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Scritto Giovedì 03 gennaio 2013 alle 16:57

Rocco Cardamone lascia il Pd, ''sistema-partito dove non viene considerato il merito prevalendo il familismo di clan''

Rocco Cardamone
Rocco Cardamone lascia il Partito democratico. L’ex sindaco di Abbadia Lariana, membro della Direzione Provinciale del Pd lecchese di cui è stato uno dei fondatori, ha comunicato quest’oggi di aver restituito la tessera e di aver rassegnato contestualmente le dimissioni dagli incarichi ricoperti all’interno degli organismi del partito.
Cardamone, come si legge nel suo curriculum distribuito nei giorni scorsi per sostenere la sua candidatura alle primarie per la scelta dei candidati da inserire nelle liste per le prossime elezioni nazionali,  “ricopre la carica di Consigliere Provinciale eletto nel 2009 quale unico rappresentante di una lista civica a sostegno dell’allora candidato presidente Virginio Brivio. Nel 2012 è confluito nel gruppo Consiliare PD. E’ Presidente della Commissione “Garanzia e Controllo” e membro delle Commissioni Lavori Pubblici e Territorio. In occasione delle recentissime Primarie Bene Comune del centrosinistra ha costituito insieme ad altri il Comitato Matteo Renzi provincia di Lecco di cui è stato vice-Coordinatore e responsabile della Comunicazione, riconoscendosi convintamente nella linea di rinnovamento politico lanciata dal sindaco di Firenze. Ma il suo profilo di politico/amministratore è fortemente delineato dai risultati ottenuti nel Comune di Abbadia Lariana dove è stato Sindaco per 10 anni. Eletto per la prima volta nel 1999,dopo avere svolto un mandato da assessore e vicesindaco, nel 2004 viene riconfermato alla guida del Comune con un vasto consenso che ha visto 2 elettori su 3 rinnovargli la fiducia”.
Le ragioni che l’hanno spinto a lasciare il Partito Democratico, sono state sintetizzate dallo stesso Cardamone in un messaggio affidato al noto social network. Eccolo:
“Comunico agli amici di Facebook che seguono le cose della politica (agli altri non glie ne può fregare di meno), che ho rassegnato le dimissioni dagli organismi del PD di cui facevo parte, consegnando infine anche la tessera. Nell'ultimo periodo ho subito una ingiustificata ed inaccettabile ostilità da parte di alcuni membri del partito. Comportamenti che hanno superato i confini della competizione facendo venir meno il vincolo di solidarietà, condizione imprescindibile nell'appartenenza ad ogni gruppo sociale, qualunque esso sia. Vi confesso che, con qualche sofferenza, mi sono tolto un peso e che mi sento un uomo ancora più libero di prima. Riconosco di essere sempre stato considerato estraneo e poco organico al sistema partito e in quanto tale poco amato dai vertici dello stesso. Un sistema-partito dove non viene minimamente considerato il merito prevalendo il familismo di clan o corrente che dir si voglia. Forse è giusto così e io non l'ho mai capito né accettato. Ma la politica non vive solo nel recinto dei partiti. Anzi. Al di fuori di essi si può fare ancora di più e meglio perché il fine di ogni impegno non è il partito-chiesa ma la comunità in cui si opera e ancor di più il Paese”.
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