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Scritto Lunedì 11 marzo 2013 alle 19:25

Comuni del meratese: grandi manovre in atto verso le unioni o le fusioni. Ecco il possibile scenario tra 3 anni, 8 paesi sui 17

Un distretto meratese ridotto a soli otto “maxi” comuni con Merate “spodestata” e privata dunque del “titolo” di prima città del territorio? Probabilmente, allo stato delle cose, si tratta solo di “fanta-politica” (locale). Ma, se nulla a livello di governo centrale (e quindi di direttive nazionali) cambierà, lo scenario tratteggiato nelle prossime righe potrebbe presto diventare più reale e consistente di quanto possa apparire in questo momento.
Entro la fine dell’anno in corso tutti i comuni sotto i 5.000 abitanti e dunque il 70,2% delle municipalità italiche, dovranno infatti associare tra di loro almeno 9 funzioni così come previsto dalla legge 95 del 6 luglio scorso ovvero le “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini” meglio note, più sinteticamente, come le disposizioni della Spending Review.
Nel nostro distretto sono ben 13 su 17 le realtà interessate, tutte, in pratica, tranne Merate, Calco, Olgiate e Robbiate con quest’ultima comunque già coinvolta in un processo di gestione associata di due funzioni  con Paderno e Imbersago (Istruzione e Servizi Sociali) oltre ovviamente ad essere capofila del “grande” Consorzio di Polizia Locale.

La situazione attuale

Per arrivare all’obiettivo fissato da Roma, tre, come ormai è noto, sono le strade: il Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267) prevede infatti l’esercizio associato di funzioni (art.30) ovvero il minimo richiesto ad oggi dalla Spending Review, la creazione di Unioni di Comuni (art.32) e, soluzione più drastica, la Fusione di due o più municipalità contigue per dare vita a un’unica nuova realtà (art.15).
Nel meratese, l’esempio di Rovagnate, Perego e Santa Maria costituisce senza ombra di dubbio, allo stato attuale,  il modello più avanzato, con tutte le funzioni prima in capo alle singole municipalità demandate, da oltre un anno, all’Unione che, oggi più che mai, almeno in Valletta, appare come uno step intermedio per poi arrivare alla fusione dei tre comuni con la volontà di andare in questa direzione già espressa dai consigli guidati da Marina Galbusera e Paola Panzeri
(si veda: http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=31244&origine=1 )
Ci sono poi i “casi” dei due Verderio che sembrerebbero intenzionati , per la terza volta,  a intraprendere il cammino, mai giunto a compimento, di diventare uno solo con tanto di Comitato che starebbe lavorando in tal senso (http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=31859&origine=1 ) e, del “quadrilatero” dell’Istituto comprensivo “Bonfanti e Valagussa” e dunque Lomagna, Osnago, Cernusco e Montevecchia che, entro la fine del mese di marzo, potrebbero arrivare alla presentazione nei rispettivi consigli di un atto di indirizzo politico per avviare la fusione (http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=32134&origine=1 ). Entrambe le situazioni sono al vaglio di Eupolis, la società legata alla Regione che si starebbe occupando di quelli che potrebbero essere “modelli pilota” per il territorio lombardo.
Brivio, dal canto suo, sta “andando a braccetto” sempre più con Airuno con tre gestioni associate già organizzate insieme e un fitto lavoro per arrivare all’obiettivo di fine 2013, iniziando già da ora a “mettere insieme” ambiti di una certa rilevanza, come successo recentemente per la raccolta dei rifiuti e la gestione dell’isola ecologica.  Se dunque gli amministratori briviesi guardano a quelli di Airuno, Imbersago che pur condivide con loro il servizio di Polizia Locale, sembrerebbe essere timidamente più orientato verso il tandem Robbiate e Paderno che ben sembrerebbe “pedalare”.  Esclusi da questi “giochi d’amicizia” in quanto “grossi”, Calco e Olgiate ( i cui sindaci si erano però già messi al tavolo con Ugo Panzeri e Adele Gatti per provare a organizzare un consorzio di Pl, idea naufragata, a malo modo, in breve tempo) nonché Merate che, con i suoi quasi 15.000 abitanti, apre l’attuale graduatoria dei comuni della zona. Il sorpasso, però sembrerebbe dietro l’angolo.

Il possibile scenario futuro

Come ben evidente nella tabella sopra riportata, se andasse in porto la fusione tra i comuni di Lomagna, Osnago, Cernusco e Montevecchia, questa nuova realtà diventerebbe, infatti, la più grande del distretto sia in termini di estensione territoriale sia (e soprattutto) in termini di popolazione arrivando a superare quota 16.200 abitanti (i calcoli, meramente indicativi, sono stati fatti utilizzando i dati relativi ai residenti al 31-12-2011). Si tratta solo, ovviamente, come già detto in apertura, di una congettura (come tutte le altre di seguito riportate) che non tiene conto di eventuali cambiamenti nella normativa statale, dell’esito del referendum consultivo (ma non decisionale) che dovrà essere indetto per “sentire” i cittadini e delle elezioni che nel 2013 e nel 2014 porteranno al rinnovo dei diversi consigli comunali come quelli ora guidati, nel caso specifico, da Paolo Strina (che non potrà ricandidarsi personalmente) e di Stefano Fumagalli (sindaco da appena un mandato e quindi riproponibile). La nuova entità che si potrebbe venire a creare “fondendo” Lomagna, Osnago, Cernusco e Montevecchia diventerebbe, se tutto andasse in porto, la seconda della provincia alle spalle solo dell’irraggiungibile Lecco, surclassando dunque di colpo sia Merate che Calolziocorte (14.278 abitanti). Ma che nome dare ai 4 comuni divenuti uno solo?  Difficile ipotizzare il mantenimento di un nominativo a cui “aggiungere” gli altri sulla scia di “Gravedona e uniti”. Si userà quindi un acronimo del tipo CerOsMoLo? Oppure si risolverà l’empasse trovando un “filo conduttore”? Quale? Valle del Curone? Mah! E soprattutto, cosa che sicuramente preme di più ai cittadini, come riorganizzare le strutture territoriali? Un palazzo municipale unico o più poli all’interno degli immobili al momento già utilizzati? In questo secondo caso, come economizzare effettivamente? Tanti gli interrogativi, estendibili anche agli altri comuni in rampa di lancio per la fusione con esclusione, almeno per quanto riguarda il nome, dei due Verderio per chiare ragioni. “Problemi” questi che rimarrebbero, poi, anche se si optasse per la creazione di un’Unione piuttosto che compiere il passo più lungo. Optando per questa possibilità intermedia inoltre si dovrebbe arrivare alla creazione anche di una Giunta e di un’Assemblea che andrebbero ad aggiungersi ai consiglio comunali dei singoli comuni senza comportare però spese aggiuntive. Gli amministratori di un’Unione, per legge, non percepiscono infatti indennità. La Giunta dovrebbe poi essere composta da assessori e sindaci dei singoli comuni con uno di questi che viene nominato presidente. Per quanto riguarda invece l’Assemblea, la composizione è più discrezionale. In Valletta, ad esempio, si è scelto che vi siedano 4 rappresentati per comune (indipendentemente dalle dimensioni): il sindaco, membro di diritto e 3 consiglieri/assessori scelti dal consiglio comunale di cui 1 esponente della minoranza.

La cartina con la probabile situazione futura

Tornando “all’analisi” dello scenario futuro del nuovo assetto distrettuale, Merate, dunque, diverrebbe la seconda città, seguita, in termini di popolazione dalla municipalità che potrebbe nascere dall’abbattimento dei confini tra Paderno, Robbiate e Imbersago, con all’incirca 12.500 abitanti all’interno di una superficie di 11,4 kmq. Più esteso ma meno popolato e per questo quarto in classifica, il secondo comune che potrebbe crearsi sull’asse dell’Adda e quindi quello che potrebbe essere originato dall’accorpamento di Brivio e Airuno.
I tre comuni della Valletta, se fusi, arriverebbero poi a contare quasi 7.000 cittadini, precedendo nella graduatoria per grandezza, Olgiate con oltre 6.300 abitanti, Verderio Superiore unito a Inferiore (5.700) e Calco che da paese tra i più grandi nel quadro attuale, si ritroverebbe così ad essere il fanalino di coda con poco più di 5.100 unità.
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A.M.
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