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Scritto Domenica 23 settembre 2001 alle 17:25

AIRUNO: LA SEDE DELLA LEGA "UN FARO PER IL TERRITORIO"

Il ministro di Grazia e Giustizia Roberto Castelli taglia il nastro della sede politica delle sezioni di Brivio-Airuno e Calco-Imbersago

"Un faro", splendente e luminoso, per tutto il territorio. Questo il difficile compito che il ministro di Grazia e Giustizia Roberto Castelli ha assegnato alla nuova sede della Lega inaugurata ieri sera alle 18.30 ad Airuno. Attorno a lui, in un abbraccio fraterno, in un momento dall'altissimo "valore simbolico" si sono stretti tutti i più importanti leader del Carroccio brianzolo. Dal segretario della Lega Nord della circoscrizione meratese Vito Bresciani ai segretari Paolo Mauri e Franco Carli delle sezioni di Brivio e Calco, da Lady Lega Marta Casiraghi da Missaglia al borgomastro Giuseppe Magni da Calco, fresco di nomina a responsabile dell'ediliza carceraria, dall'indaffarato e perennemente in ritardo Antonello Formenti da Castello Brianza a Gianluigi Cameroni, ex sindaco di Brivio, desaparecido della politica paesana, inaspettatamente sconfitto per un soffio, alle ultime elezioni del 13 maggio.
Bandiere e stendardi, con e senza Alberto da Giussano, verdi, oppure bianche e con strisce rosse, e poi, dal taschino il fazzolettino verde segno di militanza e sul bavero delle giacche, in simil-oro, la spilla del soldato di Pontida. Tra una folla quanto mai eterogenea per look, in una giornata uggiosa come quella di sabato, risaltava, come una coccinella su un'infinità di foglie, naturalmente verdi nonostante l'approssimarsi dell'autunno, la signora bionda, violetto vestita, alla quale era stato affidato l'importantissimo compito di consegnare al ministro lecchese le forbici per il tanto atteso taglio del nastro.

Il Ministro è arrivato con auto blu e scorta con una mezz'oretta di ritardo. Assalito quasi che fosse una star del cinema o un personaggio del mondo dello spettacolo, Castelli ha dispensato senza parsimonia i suoi sorrisi, stringendo mani, abbracciando corpi e battendo fraterne pacche sulle spalle dei suoi più fidati collaboratori.
Un gesto, e tra la folla festante è calato il silenzio. Schierati come i membri di un rinnovato triumvirato davanti alla porta della nuova sede, i due segretari Paolo Mauri e Franco Carli, ai lati di Castelli, hanno dato il via alla cerimonia.
Dalla tasca della giacca buona, Mauri ha estratto un logoro foglietto di carta rosa quadrettata, sul quale aveva appuntato il suo discorso. "La Lega - ha detto, incespicado più volte per l'emozione - è presente sul territorio con i suoi militanti. Ma anche le alte personalità politiche lo sono nei momenti importanti come questo, perché vogliono e desiderano esserci. Viva i militanti e viva la Padania".

"Per niente al mondo avrei voluto mancare - ha subito colto la palla al balzo il Ministro. - Oggi inauguriamo una piccola sede di un piccolo paese, ma il significato simbolico di questo gesto è grande. Questa sede deve infatti essere come un faro che illumini il territorio e si impegni a mantenere le tradizioni della nostra gente. E' un momento politico difficile. Non solo l'America è stata colpita dagli attentati. Anche l'Italia è stata colpita. Non dimentichiamoci che molti dei nostri connazionali hanno perso la vita, insieme ai cittadini di 63 Paesi. L'altro giorno ero a Bruxelles e si è deciso di rinforzare i confini della comunità europea. Cosa che noi della Lega diciamo fin dall'inizio. Non vogliamo uno scontro di civiltà, ma abbiamo il dovere e il diritto di difendere la nostra cultura".
Un appello, dunque, alla convivenza, ma con l'obiettivo di salvaguardare le peculirità di ciascun popolo. Poi, dopo qualche secondo di riflessione, tutti intorno al buffet perché la festa deve continuare.

Michele Salvioni
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