chiosa. Ha ragione, infatti c’è un partito politico con questo nome che si è appena candidato alle politiche.
Mi sfugge la ragione per la quale Marco Polverari abbia gettato nell’agone del chiacchiericcio una questione così banale. Dare in pasto agli amministratori locali, proprio di questi tempi, l’occasione di spendere male tempo e parole è poco solidale e parecchio pretestuoso. Se poi la stampa lecchese ci mette del suo e riempie le pagine con l’opinione dei cittadini siamo alla disperazione mediatica.
Si lasci quindi che Piazza della Stazione mantenga il suo attuale nome. Continuare a chiamarsi Piazza Lega Lombarda non farà rigirare nella tomba più di tanto il Barbarossa, ma terrà desto il ricordo, con lo scorrere del tempo e degli appuntamenti elettorali, del pranzo di nozze di Stefano Galli, della brillante esperienza politica del pluribocciato Trota, del calcio in culo dato a Umberto Bossi dal suo delfino ramazza, dello yacht e dei diamanti comprati da Belsito. 
Soprattutto resterà, la piazza, a sempiterna memoria di quel personaggio politico lecch/cisanese deputato, senatore e financo ministro della Repubblica che a Bolzaneto in piena notte non rinvenne e ancor meno immaginò tracce di violenze della polizia, che, componente dell’ufficio di tesoreria della Lega, dubitò sì fortemente della gestione finanziaria di Belsito, ma si limitò a formalmente chiedere e non a materialmente esigere i bilanci e che, candidato controvoglia alla carica di sindaco in una Lecco inossidabile feudo leghista da quattro consiliature, fu trombato, ma trombato proprio, dal candidato di centrosinistra e attuale sindaco in prima battuta, senza neppure l’onore del ballottaggio. Però Roberto Castelli ha scritto un libro nel quale dà conto dei quasi venti anni passati – remunerato e fringbenefizzato - al servizio di un Paese disprezzato. In copertina si autodefinisce Pretoriano. Aggiungo, io, al servizio di Roma. Un libro che equivale alla targa della Piazza. Sono reperti. Rimangano tali.
Sindaco Brivio, lasci stare il nome della Piazza. Che rimanga nell’odonomastica cittadina. La memoria tollera testimonianze anche volubili o negative. Targhe, targhette e similiari  in fin dei conti sono piccole lapidi ad vitamaeternam. Dall’inno al de profundis il passo è breve, lo spazio di un movimento di bacchetta o di ramazza. Oggi la Lega ha bisogno di qualche pater, ave, gloria. Lasciamogli i connotati di alluminio. La vera solidarietà è lasciare a Cinzia Bettega e a Stefano Parolari la soddisfazione di avere contribuito nel 1995 con nobile gesto  a scrivere una spiegazzata pagina di storia. Treni, pullman, taxi e soprattutto pendolari ringraziano. L’occhio vigile del santo protettore verde vestito rende meno squallidi i primi, meno inquinanti i secondi e meno costosi terzi. Non priviamo i cittadini di Lecco del loro diritto alla memoria. Verrà giorno che in quella piazza, se non la si cambierà di nome, porteranno  scolaresche e turisti, inclusi i giapponesi, a scattare foto. E il Cicerone introdurrà con queste parole “Questa, prima era la città del Manzoni, poi venne Pogliani”. Ma questa è un’altra storia.
Alberico Fumagalli
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