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Scritto Giovedì 11 aprile 2013 alle 18:18

Confronto su fusioni, unioni e associazionismo tra comuni. Giovanni Ghislandi, perchè Imbersago merita l’autonomia


Giovanni Ghislandi, sindaco di Imbersago
E' proprio vero - come si tende a far credere ai cittadini - che i Comuni piccoli e medi sono tra i responsabili dello spreco di risorse pubbliche in Italia, generando costi inutili? Davvero è tutta o quasi colpa loro? Sono troppi, si dice, creano inefficienza, la loro presenza è antistorica... Dibattito appassionante, non c'è dubbio, ma credo anche un poco fuorviante: bisognerebbe infatti ragionare sui numeri e sulle situazioni concrete, prima di arrivare a sentenze troppo frettolose. Partiamo allora dai numeri e facciamo qualche riflessione...
 IL NUMERO DEI COMUNI IN ITALIA In Italia (60 milioni di abitanti) i Comuni sono in totale 8.092, di cui 5.698 al di sotto dei 5 mila abitanti (oltre il 70%); in questi ultimi vive il 17,4% della popolazione italiana. Quasi il 20% dei Comuni rientra nella fascia fra i mille e i 2 mila abitanti residenti. Oggi il 66,4% degli italiani vive in centri con meno di 50 mila abitanti e solo il 22,8% vive nelle 45 città con oltre 100 mila abitanti (dati censimento 2011). Il trend si va rafforzando: i Comuni di dimensione medio-piccola (tra i 5 mila e i 20 mila abitanti) hanno un aumento della popolazione pari all'8,1%, quelli di medie dimensioni del 5,2% e in quelli più grandi la popolazione è pressoché stazionaria (0,2%). Si tratta di dati in controtendenza rispetto a ciò che avviene nel resto del mondo. Certo, ci sono i fenomeni di spopolamento delle zone montane e interne, ma è innegabile che la storia e la geografia contano parecchio e servono anche a comprendere se l'identità plurale del nostro Paese - da sempre rivendicata - sia la vera espressione del modello italiano di sviluppo e di convivenza.    
QUANTI SONO I COMUNI IN EUROPA
Proviamo a mettere il naso fuori da casa nostra: in Germania (83 milioni di abitanti) i Comuni sono 12.104 (35% in più rispetto all'Italia); in Francia (62 milioni di abitanti) arrivano addirittura a quota 36.682 (quasi cinque volte i nostri) e il 90% di essi ha meno di 2 mila abitanti; in Spagna (47 milioni di abitanti) 8.116, in Austria (8,3 milioni) 2.357, in Svizzera (8 milioni) 2.516. La sola Lombardia, con più abitanti della Svizzera (9,7 milioni), conta 1.544 Comuni, di cui 1.085 inferiori ai 5 mila abitanti e 527 montani. Vogliamo dire quindi che gran parte dell'Europa o Stati come Germania, Austria, Svizzera, Francia, Spagna sono realtà con sprechi e inefficienze nella pubblica amministrazione solo perché hanno molti Comuni? Difficile sostenerlo... Il problema, in realtà, non risiede nel numero di Comuni più o meno piccoli presenti sul territorio nazionale, ma nelle modalità di gestione degli stessi.   

I COMUNI MEDIO-PICCOLI PRESIDIANO IL TERRITORIO Ovviamente i numeri sono numeri, e risulta arduo pensare al mantenimento a ogni costo di realtà comunali con poche decine di residenti, magari con superfici enormi da gestire, ma in ogni caso occorre aiutare le realtà locali a fare le scelte che risultano più adatte. In modo autonomo e consapevole. I Comuni, specie quelli medio-piccoli, sono i veri presìdi del territorio. Anziché praticare a oltranza la miope politica dei "tagli lineari" e tentare di cancellare in modo palese o surrettizio realtà culturali e sociali di consolidata tradizione, sarebbe invece necessario investire anzitutto sulla formazione e sul controllo di amministratori e funzionari, dando loro gli strumenti adatti, monitorando in modo snello ed efficiente le attività di gestione delle risorse, incentivando forme di collaborazione fra piccoli Enti che possono arrivare - ove reputato opportuno dalle singole comunità locali - anche a forme di unione o fusione, peraltro previste già da lungo tempo dalle vigenti leggi.    

IMBERSAGO COMUNE AUTONOMO Vengo al caso del mio Comune. Meglio da soli o aggregati ad altri? Imbersago è una comunità che tiene alla propria autonomia, radicata nei secoli fin dal periodo preunitario nel Regno Lombardo-Veneto e precedenti, riconquistata il 10 maggio 1948 in un clima di entusiasmo generale della popolazione dopo gli accorpamenti coatti del periodo fascista. Riteniamo che il bilancio dell'esperienza di questi sessantacinque anni di ritrovata autonomia sia assolutamente positivo e da salvaguardare. Il Comune autonomo stimola la comunità di riferimento a essere costruttiva e propositiva. Rappresenta un fondamentale elemento di identità e di coesione sociale. Al di là delle singole valutazioni politiche e dei limiti oggettivi, i servizi e i risultati conseguiti nel dopoguerra sono sotto gli occhi di tutti e ritengo siano oggi largamente apprezzati sia dai cittadini nativi, sia da coloro che hanno scelto nel tempo di trasferirsi da noi. A scanso di equivoci, preciso che personalmente sono contrario a qualsiasi ipotesi di fusione di Imbersago con altri Comuni. Il programma amministrativo 2009-2014 approvato dal Consiglio comunale sulla scorta del libero voto dei cittadini non contempla scelte di questo tipo, ma si limita a proporre "l'individuazione di nuove forme di gestione di servizi in un'ottica sovracomunale": sono argomenti sui quali stiamo proficuamente lavorando da tempo con altri Comuni limitrofi per quanto riguarda le gestioni associate obbligatorie di funzioni - finalizzate a riorganizzare la macchina gestionale con l'obiettivo di garantire un uso più razionale ed efficace delle risorse -, che nel caso del territorio lombardo prevedono dimensioni demografiche minime di 5 mila abitanti.    
LE GESTIONI ASSOCIATE DI FUNZIONI E LA COLLABORAZIONE CON GLI ALTRI COMUNI Le funzioni associate sono una sfida a cui non vogliamo sottrarci. Dal 2012 è già in atto la gestione associata della Polizia locale (con Brivio e Airuno) e da quest'anno tocca anche ai settori sociale e istruzione (con Robbiate e Paderno d'Adda). E' assolutamente legittimo dibattere serenamente di qualsiasi argomento e ogni opinione risulta apprezzabile, ma l'argomento della fusione del Comune di Imbersago con altri - quantomeno a livello di scelte amministrative - non è all'ordine del giorno e non è nemmeno imposto da alcuna normativa vigente. I cittadini devono saperlo con chiarezza. Qualora dovessero esserci orientamenti in tal senso da parte di Amministrazioni future, la legge dice che decisioni di questo tipo andranno sottoposte preventivamente al giudizio dei cittadini attraverso un referendum consultivo. Guardiamo con interesse al dibattito in corso in altri Comuni e riteniamo comunque un punto fermo la collaborazione con tutti i Comuni confinanti, a partire da Paderno d'Adda e Robbiate (realtà, quest'ultima, che supera i 5 mila abitanti e che pur non avendo alcun obbligo di associazione di funzioni ha coraggiosamente deciso di mettersi in gioco su questo impegnativo terreno...), con i quali vogliamo lavorare con immutato spirito di collaborazione, così come dimostrato dalla cinquantennale esperienza della gestione in comproprietà della scuola media di Robbiate. Se Robbiate e Paderno decidessero in futuro di formare un Comune unico, vedremmo questo passo con estremo favore e rimarrebbero in ogni caso per noi un interlocutore fondamentale. Lo stesso discorso vale per i due Comuni di Verderio o per Brivio e Airuno. Idem, riteniamo imprescindibile il tradizionale ruolo guida di Merate per quanto riguarda le scelte strategiche del territorio di riferimento, in un quadro di collaborazione "policentrica" del meratese e di governo di area vasta del lecchese.    

TROPPI DIPENDENTI PUBBLICI? DA NOI IL RAPPORTO E' UGUALE A 50 ANNI FA...
Potrei dilungarmi sulle buone ragioni di tipo culturale e turistico a difesa dell'identità di Imbersago... Oppure riproporre la scontata litania della frazione "a rischio cemento", magari per ricavare oneri di urbanizzazione destinati a opere inutili nel capoluogo... Meglio però affrontare il nocciolo della questione: i soldi. Possiamo permetterci ancora di essere autonomi o oggi è diventato un lusso insostenibile? E i dipendenti comunali non sono troppi? Guardiamo i numeri... A metà degli anni '60, il Comune di Imbersago aveva una popolazione residente di poco superiore al migliaio di abitanti: per la precisione, 1.365 abitanti (dato censimento 1961), calati fino a 1.315 unità nel corso del decennio successivo. All'epoca risultavano in forza all'Amministrazione cinque dipendenti comunali: un'impiegata dell'anagrafe, una amministrativa, una guardia-messo, un operaio e il traghettatore. Conti alla mano, il rapporto evidenzia la presenza di 1 dipendente ogni 273 abitanti. Se arriviamo ai giorni nostri, i dipendenti del Comune di Imbersago sono nove e mezzo, a fronte di 2.470 abitanti residenti (dato di fine 2012): rispetto a mezzo secolo fa, il rapporto è addirittura migliorato, visto che oggi c'è 1 dipendente ogni 260 abitanti. Il Decreto 16 marzo 2011 del ministero dell'Interno fissa un rapporto medio dipendenti/popolazione nel 2011-2013 per i Comuni in condizioni di dissesto (tradotto: con i bilanci equivalenti al fallimento per le aziende...) a quota 1 dipendente ogni 130 abitanti per la fascia di Enti con popolazione da 1.000 a 2.999. Ciò significa che Imbersago non solo non ha nulla a che spartire con gli Enti in dissesto, visti i suoi conti in attivo, ma ha addirittura una performance virtuosa doppia rispetto ai parametri minimi fissati per legge. E così credo sia anche per la stragrande maggioranza dei Comuni della nostra zona. Nel frattempo, teniamo conto che negli ultimi cinquant'anni lo Stato ha scaricato addosso ai Comuni un'infinità di compiti e adempimenti burocratici, spesso inutili o fini a se stessi, senza che lo Stato stesso si sia premurato di imporsi alcuna "cura dimagrante" rispetto ai compiti delegati nel tempo. Secondo l'ANCI, lo Stato avrebbe addirittura un surplus di ben 90 mila dipendenti conseguente alle funzioni delegate ai Comuni negli ultimi quindici anni. Se è vero, sarebbe interessante sapere cosa fanno oggi questi 90 mila...    
I COMUNI VITTIME DI BUROCRAZIA E NORME ASTRUSE Qualcuno potrà obiettare che dopotutto il Comune di Imbersago, sì, è aumentato demograficamente, ma ha pure quasi raddoppiato i dipendenti nell'arco di mezzo secolo. Perché, allora, lamentarsi? E' vero, ma risulta altrettanto vero che per quanto concerne i Comuni, gli ultimi decenni hanno portato con sé carichi di lavoro in precedenza inimmaginabili. E' stato un crescendo, di tenore purtroppo più burocratico che sostanziale, con le conseguenze che possiamo facilmente immaginare. Personalmente amo ripetere che il Comune è un semplice Ente amministrativo chiamato ad applicare leggi fatte da altri (Stato, Regione), giuste o sbagliate che siano. I nostri destini e le dinamiche del lavoro quotidiano sono decisi altrove, a volte per effetto di norme contraddittorie o inapplicabili, fatte dal governante o legislatore di turno spesso per compiacere su tv e giornali l'opinione pubblica - o gli investitori mondiali ed europei - e scaricate addosso agli anelli più periferici della catena senza che nessuno si sia premurato di valutarne l'effetto. Norme sulla sicurezza o sull'immigrazione? Risultato: nel nostro caso generano burocrazia inutile in più per anagrafe, polizia locale e altri uffici... Norme contro le auto blu? Giustissime, ma visto che noi non abbiamo auto blu, ci creano problemi nel gestire il "parco veicoli" costituito da una Panda e dall'Ape del nostro stradino... Leggi antideficit? Ok, ma nessuno a Roma ha tenuto conto del tempo perso nell'interpretare norme astruse e in un susseguirsi di controlli, verifiche, relazioni, questionari sulle spalle dell'ufficio ragioneria o tributi... IMU e TARES? In teoria si tratta di tributi comunali, ma in realtà sono vere e proprie "tasse patrimoniali a rate", che trasformano i Comuni in gabellieri per conto dello Stato. Semplificazioni e liberalizzazioni? Sì, ma a parole, visto che poi vanno a regolarmente cozzare contro un coacervo di leggi e leggine che puntualmente ci costringono ad attenuarle o vanificarle...    

I COMUNI SONO IN PRIMA LINEA NEL RAPPORTO CON I CITTADINI
Ai poveri Comuni tocca l'ingrato compito di essere in prima linea con i cittadini, per conto di uno Stato che li maltratta tagliando risorse e aggiungendo sempre nuovi compiti. Ma in questi anni il nostro piccolo Comune ha dovuto lavorare sodo per garantire servizi sempre migliori ai cittadini, con tempistiche e modalità spesso migliori rispetto a quelle offerte da altri centri più grandi: basta guardare gli archivi delle varie annate - presenti e passate - per accorgersi che, nonostante l'informatizzazione, le pratiche edilizie e i lavori pubblici hanno un grado di complessità enorme rispetto al passato; la gestione dei servizi scolastici o sociali richiede competenze e procedure un tempo non presenti nei Comuni; la massa di corrispondenza che inonda gli uffici ogni giorno richiede un protocollo presidiato ed efficiente; l'anagrafe deve far fronte a una crescente mobilità sociale fatta di cambi di residenze e adempimenti un tempo quasi inesistenti; la polizia locale spazia in una miriade di competenze, oltre al difficile presidio sulla viabilità, peraltro in presenza di un parco auto che risulta praticamente decuplicato negli ultimi decenni (nel solo Comune di Imbersago - dato 2009 - risultano registrati al PRA la bellezza di 1832 veicoli!).   
VERIFICHIAMO I CONTI PRIMA DI TRARRE CONCLUSIONI... Però, caro Sindaco, tu non ce la conti giusta... Il tuo Comune sarà pure virtuoso e non spendaccione, ma come la mettiamo con la necessità di semplificare e di ridurre le diseconomie causate dai troppi centri di spesa? Non è meglio un Comune grande al posto di tanti piccoli? Raccolgo la sfida dicendo che i nostri conti sono a disposizione di tutti per qualsiasi raffronto. Ragioniamo sui numeri prima di trarre conclusioni... In questi anni il comparto dei Comuni è quello che ha contribuito più di tutti al riequilibrio dei conti pubblici. Vediamo in termini di spesa pro capite se siamo meglio noi o altri... Giochiamo fino in fondo la partita dei "costi standard" e del rapporto costi/benefici per capire chi amministra bene e chi no... Noi i risparmi li abbiamo fatti sul serio e siamo abituati a vivere con poco, anche perché da Roma il Comune di Imbersago ha sempre ricevuto solo briciole in termini di trasferimenti. Credo ne sappiano qualcosa, se non di più, anche tutti gli altri Comuni della nostra zona e della Provincia di Lecco.   
IL "PATTO DI STABILITA" E I BILANCI IN ORDINE DEL COMUNE DI IMBERSAGO Noi il "Patto di stabilità" lo abbiamo già vissuto in anticipo rispetto alle scadenze di legge. Da quasi un decennio la spesa per il personale del Comune di Imbersago si attesta attorno ai 400 mila Euro all'anno, le spese correnti sono rigorosamente sotto controllo, gli incarichi professionali esterni risultano azzerati, da tempo utilizziamo gli oneri di urbanizzazione solo per investimenti e non per la parte corrente, fino al 2012 abbiamo utilizzato l'avanzo di amministrazione per finanziare opere e non per ripianare la parte corrente. I residui passivi e attivi sono stati gestiti in modo corretto, tanto che entro la fine del 2012 abbiamo pagato tutti i fornitori per i lavori eseguiti. Da noi Equitalia non esiste, per il semplice fatto che già nel 2004 abbiamo rotto con Rileno e i nostri uffici gestiscono direttamente tutti i tributi comunali, con meno burocrazia e punti di riferimento certi per i cittadini. Nell'ultimo decennio abbiamo contratto un solo mutuo a totale carico del Comune e siamo oggi ben al di sotto dei nuovi restrittivi limiti all'indebitamento imposti nel 2011 e aggravati l'anno scorso dalla Spending Rewiew: dal precedente limite legislativo del 15% della spesa per interessi rispetto ai primi tre titoli delle entrate di bilancio, la percentuale deve arrivare al 4% entro il 2014. Noi siamo già oggi al 3,11%... E poi basti aggiungere che nel 2018, per effetto della scadenza di vecchi mutui, i debiti del Comune di Imbersago saranno quasi completamente estinti... La situazione, ovviamente, non è tutta rose e fiori: la scarsità di risorse disponibili si fa sentire, ma questa non dipende da noi. Per contro, se guardiamo alla finanza pubblica italiana, il solo debito pubblico triplicato negli ultimi vent'anni (da 700 miliardi alla cifra astronomica di 2.000 miliardi di Euro...), unito all'esplosione della spesa corrente e per interessi bastano a testimoniare il fallimento della cosiddetta Seconda Repubblica. Ce ne stiamo accorgendo in queste settimane...   

LO STATO? UN COLOSSALE "STIPENDIFICIO" Libri come " La Casta " di Stella e Rizzo hanno fotografato molto meglio del sottoscritto il clima generale in cui opera l'amministrazione pubblica in Italia: le sembianze, condivise dall'opinione pubblica, sono quelle di un colossale stipendificio, dove troppo spesso la qualità e la produttività appaiono come un mero optional, dove vige la sostanziale inamovibilità del dipendente e in cui regna una rigidità ormai anacronistica. Provo a riflettere sui nove dipendenti e mezzo del Comune di Imbersago e ad allargare lo sguardo sul Mare Magnum dei 3 milioni e 247 mila dipendenti pubblici presenti nel nostro Paese (dato 2011). Sono tanti o pochi? Servono tutti, oppure no? Difficile rispondere... In materia ci sono diverse scuole di pensiero: uno studio di Confartigianato del 2012 dice ad esempio che nelle Regioni italiane un dipendente su tre è di troppo, con gravi disparità territoriali e una punta negativa nella Regione Sicilia; lo studio aggiunge che solo intervenendo su questi esuberi di personale regionale si potrebbero ottenere risparmi quasi doppi rispetto a quelli realizzabili intervenendo sul personale di tutti gli 8 mila Comuni italiani, pure loro caratterizzati da enormi contraddizioni e gravi disparità territoriali. Altre fonti documentano invece che il numero di dipendenti pubblici rispetto alla forza lavoro complessiva, in Italia è al 14,3%, addirittura inferiore alla media OCSE attestata al 14,9%; per contro, ci sono Paesi che in proporzione hanno percentuali ben superiori alle nostre, come la Francia (21,9%) o la Norvegia (29,3%). Il problema non sarebbe il numero assoluto, ma il quadro generale di efficienza e funzionalità del pubblico impiego, ben più basso rispetto ad altri Stati.   
LA PRODUTTIVITA' DEI DIPENDENTI PUBBLICI Per pochi o tanti che siano, la grande questione che pende sui dipendenti pubblici in Italia (e non solo pubblici...) è rappresentato dalla produttività e dal quadro generale di inefficienza: è lì dove bisogna lavorare. A monte, la politica dovrebbe finalmente fare un ragionamento generale su cosa ci possiamo permettere e cosa no, su quanti stipendi lo Stato è in grado di pagare, su quali servizi si possono offrire ai cittadini e quali no, sugli standard minimi di qualità per l'erogazione di un servizio. Ne dovrebbero poi conseguire le dolorose ma necessarie riforme. Mi limito a suggerirne una: bisogna percorrere fino in fondo e con coraggio la strada di fornire allo Stato dispositivi efficaci che permettano di valorizzare davvero i capaci e i meritevoli, permettendo nel contempo a tutti i livelli istituzionali (Comuni compresi) di cacciare i lavativi conclamati, gli incapaci e gli opportunisti dalla pubblica amministrazione. Certo, con garanzie per i bravi dipendenti e senza spazi per prevaricazioni, ma con l'idea chiara che lo Stato deve pagare lo stipendio per il servizio efficiente che il dipendente rende ogni giorno ai cittadini e non per il solo fatto di presentarsi al mattino al lavoro...    

DIMEZZATE LE POLTRONE SOLO NEI COMUNI... DOVE NON COSTANO NULLA
Si dice che le poltrone dei politici sono troppe... Già: a Roma, a Milano, nelle Regioni, nelle società varie e nel vasto sottobosco della politica... E sono tutte ben remunerate, come sanno i cittadini. Peccato che le sole poltrone ad essere tagliate siano quelle dei Comuni, specie di quelli piccoli dove le indennità sono ridicole, le auto blu e rimborsi non esistono, cellulari e polizze assicurative si pagano di tasca propria e spesso gli amministratori ci devono pure mettere del loro... Attenzione: parliamo di amministratori che non sono professionisti della politica, visto che (se non l'hanno già fatto, perché pensionati...) tutte le mattine si alzano per andare a lavorare e si occupano poi del Comune nel tempo libero. Oggi il Comune di Imbersago ha un Sindaco, dodici consiglieri e quattro assessori (di cui tre consiglieri). Nel prossimo mandato che uscirà dalle elezioni comunali del 2014 ci saranno un Sindaco, sei consiglieri comunali (minoranza compresa) e due assessori. In nome del risparmio, consiglio e giunta dimezzati! Fanno parte delle famose "50 mila poltrone sforbiciate" di cui tanto ci hanno parlato su stampa e tv. Ma i politici che hanno votato questa legge insensata, non sanno che a Imbersago e in una miriade di altri Comuni i consiglieri non hanno mai preso un centesimo di gettone di presenza! Così facendo, si otterrà solo il risultato di mortificare la rappresentanza civica, senza risparmiare nulla e anzi precludendo la possibilità di un impegno in Amministrazione per molti giovani, spesso utilissimi in termini di volontariato a favore del Comune. Davvero un bel traguardo...  QUALI RIFORME PER CAMBIARE ROTTA?   Quali idee per un minimo di riforme legislative e per cambiare rotta? O meglio: nel tentativo di stabilizzare una situazione di perenne incertezza? Provo a buttare lì qualche suggerimento, sulla scorta dell'esperienza acquisita in questi anni. Il Parlamento potrebbe finalmente approvare la "Carta delle autonomie" - legge di riforma del Testo Unico degli Enti Locali, che tra l'altro contiene nella bozza norme apposite sui piccoli Comuni - inserendo magari novità significative tipo l'abolizione di inutili bilanci pluriennali e relazioni previsionali, rivedendo profondamente il ruolo dei costosi Segretari comunali, inserendo la gratuità del ruolo di consigliere nei piccoli centri, liberando così "a costo zero" risorse per un maggior numero di assessori. Poi - crisi permettendo -, bisognerebbe lavorare sul riordino legislativo della bolgia esistente in materia di personale e finanza locale, mettendo anche in cantiere riforme più strutturali relative al catasto (premessa indispensabile per un'equa applicazione di tributi come l'IMU) e all'urbanistica. Se proprio non fosse possibile l'esclusione dal patto di stabilità dei piccoli Comuni, almeno si dia loro la possibilità di applicare stabilmente l'avanzo di amministrazione per investimenti. Da ultimo, un pensiero proprio sull'IMU. Tutti i partiti, nella recente campagna elettorale infarcita di chiacchiere e cose insensate (tipo l'accorpamento coatto dei Comuni sotto i 5 mila abitanti...), hanno promesso una totale devoluzione di questo tributo ai Comuni, in cambio dell'azzeramento o quasi dei trasferimenti statali: una prospettiva di questo genere sarebbe per noi - e non solo per noi - estremamente positiva e ci consentirebbe, forse, di rivedere anche le aliquote verso il basso.     A questo punto, mi sorge spontanea un'ultima inquietante domanda...   Perché proprio noi dobbiamo immolarci sull'altare della moribonda Seconda Repubblica? Perché Comuni come Imbersago e tantissimi altri devono pagare il conto di fallimenti altrui? Per quale motivo dobbiamo rassegnarci a diventare la frazione di chissà chi o cosa?...   La stella polare e una risposta a questi dubbi sono le sagge parole dette un secolo fa da don Luigi Sturzo:   «Gli Stati li hanno fatti gli uomini, i Comuni li ha creati Dio...».
Giovanni Ghislandi, Sindaco (pro tempore) di Imbersago
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