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Scritto Venerdì 28 dicembre 2012 alle 17:55

PROF. LASCI STARE, RINGRAZI, SALUTI E TORNI A CASA. INTATTO

Lasci stare, professore, lasci stare. Ha trascorso dodici mesi affascinanti e faticosi. Li lasci così, in un fermo immagine. E' stato chiamato a fare il "dittatore" in una situazione di emergenza nazionale. Accadde anche a tale Cincinnato. Lei distolto dalla sua vita ovattata, Lucio Quinzio da quella agreste. Entrambi siete stati comandati per la superiore intelligenza e l'equidistanza. Conservi la prima e si tenga la seconda. Il Presidente della Repubblica si è rivolto a lei per fronteggiare l'inadeguatezza del Governo e la  imbarazzante e strumentale subordinazione della maggioranza dei due rami del Parlamento ad un uomo inadeguato. Al vomito nazionale lei ha risposto con una purga fiscale che ha colpito alla cieca. Le riconosco che non c'era il tempo di prendere la mira.  Questo pesante prelievo ha permesso il riequilibrio dei conti pubblici che erano giunti al collasso. Ma non si aspetti che queste cose le capisca la Lega che per sopravvivere deve continuare a sostenere, da partito minoritario, la politica secessionista del Nord ricco contro tutti. Non che le capisca la sinistra che vede solo la classe operaia quando questa esiste solo in quanto esiste, in primis, la classe imprenditoriale. E ancor meno si attenda che le capisca il centrodestra, partito azienda acefalo  al "soldo" di un uomo ricchissimo, nel privato molto capace, ma al quale l'Italia non è mai interessata una minchia. Un uomo interprete di splendidi bugiloqui, e che purtroppo sembra ancora  un gigante rispetto a una coorte di  bocche vuote come Cicchitto e Gasparri, di spiritelli come La Russa , di portavoci come Alfano. Mi dispiace per Maurizio Lupi, ma se il gregge è quello...
Lasci stare professore, altrimenti rischia di bruciarsi prima ancora di accendersi. Il  lavoro sporco lei lo ha fatto, o meglio le hanno permesso di farlo con l'enorme soddisfazione di tirarsi fuori perché in Gazzetta Ufficiale risulterà il suo nome e non il loro. Per dodici mesi l'Italia è stata percorsa da un fremito di serietà e di dignità. I poveri e le aziende che hanno chiuso non sono venuti alla luce con lei o per colpa sua. C'erano già prima, perché i drammi personali e i disastri  aziendali montano piano piano e quando esplodono i ciechi e sordi vedono solo il botto finale.  Pensi i corsi e ricorsi della storia: il Bagaglino, storico locale romano del teatro di rivista ha chiuso i battenti nel settembre del 2011, anticipando di due mesi il ritiro dalle scene del Governo Berlusconi. Questo per dirle che se gli italiani hanno smesso di ridere non è colpa sua. Nei dodici mesi della sua "dittatura democratica" il Parlamento avrebbe dovuto ritrovare se stesso, risorgere dalla ceneri della sua autocombustione e riproporsi al cittadini italiani come l'unica forma delegata di governo del Paese, ripulita, rivitalizzata e soprattutto autocorretta. Niente, hanno perso solo tempo, pensano solo ai balocchi e ai profumi  e per il capriccio di un signore sempre più anziano e sempre più imbellettato, le hanno imposto di scendere dal tram con tre mesi di anticipo. A che pro?
Si faccia da parte. Non si faccia ammaliare da questa politica. Se accetta le regole della nostra democrazia paralizzata lei è morto prima ancora di vedere la luce. Lasci la pianura, salga il Colle e si sieda ad osservare. Lei ha indicato una strada, uno stile, ma io e lei sappiamo che il governo della società è altra cosa. Lei dice che i conti della finanza pubblica sono a posto, che  dall'emergenza siamo usciti. Se è così - ma vede che già da destra negano e la  insultano? - passi il testimone con un sorriso. Vediamo se cade o se è raccolto da mano sicura e asciutta.
Vede Professore, io sono orgoglioso che lei abbia dato del mio Paese, sia all'interno che all'estero, un'immagine reale e possibile seppure provvisoria. Ma lei al momento è l'eccezione che conferma la regola. Lei ha agito perchè nessuno poteva permettersi di metterle i bastoni tra le ruote. Ma il tempo è scaduto. Le prossime elezioni politiche saranno un disastro. Il voto, comunque espresso, sarà campo di semina di una destra incapace e vigliacca e di una sinistra incerta e miope. Già il fatto che vi siano magistrati che si candidano mi fa senso e che il Vaticano parli senza averne titolo pure.
Non si mischi con alcuno di loro. La temono, ma sanno benissimo come spezzarle le gambe. Lei, a  detta delle menti eccelse che ha sostituito, è responsabile di avere sospeso la democrazia che, tradotto, significa  avere fatto il dittatorello. Pensi che io vorrei per l'Italia un governo  davvero "dittatoriale" che duri non meno di dieci anni e che abbia a capo Giuseppe De Rita, presidente del Censis. Peccato abbia compiuto 80 anni. Vorrei tanto l'intelligenza al potere. Un'altra bella "dittatura" come lo è stata la sua, con ciascuno di noi libero di fare quello che vuole, di dire quello che vuole, di andare dove vuole, senza i carri armati nelle strade, col diritto all'insulto, quello alla volgarità e quello alla sistematica "presaperilculo". Con Vespa in Tv a plastificare e l'avvocato Ghedini nella aule dei Tribunali, con l'onorevole avvocato Paniz e dissertare di rapporti di parentelamarocco-egiziani, Gasparri a cazzeggiare a lingua sciolta e Nicki Vendola a non dire una cosa pratica che è una. Con Casini a fare  l'ago della bilancia con il quale  un giorno o l'altro s'infilerà e la Meloni nei panni di Giovanna d'Arco. Vorrei un Paese libero, adulto,che sappia finalmente leggere i giornali, ma non può essere lei a condurlo. Io l'accetto come Maestro di scuola, non come maestro di vita. Lei la vita ordinaria non l'ha mai conosciuta. Non basta essere intelligenti, bisogna essere anche un pochino esperti. La Scuola non è la vita. La vita tutt'al più è il saper mettere in pratica gli insegnamenti della scuola e questo spetta agli studenti non ai professori. Accetto anche il rischio che a guidare il popolo degli studenti sia un somaro. La nostra Costituzione gli dà il diritto di ragliare fino alla fine del mandato. Professore lei ha portato a termine l'incarico che le hanno affidato. Ha messo in sicurezza i conti del Paese e riacquistato la stima degli altri Capi di Stato europei. Adesso lasci a noi la gestione delle nostre incapacità, dei nostri egoismi, del nostro individualismo sfrenato. Dentro l'involucro Stato le cui pareti lei ha rinforzato si muovono 58 milioni di cellule che premono per uscire perché l'involucro le sta asfissiando. Oh, sia chiaro,  ci hanno messo del proprio per farsi mancare l'aria, ma adesso è il momento che arrivi un uomo o una donna che si rivolga a loro con parole semplici e cuore aperto. Deve essere uno di loro, qualche volta con la barba incolta, l'abito spiegazzato o la permanente imperfetta. Qualcuno/a che ha conosciuto la fatica della fabbrica, l'alienazione dell'ufficio, la schizofrenica responsabilità della libera professione. Gente comune con il pregio di avere la mente aperta, disposta a dare prima che a ricevere e che capisca che bisogna subito fare quattro rivoluzioni: quella fiscale, quella del lavoro, quella della giustizia civile e quella della sburocratizzazione della vita civile, prima che il numero di quelli che scappano aumenti a dismisura. Rivoluzione significa ribaltare. Non lo ha fatto lei e  so che non lo farà chi verrà dopo di lei. Sa perchè? Perché nessuno si fida di nessuno, perché nessuno ha stima di nessuno. Oggi il grandissimo rischio è che la frattura tra l'involucro e il contenuto diventi una crepa irreversibile. Può accadere che milioni di cellule sostanzialmente oneste e collaborative smettano di farlo. Ha visto l'agenda di Grillo? Quindici punti che non incidono neppure per l' uno per mille nella vita di ciascuno di noi. Teorie e teoremi. Demagogia. Questo è l'andazzo. Eviti che di questo sia dia a Lei la colpa. Rientri nei ranghi, saluti, sorrida e se ne vada. Se è il caso si faccia sospirare e forse rimpiangere, ma non si proponga. I cittadini europei di nazionalità italiana le dicono grazie e piacere di averla conosciuta. I cittadini che si sentono solo italiani  o padani  scelgano di nuovo i loro dei e offrano doni. Si faccia da parte, professore. Gli adoratori del vitello d'oro sono tornati a bussare alla porta. Lei ha lavorato per 12 mesi nell'interesse dei cittadini. Non si derubrichi a farlo nell'interesse dei soli elettori.

Alberico Fumagalli
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