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Scritto Lunedì 25 marzo 2013 alle 20:59

Fusione comuni meratesi:  la parola passa ai sindaci emeriti. Il futuro nelle parole di chi ha amministrato in tempi diversi

Dopo aver interpellato gli attuali primi cittadini in merito ai dettami della così detta Spending Review che, in nome del presunto risparmio, impongono, tra le altre cose, ai comuni sotto i 5.000 abitanti di associare tra loro, entro la fine dell'anno, almeno 9 funzioni, abbiamo voluto coinvolgere nel vivace dibattito che si è generato a tale proposito sulle colonne di questo giornale, anche alcuni "sindaci emeriti", coloro i quali, in diverse fasi storiche, per un lungo periodo o anche solo per un mandato, hanno tenuto le redini di quelle realtà che oggi sembrerebbero destinate a fondersi tra loro (perdendo, almeno in parte, la propria identità) o comunque a veder gestiti in forma condivisa servizi prima erogati autonomamente.
Come facilmente immaginabile, così come non vi è una linea comune tra i sindaci attualmente in carica, vi sono anche posizioni diverse tra gli ex borgomastri, il più delle volte dettate da quelle che, ai loro occhi, sono le peculiarità dei loro comuni o, dal canto opposto, le affinità, storiche o territoriali, che legano una municipalità a quelle confinanti. Non mancano poi considerazioni più generali legate al concetto di risparmio o ai problemi pratici che verrebbero generati dall'eventuale passo verso la fusione. 

Vediamo dunque i loro pareri, in alcuni casi, antitetici tra loro

ANTONIO CONRATER

SINDACO DI CERNUSCO DAL 1977 AL 1983 E DAL 1988 AL 2001

"Dovessi scegliere io, infilerei la strada dell'Unione come esperimento di lavoro in comune ma non imboccherei una via così drastica come quella della fusione". Ha le idee chiare l'ex sindaco cernuschese ancora impegnato politicamente come titolare dell'assessorato ai Servizi Sociali della Provincia di Lecco che si addentra anche in quello che definisce "il limite politico" ovvero "il problema della rappresentanza". L'eventuale creazione di un unico comune e dunque di un unico consiglio comunale sconvolgerà infatti gli schemi riducendo di fatto anche i cernuschesi che siederanno nell'assise: "il dibattito sarà fortemente compromesso così come la partecipazione. Il modo di discutere dovrà necessariamente essere cambiato". Ma non solo: "Cernusco ha fatto scelte particolari di politica urbanistica sul territorio, in controtendenza rispetto agli altri paesi. Tale politica potrebbe essere compromessa. Quale sarà infatti la strategia di sviluppo del nuovo paese?". E ancora: "Bisogna iniziare a valutare subito anche problemi più pratici, per evitare di "scoprirli" dopo... Oggi abbiamo quattro comuni con quattro municipi. Poi il sindaco dove sarà?  E gli uffici? E quale nome dare al paese? Non è una scelta così banale: il nome ha a che fare con l'identità".

EUGENIO MASCHERONI

SINDACO DI MONTEVECCHIA DAL 1967 AL 2001

"Da un punto di vista tecnico-economico bisogna stare attenti a non fare confusione:  nel mettere insieme i comuni c'è il rischio di non avere risparmi e al contempo di uccidere la capacità di una comunità di essere propositiva" esordisce lo storico sindaco del Colle nonché ancora alla guida del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone che spiega la seconda parte della sua affermazione citando alcuni frammenti della storia del suo paese: aggregata dall'alto, dal 1927 fino al 67 a Cernusco, Montevecchia, infatti, secondo il suo primo sindaco post separazione, ha vissuto durante la fase di unione, "un periodo di stasi totale". Dal '67, invece, "la comunità, incentivata da un'amministrazione giovane, si è unita per certi scopi, facendo un'infinità di cose...". Nell'illustrare ciò, Mascheroni sottolinea poi, come già durante il suo lunghissimo mandato, si sia però cercato di dare risposte efficienti alle necessità della popolazione, lavorando non solo a livello comunale. L'esempio è dunque quello della scuola media consortile, posta in posizione baricentrica per servire Montevecchia, Cernusco, Osnago e Lomagna. "Ci sono cose da sviluppare a livello locale, di comune. Altre invece da risolvere a livello di zona, di distretto". Ecco quindi elevato quale secondo modello, proprio il Parco Regionale del Curone nato "per preservare la collina" coinvolgendo allora 9 comuni poi divenuti 12. Proprio per sottolineare questa necessità di conservare l'unità comunale ma allo stesso tempo potenziare i servizi condivisi a livello zona, Mascheroni cita il caso della Francia con la sua miriade di municipalità anche piccolissime con la loro identità dove però "nei comuni più piccoli la totalità dei servizi è distrettuale". Quello del sindaco emerito di Montevecchia è dunque un "no" deciso alla fusione mentre definisce come "un primo possibile passo" l'Unione. "Ma bisogna stare attenti - ammonisce - non sempre i servizi migliorano".

Se Mascheroni vede un'eventuale fusione come un secchio di acqua fredda sull'entusiasmo dei cittadini, ha un parere del tutto opposto Sandro Cesana di Brivio, primo ad aprire la carrellata dei "former" borgomastri  schierati apertamente per questa scelta radicale.

ALESSANDRO CESANA

SINDACO DI BRIVIO

Parla di "benefici sociali", della possibilità dunque di creare fermento e coinvolgimento tra i cittadini e dell' "impossibilità di continuare così come si sta lavorando adesso, con il personale impegnato a stare dietro alla normativa" Sandro Cesana per motivare il suo essere "estremamente favorevole" alla fusione dei comuni. "E' indispensabile" afferma dunque sostenendo anche che "in questo momento ci sono le condizioni favorevoli" e citando tra queste anche la crisi dell'edilizia che in qualche modo potrebbe essere superata creando queste aggregazioni di municipalità. "Non si può però fare a spizzichi e bocconi. Ci vuole un'architettura complessiva. Quali sono le dimensioni minime che un comune deve avere? 10.000 abitanti? Bene, raggiungiamoli...".

MARCO MOLGORA

SINDACO DI OSNAGO DAL 1994 AL 2004

Anche Marco Molgora, ex sindaco di Osnago e attivista lecchese nelle file di Sel, parla della necessità di tratteggiare un'architettura di insieme prima di iniziare gli accorpamenti. "E' necessaria una riforma amministrativa e dello Stato con una riflessione seria alla base. Si deve definire come lo Stato si struttura" spiega precisando anche come, a suo modo di vedere, il principio guida di questa riorganizzazione, non debba però essere quello del risparmio ma piuttosto la volontà di offrire ai cittadini servizi migliori, servizi che un comune con pochi abitanti non sarà più in grado di garantire. Fatta tale premessa di carattere generale, Molgora, ha anche dichiarato "non sono per la difesa del campanile. La fusione però non si può fare in "quattro e quattro otto". Bisogna spiegare le cose ai cittadini, bisogna costruire un percorso, evitando anche che si cada nella guerra tra le parti. Una decisione di questo tipo ha a che far con la storia non con la cronaca".

RENATO COGLIATI

SINDACO DI OLGIATE DAL 1983 AL 1988

"Non sono pregiudizialmente contrario alla fusione dei comuni" dichiara anche l'avvocato, membro tra l'altro dell'ultimo consiglio provinciale comasco prima dell'autonomia di Lecco. "In un'economia globale lo stare a dividere o reclamare il campanile è anacronistico e antistorico rispetto al momento" aggiunge poi spiegando come, a suo modo di vedere, "la condivisione dei servizi potrebbe essere il primo passo per poi arrivare a un'unificazione amministrativa e politica". Ricordando dunque come Olgiate e Calco abbiano costituito un comune unico fino al 1953, Cogliati si è anche soffermato "sull'omogeneità evidente dal punto di vista storico e territoriale" che vi è tra le due realtà e che, effettivamente manca con le altre due municipalità vicine (Airuno e Brivio) senza però pensare che tale "mancanza" possa costituire un ostacolo insormontabile.

GIANLUIGI CAMERONI

SINDACO DI BRIVIO DAL 1997 AL 2001

"Secondo me unificare i servizi è una cosa positiva" esordisce Cameroni, eletto sindaco da candidato per la Lega Nord che porta come esempio il sistema contabile: "impostarne uno solo per un paese piccolo, significa buttar via soldi. Più si unisce, più si risparmia. Si potrebbe addirittura arrivare ad avere un centro contabile unico per tutto il meratese. Ora ci sono gli strumenti per farlo. Basti pensare che con una tesserina una persona può accedere ai documenti che necessità direttamente da casa". L'ex primo cittadino, che durante il suo mandato aveva già associato il servizio di polizia locale con il vicino comune di Cisano, si dice quindi favorevole all'unione dei servizi. Per quanto invece attiene la fusione dei comuni, egli la definisce come "una cosa da studiare". Ritiene infatti che si debba mettere a punto un sistema all'interno del quale anche la municipalità più piccola tra quelle accorpate, abbia un giusto peso. "Bisogna garantire la tutela delle "minoranze" altrimenti va a finire che le decisioni vengono presi sempre dagli stessi".

Vogliono la fusione e la vogliono subito gli ex sindaci del comuni della Valletta contattati:

PIERLUGI - MARINO - MONTANELLI

SINDACO DI SANTA MARIA DAL 1982 AL 1992

"Sono favorevole e lo sono sempre stato! Non ha più senso la divisione, soprattutto per le situazioni che ci sono adesso. E anche a livello di senso civico e di integrazione tra la popolazione. Con un comune unico si può organizzare tutto al meglio, senza dispersioni: con un solo consiglio comunale, tutto diventerebbe più semplice. Il resto sono tutti campanilismi!" afferma con decisione Montanelli.

 


MARIO VILLA

SINDACO DI ROVAGNATE DAL 1993 AL 1997

"La fusione è da fare il più in fretta possibile. Inutile tenere in piedi tre comuni con i servizi già uniti e con tutte le interazioni che ci sono: non si sa nemmeno più dove finisce un comune e inizia l'altro" e aggiunge poi: "Il discorso c'era già ai miei tempi: ora va fatto e anche alla svelta" .

 

LUISA CRIPPA
SINDACO DI PEREGO DAL 1988 AL 1992

"A suo tempo era un auspicio". E' l'unica dichiarazione di Luisa Crippa che si dice "non più addentro alle questioni amministrative".



LUIGI BRAMBILLA

SINDACO DI CALCO DAL 1979 AL 1984

"Sono impreparato sulla questione ma a caldo direi che è una cosa utile ma di difficile realizzazione. I vecchi campanilismi sono difficili da risolvere.

 


GIOVANNI VILLA

SINDACO DI IMBERSAGO DAL 1970 AL 1995          
"Non ne ho minimamente sentito parlare. Non è una cosa di cui si parla in paese e non è stata affrontata in nessuna sede pubblica. Bisognerà capire quali sono i termini. Mi chiedo però perché abbiamo restaurato il palazzo comunale (e non l'abbiamo ancora inaugurato) se c'è già in predicato di unire i comuni: era allora una spesa che si poteva evitare".

 

FUMAGALLI GIUSEPPE
SINDACO DI LOMAGNA DAL 1976 AL 1985

Come suo figlio, attuale sindaco del paese, anche Giuseppe Fumagalli lascerebbe le cose come stanno. "Non ho voluto apposta leggere le motivazioni di legge, non credo però che i comuni piccoli siano quelli spendaccioni. Piuttosto avrei messo in discussione davvero le province". Ipotizzando dunque un processo di fusione con i comuni vicini, si lascia quindi andare a un "chissà quanti litigi arriveranno!".

 

ANGELO ROTTA

SINDACO DI PADERNO D'ADDA AL 1995 AL 2004

"Non ho approfondito il tema ma potrebbe essere una buona cosa purchè i servizi restino a disposizione dei cittadini attraverso il decentramento delle strutture. Siamo abituati ad avere il comune al massimo a un chilometro da casa. Ma poi ci sarà davvero un risparmio se si vanno a tagliare i 20-25€ che un consigliere prende a seduta? E come verrebbe eletto il nuovo consiglio? Le questioni aperte sono tante".



Articolo parte del dossier: UNIONE DEI COMUNI: SITUAZIONE ATTUALE E SCENARI FUTURI
A.M.
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