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Scritto Venerdì 21 dicembre 2012 alle 21:48

Strana davvero questa partita sull’acqua. Dovrebbe essere tutto semplice e invece qualcuno sta complicando la situazione. E lo scontro è tutto interno alla sinistra

Ha detto un assessore di Merate: sono orgoglioso di far parte di una Giunta che non guarda alla politica né al partito ma al bene comune, che non tradisce il mandato popolare. Il riferimento specifico è alla vicenda acqua pubblica e, per quanto ci riguarda, concordiamo parola per parola. Non sappiamo perché un sindaco esperto e intelligente, se ci è permesso esprimere un giudizio, sospetti che Robbiani stia sostenendo l'ipotesi dell'Azienda Speciale o, in alternativa, della rimodulazione di Idrolario cui affidare in ciclo idrico integrato (acquedotti, fognature, depurazioni) per ragioni di carriera politica personale. Perché così sostenendo, Valter Motta fa torto grave ai componenti della Giunta che concordano in pieno col Sindaco e a Robbiani che non ha certo bisogno di trasformare in strumentali, argomenti di così largo e generale interesse per meschine questioni di bottega. Se farà carriera sarà per meriti acquisiti sul campo e, conseguentemente, per l'apprezzamento di cui gode presso i vertici della Lega Nord. Al contrario abbiamo noi qualche sospetto sulla levata di scudi contro l'ipotesi dell'Azienda speciale, in particolare da parte di Paolo Strina e Adele Gatti che poi, curiosamente, stanno raccogliendo le firme per partecipare alle primarie dalle quali usciranno i candidati a Camera e Senato. Comprendiamo invece la posizione  del sindaco di Valmadrera il quale, a parte qualche conflitto di interesse, ha tutta la convenienza a sostenere l'opzione Idroservice controllata al 100% da Lario Reti Holding, quindi con i comuni privati del controllo analogo. Sorprende di più, infine, l'atteggiamento, oggettivamente ondivago del sindaco di Lecco Virginio Brivio, primo fautore dell'Azienda consortile Retesalute cui avrebbe voluto - e forse vuole ancora - affidare la gestione di gran parte dei servizi sociali su scala provinciale. Perché l'ASP lì funziona e per l'acqua pubblica no? Non si tirino in ballo questione di solidità di garanzie e bancabilità. Perché per quanto il sistema bancario sia in pessime condizioni è ancora in grado di finanziare un'azienda che presenta da un lato un solido piano industriale e dall'altro, flussi di cassa costanti e continui, facilmente quantificabili in via preventiva. Del resto, altrimenti, proprio dalle parti di Osnago ci devono spiegare perché è stata montata tutta l'architettura che ha portato all'attuale situazione partendo da quattro società distinte, prima fuse poi scorporate nella componente patrimoniale, tenendo conto tra l'altro che Ecosystem aveva già la divisione reti in apposita società che quindi è stata prima scomposta, poi fusa e infine nuovamente scomposta. Un percorso lunghissimo, complicato, e, soprattutto, molto ma molto costoso. Sarebbe interessante conoscere quante parcelle sono state pagate a commercialisti, periti, avvocati e notai per arrivare oggi a stabilire che occorre una quarta società, dopo Lario Reti, Idrolario e Idroservice, costituita non si sa perché visto che non c'era il parere dei comuni. Siamo al classico assunto keynesiano per cui fare un buco e poi ricoprirlo è tutto lavoro. Se l'Azienda speciale consortile pubblica non è gradita - ma bisogna spiegare per filo e per segno il perché, però, non basta tirare in ballo ridicole questioni di bancabilità - allora si proceda a rimodulare Idrolario, che comunque già c'è trasferendo le competenze professionali trattenute in Lrh in modo che la società possa pianificare la propria evoluzione in un periodo necessariamente lungo dotandosi, oltre che del necessario personale - per cui nessuno perde il posto di lavoro - anche della capacità di fare impresa con responsabili amministrativi e finanziari. Semmai andrà scomposta e poi ricomposta la caratura societaria al fine di assegnare quote in  proporzione al numero degli abitanti di ciascuno dei 90 comuni della provincia. Di sicuro va sventata la manovra di assegnare a Idroservice la gestione del servizio idrico, sottraendo così, in punto di diritto e anche di fatto, il controllo diretto dei comuni. Lario Reti potrebbe essere il cavallo di troia attraverso cui i privati si insinuano nel settore dell'acqua che il referendum popolare a larghissima maggioranza ha detto deve restare in mano pubblica al 100%. I giochi, a noi, sembrano piuttosto chiari. E a Robbiani riconosciamo coraggio e determinazione. Ancora un po' finisce che il comunista è lui mentre i sindaci del centrosinistra, o almeno una parte di essi, fanno melina attorno a pastrocchi societari che nella migliore delle ipotesi puntano a assicurarsi dividendi da società partecipate e nella peggiore ad aprire a privati amici. C'è tempo un mese per decidere il futuro dell'acqua nel lecchese. Vedremo chi nei fatti difende l'esito referendario e chi confonde le...acque per aggirarlo.
Claudio Brambilla
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