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Scritto Lunedì 11 marzo 2013 alle 16:05

Merate: l’amico Gianfranco nei ricordi di amici e compagni di scuola alla vigilia del Conclave per l’elezione del Pontefice

Alcune foto storiche. Ravasi è il bambino indicato nel tondo rosso

Martedì 12 marzo si aprirà il conclave per l'elezione del nuovo Pontefice dopo le dimissioni di Benedetto XVI. I cardinali che faranno parte dell'assemblea sono già a Roma, circondanti dalle massime misure di segretezza e riservatezza che portano addirittura a bonificare le camere dove alloggiano da possibili "cimici". E, come da tradizione per qualsiasi elezione, è iniziata la scommessa sul futuro Papa.

Con i coscritti di Osnago

Tra i candidati alla carica ci sono due lecchesi: l'attuale arcivescovo di Milano, Angelo Scola, originario di Malgrate e il meratese Gianfranco Ravasi. E proprio su quest'ultimo nei giorni scorsi si sono concentrate le attenzioni delle televisioni nazionali ed estere che hanno registrato, come già annunciato, alcuni fotogrammi in città da trasmettere nell'eventualità di un'elezione. Tra gli intervistati ci sono stati Marco Molgora, ex sindaco di Osnago paese dove attualmente risiedono le sorelle e Giovanni Battista Albani, ex sindaco e compagno di banco alle scuole elementari di Ravasi. "Era una spanna sopra tutti fin da bambino" ha raccontato Albani ai microfoni della BBC che ha voluto vedere le scuole (attualmente sede del Municipio), il convento di Sabbioncello (dove il prelato è solito tornare nel mese di dicembre), la chiesa di Sartirana. Ravasi è nato il 18 ottobre del 1942 in Via Sant'Ambrogio 17 a Merate, nel cortile dove ora ci sono gli alloggi popolari. Qui è rimasto anche quando i genitori (il papà faceva il daziere) si sono trasferiti a Osnago poiché a Merate c'erano le scuole medie che Ravasi ha potuto frequentare.

Albani con l'amico Gianfranco


"Tutte le mattine prima di venire a scuola andava a Messa in chiesa parrocchiale e nella sua cameretta aveva una specie di altarino dove faceva finta di recitare la Messa"
ha proseguito Albani nel racconto "noi sapevamo già che lui sarebbe diventato qualcuno, una personalità. E che la sua strada sarebbe stata quella religiosa era cosa nota. In classe era attentissimo, eravamo in 35 tutti maschi, così come erano le classi di allora. Non c'era modo già da bambino di staccarlo dai libri. Se c'era una materia in cui era negato era l'educazione fisica: una vera frana".

L'amico Pier Alberto
Opinione condivisa anche da un altro compagno delle scuole medie, Pier Alberto Villa.
"Certo, io gli suggerivo in matematica, ma lui era già un maestro in italiano e latino. Ricordo che quando c'era il tema io scrivevo tre o quattro facciate ed ero contento così. Lui quindici, sedici, e avrebbe continuato se la professoressa non gli avesse ritirato il lavoro dal banco" ha raccontato divertito l'amico "Era già una mente brillante. E raffinato, distinto. Riservato. Noi ragazzi si andava a giocare a pallone in canottiera, pantaloncini corti e coi piedi nudi nelle scarpe. Lui no. Vestiva sempre con calzoni alla zuava e calze di lana fina. Non era affatto portato per lo sport. Al Manzoni durante le ore di ginnastica si verificava spesso un problemino: si andava in fila a saltare la corda e se qualcuno non ci riusciva la professoressa la faceva saltare di nuovo a tutti, fino a che anche quel compagno non ci riusciva. Bene, Gianfranco quasi sempre non riusciva a saltarla, e così noi si doveva ricominciare dall'inizio. Di questi episodi abbiamo scherzato io e lui durante un incontro di qualche anno fa: 'ricordo che qualche pedata me la davate...' mi ha detto! No, il pallone non gli piaceva per niente. E c'è da capirlo, vedendo dove è arrivato oggi. Era ordinato. Preciso. Noi eravamo più... Sevum püsè spess! Abitava con delle zie non sposate in Via Sant'Ambrogio, che si occupavano di preparare le ostie per la Santa Messa a Merate e nei paesi del circondario. Non l'ho mai visto litigare con qualcuno. Era riservato. Il preside di allora, Don Enrico Belloni, lo portava in palmo di mano. Prima di parlare Gianfranco ci pensava non una ma dieci volte. Ma quando lo faceva tutti pendevano dalle sue labbra. In camera da letto aveva una Maria Bambina dentro la cupola di vetro. Noi invece avevamo la foto dei calciatori, per dire... Io e lui ci siamo persi di vista intorno ai quindici anni, quando è andato in seminario a Venegono. Ragazzine? No. Mai. Quando ne vedeva una si tirava indietro. Ma ai tempi eravamo un pò tutti così. Non è come oggi. Alle medie al Manzoni avevamo solo due compagne di classe: Anna Sala e Laura Bertoni, e certo non si può dire che tra loro e i ragazzi ci fosse grande confidenza. Erano altri tempi. Le prossime elezioni a Papa? Non credo che gli interessino. Ma il mio è un parere, come dire... un parere qualunque... Attualmente è il ministro della cultura del Vaticano. Viaggia in Cina, in Brasile, in tutto il mondo. E gli piace tanto. Mi ha detto che conosce 16 dialetti palestinesi. Non credo proprio che scalpiti per diventare Papa. Nel 2010 sono stato in Vaticano con mia moglie per la sua creazione a cardinale. Mi ha salutato da lontano 'Pieralberto, ciao! Vieni qui!'. Non so come dire. L'affetto che provo per lui è veramente speciale. Come direttore del coro 'La Torr' mi piacerebbe molto cantare durante una Messa celebrata da lui. Purtroppo fino ad ora non ce n'è stata occasione, ma continuo a sperarci."

Ma un ricordo affettuoso, delicato, a tratti commosso per quell'alunno così speciale lo ha invece dipinto la professoressa Isidra Penci, giovanissima ai tempi e salita in cattedra alle scuole medie nei primi anni di insegnamento. "E' stata per me una grande fortuna trovarmi una classe come quella con tanti giovani davvero speciali. Oltre a Gianfranco ricordo anche il dr. Roberto Zagni e molti altri che ancora sento. Gianfranco era speciale: me lo sono trovata il primo anno che aveva già elementi di latino e greco. Una cosa incredibile. Veniva da un buon ambiente, dove una famiglia buona e ricca di valori lo aveva cresciuto. Sentirlo parlare, per la sua età, era motivo di ammirazione. Mi è molto dispiaciuto lasciare quella classe per trasferirmi nel capoluogo lecchese, dove abitavo. C'erano veramente degli elementi eccezionali e Gianfranco era superiore in cultura e intelligenza a tutti. Aveva una memoria formidabile. Ma era anche simpatico e con i compagni non faceva per nulla pesare queste sue capacità e doti superiori. Ricordo che un giorno venne a trovarmi, era estate, con gli amici Pier Alberto, Anna e Laura. Stavano mangiando il gelato e c'era anche mia mamma che si era messa a parlare con lui. ad un certo punto, dopo averlo sentito e averne compreso le qualità, disse: "Questo da grande diventerà Papa". Gli ho ricordato questo episodio in un uno dei momento in cui ritorna in Brianza, quando va al Monastero della Bernaga, ha risposto: "Non posso, devo studiare". 

Ravasi del resto quando torna nella terra natale non manca di peregrinare nei luoghi della sua infanzia: da Merate fino a Sabbioncello e a Santa Maria dove sepolti i genitori. Per dire però se il prossimo ritorno sarà in abito bianco...non resta che attendere.
S.V.
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