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Scritto Sabato 16 marzo 2013 alle 17:49

Si fondono i comuni, si riducono i Consiglieri. Così la rappresentanza di idee e interessi va a farsi benedire

Si chiama così dal 988 D.C., dicono le cronache. Ma un giorno Cernusco Lombardone potrebbe chiamarsi Curone pedemontano oppure Pendici di Brianza. Un nuovo paese, dai confini ampi tanto quanto il perimetro che circonda Montevecchia, Osnago e Lomagna. Una città, quindi, in grado di competere per dimensione e popolazione con Merate, secondo centro della provincia di Lecco. Il cambio del nome sarà probabilmente una nota triste per chi è nato e ha vissuto a lungo in paese; mentre per i giovanissimi, soltanto una scocciatura per dover sostituire i documenti di identificazione dato che raramente coltivano l'amore per la propria terra (se così non fosse parteciperebbero in maniera attiva alla sua vita). Per i comuni sarà, forse, la sola alternativa al default, nell'erogazione dei servizi prima che nel conto economico di ciascuno. Perché ormai reggere il peso di una comunità ridotta è impossibile. Occorre raggiungere una massa critica che permetta di ripartire su una platea la più vasta possibile i costi dei servizi, visto che lo Stato non restituisce quasi più i fondi che riceve e che la leva della fiscalità locale è ormai fuori uso per eccesso di prelievo. E' questo lo scenario dei prossimi 3-5anni che prospetta l'inchiesta di merateonline: la sparizione di una decina di comuni mediante fusione con altri per dare vita a entità di maggiori dimensioni. Un piano già delineato nel 1990 dalla legge quadro 142 ma di fatto mai attuato se non in qualche raro caso. I pareri sono e saranno sempre discordi. I due Verderio non sono ancora riusciti ad unirsi per il persistere di resistenze di campanile, nonostante tutto o quasi ormai sia già in...comune. Certo si tratterà di mantenere nelle municipalità quei servizi che non possono essere fruiti tramite internet o che, comunque, sono di prima necessità per i cittadini che ancora non si servono della rete. Ma la strada sembra inevitabilmente segnata. Chissà se con trent'anni di ritardo vedremo delinearsi quella città Brianza disegnata da Giovanni Maldini, indimenticato sindaco di Casatenovo; lui, che veniva dall'Emilia. Il dibattito è aperto anche se non tutti vi partecipano. Ma c'è un altro aspetto relativo al funzionamento delle istituzioni che sta subendo un drastico ridimensionamento: il numero di consiglieri comunali, ossia di quei cittadini eletti da altri cittadini al fine di rappresentarne gli interessi dentro l'aula consigliare. Il caso di Merate è eloquente. Fino al 1995 sedevano a Villa Confalonieri 30 consiglieri comunali. Col sistema proporzionale alle elezioni del 1990 erano stati eletti 15 democristiani, 6 leghisti, 4 comunisti, 3 socialisti e 2 repubblicani. Una bella rappresentanza, priva soltanto di un esponente del Pli, uno del Psdi, uno del Msi, uno di Dp, partiti minori che pure in passato avevano avuto almeno un consigliere. Il sistema, con tutti i difetti del proporzionale, garantiva una vasta pluralità di idee e interessi, assegnando poi il compito alle forze politiche di trovare alleanze per garantirsi una maggioranza stabile. Oggi quei consiglieri sono ridotti a venti più il sindaco e il prossimo anno, quando si tornerà a votare, le liste non potranno avere più di sedici candidati, tanti quanti saranno i consiglieri comunali. Si voterà col maggioritario a un turno quindi il gruppo che vincerà anche con un solo voto avrà dieci consiglieri più il sindaco. Le minoranze dovranno accontentarsi di 6 seggi. Se si tratterà di liste civiche è probabile che dopo uno o due anni a lavorare saranno soltanto i primi della lista, i fondatori, gli animatori, mentre pian piano il resto del gruppo di sfalderà, rendendo così difficile seguire con cognizione di causa tutti i temi trattati in aula e nelle commissioni. Sarà insomma una falcidia per i gruppi di opposizione che, probabilmente, rappresenteranno però la maggioranza della popolazione. Non dimentichiamo infatti che Albani prima e Robbiani ora governano con meno del 40% dei consensi. Si dice che questa manovra rientra nei costi della politica. Sapete quanto costa un consigliere comunale di Merate, considerando 9-10 sedute l'anno? Circa 200 euro. Più o meno il costo del carburante che consuma settimanalmente una di quelle auto blu che sfrecciano nel meratese. Lì si spreca, qui, dove il consigliere, anche quello taciturno svolge un'importante funzione di connessione con la cittadinanza, si taglia. Ai tempi del proporzionale, quando c'erano i partiti, i consigli erano preceduti da lunghi incontri nelle sezioni dove i consiglieri studiavano le carte aiutati dai non eletti. Così il dibattito in aula era fecondo. Chi invece era solo, una volta l'Msi, un'altra Dp e così via, riusciva, pur con tutta la buona volontà, a intervenire soltanto in discussioni mirate, ove faceva premio la cultura personale sullo studio dell'argomento. Sfalciare così la rappresentanza civica è un errore madornale e un risparmio irrisorio. Più grave ancora ridurre il numero degli assessori: in Comune tutto transita e di tutto il Comune si occupa: urbanistica, lavori pubblici, servizi socio-sanitari, istruzione, sport, cultura, commercio, attività produttive, sicurezza. Tre-quattro persone non riusciranno mai a ricoprire un ruolo di indirizzo e coordinamento dei livelli interni all'altezza delle nuove esigenze, oggi in un momento di per sé già drammatico, reso ancor più grave da una selva di norme, vincoli, obblighi, capaci di confondere anche il più abile segretario comunale. No, la strada imboccata è sbagliatissima. Altri sono i costi della politica, ma lì, come noto non si taglia nulla. E pensare che per anni, e ancor oggi, con la più grande spudoratezza, ci riempiono le orecchie (e le scatole) col principio della sussidiarietà, il cittadino al centro, e altre banalità del genere. Così, mentre (i) Lupi tentano ancora di ingannarci con la favola della politica per servizio, al comune di fatto è stata sottratta l'autonomia finanziaria, tanto sbandierata dagli autori della riforma del titolo V della Costituzione nonché inibita nel concreto l'applicazione dell'articolo 5 della Carta costituzionale.
Claudio Brambilla
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