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Scritto Giovedì 28 febbraio 2013 alle 17:30

Malgrate: atti sessuali con la figlia. In  aula i testimoni

Sfilata di testi di nazionalità cinese quest'oggi presso il Tribunale di Lecco dove si è celebrata l'ennesima udienza del procedimento penale a carico di L.J., cittadino della Repubblica Popolare, residente a Malgrate, accusato di aver compiuto atti sessuali con la figlia (art. 609 quater cp), minorenne all'epoca dei fatti che risalirebbero al 2010 e, probabilmente, anche agli anni precedenti. Sono infatti comparsi in aula, citati dalla difesa rappresentata dall'avvocato Vito Zotti, due cognati, la moglie e la suocera dell'imputato, tutti supportati dalla presenza dell'interprete viste le difficoltà con la lingua italiana seppur presenti da anni sul territorio nazionale. In apertura di udienza, il collegio presieduto dal dottor Ceron con a latere i colleghi Catalano e Arrighi, ha anche sentito il racconto reso dalla signorina L.R., assistente sociale che si occupò in due diverse circostanze della famiglia di L.J.. La prima volta, nella tarda primavera del 2010, incaricata dalla Questura di Lecco di effettuare alcuni accertamenti circa la presenza, in Malgrate, di un laboratorio sartoriale, gestito dall'odierno imputato, in cui, in base ad alcune segnalazioni, sembrava lavorassero anche minori. In quell'occasione, come già riferito in aula anche da una delle insegnati della presunta vittima, venne appurato che effettivamente la ragazzina ogni tanto dava una mano nell'attività di famiglia. "La sera tagliava i fili che servivano per cucire, fino alle 22.30, solo ogni tanto" ha riferito la dottoressa, riportando quanto appreso nel luglio del 2010 dalla minorenne stessa nel corso di un colloquio nel corso del quale la giovane le avrebbe rappresentato anche i classici problemi dell'adolescenza, acutizzati da "difficoltà di integrazione". "Era spaventata per la questione del laboratorio perché se il padre fosse rimasto senza lavoro, temeva di dover rientrare in Cina" ha spiegato l'assistente sociale che tornò nei mesi successivi a occuparsi della ragazza, entrata nel settembre 2010 nel programma di "tutela minori" di cui la teste era una delle referenti, proprio per via delle accuse mosse verso il padre, all'origine del procedimento penale ora in corso. Dopo essersi confessata con altre persone (come riferito dalle stesse nel corso di precedenti udienze), nella primavera 2011 la ragazzina si sfogò anche con la dottoressa L.R.: "Mi disse che era da un po' di anni purtroppo che succedeva "quella cosa"" ha ricordato la donna, sottolineando come in quella circostanza la giovane "piangeva tantissimo" e non andò oltre, non aggiungendo quindi altri elementi. 

Decisamente più complicato ottenere risposte articolate ai testi di origine cinese, un po' per via delle difficoltà linguistiche, un po' per via della loro scarsa volontà a collaborare (la mamma dell'imputato, chiamata dalla difesa del figlio, per esempio, si è avvalsa della facoltà di non rispondere). In ogni caso, ai due cognati di L.J. è stato chiesto se frequentassero la casa di quest'ultimo, circostanza confermata da entrambi che, per qualche periodo, sono stati ospitati nel bilocale di Malgrate dove l'imputato viveva con la moglie, la figlia maggiore, un bambino più piccolo e l'anziana madre.

"Ho chiesto io a mio marito di dare una lezione alla ragazza che usciva di nascosto di notte" ha invece dichiarato in aula la moglie di L.J., sua connazionale rispondendo circa eventuali episodi in cui il marito avesse schiaffeggiato la figlia. La donna ha poi riferito di altri ceffoni volati una mattina, quando la giovane rientrò a casa dopo essere sparita per l'intera nottata. "Queste sono state le uniche due volte" ha precisato la teste negando assolutamente di essere venuta a conoscenza direttamente dalla figlia dei presunti abusi commessi dal padre, fatto questo che ha contraddetto quanto invece dichiarato dalla minorenne che avrebbe riferito ai giudici di essersi confessata con la madre senza però che quest'ultima le credesse. Il 4 aprile la prossima udienza con l'esame dell'imputato.
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A.M.
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