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Scritto Giovedì 10 gennaio 2013 alle 17:36

Acqua: il Comitato risponde al sindaco Longhi

Caro direttore,
vorremmo intervenire in merito dichiarazioni fatte dalle pagine di Mereteonline dal sindaco di Valgreghentino, chiarendo alcune inesattezze che, pur dicendo di voler sgombrare il campo da equivoci, il sindaco Longhi commette, stravolgendo alcuni dati di fatto fondamentali per comprendere le questione.
La prima inesattezza è quella di affermare che il 20 dicembre si è espressa favore dell'in house "la stragrande maggioranza dei sindaci". I sindaci della provincia di Lecco sono 90, solo 51 erano presenti alla Conferenza. Di questi, 33 hanno votato a favore dell'opzione "in house": quindi poco più di un terzo del totale dei sindaci. La maggioranza, purtroppo, l'ha registrata il gruppo dei molti che non hanno ritenuto importante essere presenti e partecipare ad una decisione su un tema di tale portata.
Il sindaco, poi, nell'elencare gli elementi che dovrebbero far preferire la soluzione "in house", afferma che l'azienda speciale, come l'in house, può fare utili ed è soggetta la patto di stabilità (sembra essere sottointeso che l'in house invece non lo è). Notiamo un po' di confusione.
La realtà è che l'azienda speciale ha come obiettivo il pareggio di bilancio, mentre l'in house (società di diritto privato, per quanto di proprietà pubblica) ha come obiettivo la produzione di utili; inoltre per disposizione di legge entrambe sono soggette al patto di stabilità (per altro non applicabile in quanto non è ancora stato emanato il DPCM che dovrà attuare tale norma).
Rileviamo, come troppo spesso accade, che la democrazia e la partecipazione vengano liquidate dal Sindaco come una perdita di tempo. Il Comitato non propone di dedicare altro tempo all'ipotesi dell'azienda speciale per il piacere di rinviare, ma perchè riteniamo che questa ipotesi sia stata scartata in modo troppo precipitoso, e la lettera del sindaco Longhi ne è la conferma.
Quello che chiediamo è che gli amministratori prendano una decisione così importante dopo il dovuto approfondimento (ricordiamo che alla serata dedicata all'azienda speciale, organizzata da noi e dal Movimento Consumatori con la collaborazione della stessa Conferenza dei Comuni dell'ATO di Lecco, erano presenti soltanto 8 amministratori) e che lo facciano coinvolgendo i propri cittadini.
Certo, rinviando di un'altro mese le informazioni non sarebbero cambiate di una virgola, in sé, ma ci sarebbe stato il tempo di esaminarle a fondo, confrontarsi con tutti i consigli comunali e con i cittadini. Da più parti vengono ancora ritenute vere alcune affermazioni fatte dai tecnici di ANEA che hanno gestito la Conferenza informativa, affermazioni che invece non hanno fondamento giuridico e sono false e fuorvianti (es. che l'azienda speciale sia stata abolita 10 anni fa dalla legge 448).
Ai Comuni, contrariamente a ciò che viene prospettato dai sostenitori dell' in-house, compete l'approvazione degli atti fondamentali dell'azienda speciale: il contratto di servizio che disciplina i rapporti tra Ente Locale e Azienda, i bilanci economici di previsione pluriennale e annuale, il conto consuntivo e il bilancio di esercizio, con il piano industriale: quindi nessun intasamento dei Consigli Comunali, ma anzi una doverosa e opportuna partecipazione del territorio
Leggendo senza pregiudizi la frase citata dal Sindaco ("i sindaci se vogliono essere fedeli al risultato del Referendum ... devono dichiarare che vogliono la gestione pubblica dell'acqua nelle forme della società in house oppure e preferibilmente dell'azienda speciale consortile"), la nostra posizione appare chiara: non abbiamo mai negato che il modello in house sia al 100% di proprietà pubblica e che sia preferibile rispetto all'ingresso dei privati. Ma solo l'azienda speciale garantisce compiutamente l'uscita del SII dalle logiche di mercato, che è quello che 27 milioni di italiani hanno chiesto votando Sì al referendum.
(Sia detto per inciso: il gioco di "chi è più bravo a difendere l'acqua pubblica" non ci piace, in ogni caso il Comitato Lecchese per l'Acqua Pubblica e i Beni Comuni è nato nel 2006 e sta seguendo da allora il tema dell'acqua e della sua ripubblicizzazione. Che il sindaco Longhi sia stato sotto il Pirellone per difendere l'acqua pubblica non cambia i termini del problema.)
Ad ogni buon conto, visto che ci piace parlare con i fatti alleghiamo il link di un articolo comparso proprio su questo giornale nel 2006, dove insieme alla raccolta firme per la legge di iniziativa popolare che giace in parlamento, si faceva un appello ai sindaci come lui perché firmassero l'appello contro la legge regionale.(http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=42436&origine=2)
Ribadiamo infine che Idroservice non ha i requisiti necessari per ricevere l'affidamento in house: ci riferiamo al controllo analogo.
Un' azienda speciale consortile garantirebbe non solo la proprietà al 100% pubblica ma anche l'affidamento ad un soggetto che non ha come fine la produzione di utili, in pieno rispetto dell'esito referendario.
Sperando di aver fatto cosa utile chiarendo ulteriormente i termini della questione, ringraziamo per l'attenzione concessaci e cogliamo l'occasione nell'augurare buon anno nel segno del confronto positivo e della partecipazione.
Comitato lecchese per acqua pubblica e i beni comuni
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