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Scritto Martedì 19 febbraio 2013 alle 16:54

Montevecchia: Dima, palestinese, studente in Italia per dare un futuro al suo Paese

E' in Italia da quasi quattro anni, per studiare e poter dire al mondo che Betlemme, la sua città, il popolo palestinese e il suo Paese vogliono costruire un futuro di pace e lavoro. E' la storia di Dima Musallam, 22 anni, che dal 2009 vive a Montevecchia. Invitata a Dervio, con altri studenti, per il corso di vela, nel novembre di quello stesso anno, è stata di nuovo accolta nel nostro Paese, questa volta in Brianza nella casa di Gabriele Cogliati, dove ritorna ogni sabato e la domenica. Durante la settimana studia e vive all'Università Cattolica di Milano. Luglio 2009. Sorteggiata con altri studenti palestinesi, Dima arriva sul Lario per partecipare al corso di vela che il Rotary Club di Merate organizza durante l'estate a Dervio. Nel fine settimana, i soci del club raggiungono l'Alto Lago lecchese per conoscere i ragazzi. Si chiacchiera. Dima, che ha 19 anni, racconta a Gabriele Cogliati, fondatore dell'Elemaster, la vita e i sogni. "Mi piacerebbe ritornare e poter studiare in Italia. Vorrei dare una mano alla mia famiglia, a Betlemme e al mio Paese - dice la studentessa palestinese al presidente dell'azienda di Lomagna. "Se vorrai venire - risponde l'imprenditore - noi ti daremo una mano. Puoi contare sul nostro aiuto". E' novembre e da quel lontano giorno estivo sono già trascorsi cinque mesi quando al 27 di via Garcia Lorca, sede dell'Elemaster di Lomagna, arriva una lettera indirizzata al presidente. Il timbro sulla busta è quello della Palestina. Sono due paginette che, aperta la busta, Cogliati legge subito. La firma è quella della giovanissima studentessa conosciuta durante l'estate. "Avrei pensato di accettare l'offerta che mi avevate proposto sul lago - scrive Dima al patron di Elemaster - sono pronta a partire per l'Italia. Anche mia madre e mio fratello condividono la mia decisione".

Dima con Rossella e Gabriele


L'imprenditore ne parla in famiglia e in azienda. Sono tutti d'accordo; questa ragazza deve essere aiutata. Insieme ai collaboratori, Cogliati propone che Elemaster istituisca una borsa di studio per sostenere il soggiorno in Italia della studentessa di Betlemme. Quando non sarà impegnata a Milano, la ragazza sarà ospite a Montevecchia nella casa dove vive la famiglia Cogliati. "Sono arrivata nel 2009 - racconta Dima che, tornata in Palestina per le feste natalizie, è di nuovo in Italia dove lavora alla tesi di laurea - sto terminando il corso di scienze linguistiche in relazioni internazionali della Cattolica, ma vorrei specializzarmi anche nella promozione culturale e turistica del mio Paese. Durante la settimana vivo nel Collegio della Cattolica. Quando arriva il week end prendo il treno e salgo a Montevecchia, da Gabriele, Rossella e dai loro figli, in quella che considero la mia seconda famiglia".
Adesso Dima ha quasi terminato i suoi studi e sta scrivendo la tesi, un impegno grosso perchè per lei questo vuole essere un progetto di vita, per se stessa, la sua famiglia, Betlemme e la Palestina. "Voglio dire al mondo - spiega - che la mia città e il mio Paese possono, anzi devono avere un futuro di pace. Lo farò con la tesi che ho quasi finito di scrivere. In queste cinquanta pagine ho indicato tre obiettivi, storia, resistenza e futuro. Tutti attraversano e interessano direttamente la mia vita". "La mia casa è antica - spiega ancora la studentessa di Betlemme - ha circa duecento anni e si trova sulla strada della Stella, la più famosa della città. Non molto tempo fa, prima dell'Intifada, era una via con molti negozi. A qualche centinaio di metri dalla nostra abitazione, mio padre gestiva un ristorante con un giardino piantumato ad ulivi. Dal giorno in cui il Governo di Israele ha costruito il muro, la nostra proprietà è stata divisa. Il ristorante è diventato territorio israeliano. Siamo dunque rimasti senza sostegno economico, perchè, dopo quanto era accaduto, nel locale non entrava nessuno. Tutti avevano timore di ripercussioni sulla loro vita. Mio padre è morto due anni fa. Conservo una sua foto dove è seduto, solo, nella sala da pranzo del ristorante. Lui per primo e noi in seguito, abbiamo cercato di opporci a questa ingiustizia, ma non ci siamo riusciti. Sulla parte di terreno rimasta in terra palestinese, dopo aver chiesto un prestito mio fratello ha cominciato a costruire una casa per la nostra famiglia. Come ci ha spiegato l'avvocato, in questo modo dovremmo evitare che si annettano anche questa parte di territorio, ma questo è anche il nostro modo per sostenere la resistenza contro l'occupazione. Nella tesi di laurea ho raccontato questo mio progetto. Per ora il piano terra della nostra casa è vuoto. Vorremmo restaurarlo per accogliere i turisti. Invece che in un hotel anonimo, chi arriva nella nostra città potrebbe vivere accanto ad una famiglia palestinese, conoscendo dall'interno storia e cultura del nostro popolo. La nuova casa che stiamo cercando di costruire, rappresenta invece la resistenza all'occupazione. La casa dove abitiamo, si trova sulla strada della Stella, ovvero la via al centro della storia di Betlemme. L'Unesco ha proposto che questa strada diventi sito protetto di interesse per l'intera umanità. Purchè, ha precisato - entro tre anni si dimostri di aver costruito progetti che vadano nella direzione che già ricordavo: la valorizzazione della nostra città e della nostra cultura. E' quello che sto cercando di fare per dare un futuro a me stessa, alla mia famiglia e al mio Paese".
Un sogno che grazie agli amici montevecchini si fa sempre più realtà.
Sergio Perego
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