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Scritto Sabato 20 gennaio 2001 alle 18:02

DOPO SESSANT’ ANNI HANNO ABBANDONATO ANCHE GEMMA, CARLO E ANNAMARIA SALA,LA FAMIGLIA DEI MACELAR DI VIA VERDI



Annamaria e Carlo Sala con la mamma Gemma Maggioni
nativa di “Casa dell’Oliva” a Montevecchia

Il sessantesimo S. Ambrogio non lo hanno voluto fare. E così, di conseguenza, neppure il sessantesimo Natale. A Natale si nasce e la chiusura di una gloriosa macelleria è circostanza che non merita inni alla vita. Una lacrima e via, perché il passato è pieno di ricordi e il futuro vuoto di prospettive. L’età della pensione è arrivata, eredi non ce ne sono, di acquirenti neppure l’ombra, solo la certezza di dover affrontare consistenti investimenti negli impianti e nelle attrezzature con lunghi, lunghissimi tempi di ammortamento. Così il 2 dicembre 2000, il sabato antecedente la prima domenica dell’Avvento, Carlo Sala, classe 1938, figlio di Angelo e di Gemma dell’Oliva di Montevecchia ha tirato giù la cler della macelleria-salumeria di viale Verdi 73. Per sempre. Gemma Albina, 87 anni di cui 60 dietro il banco non è ancora riuscita a digerire un’uscita di scena che conclude lo spettacolo quotidiano di una vita di lavoro. Quel negozio vuoto, buio e freddo è l’immagine di un figliuolo cresciuto bene, ma ora senzafamiglia.
Non era cominciata così. Correva l’anno 1940. Gemma e Luigi rilevano il negozio della Cooperativa a Carzaniga, in via Statale 20. Carlo, il primogenito, ha appena due anni e Annamaria sarebbe arrivata solo sette anni dopo. E’ il loro lavoro e il negozio assume presto gli inconfondibili connotati della classica macelleria salumeria, con gli insaccati che pendono dal soffitto e le gloriose e pesanti affettatrici verniciate di rosso. E’ la fiera del fresco, fettine e prosciutto. Il giorno di S.Ambrogio del 1959 si aggiunge il secondo negozio, quello di via Verdi che i Sala costruiscono su terreno proprio. A piano terra il negozio con un piccolo laboratorio per la macellazione dei capi in proprio e sopra la casa. Carlo è da un mese maggiorenne, ma in negozio bazzica già da quando ne aveva quindici, di anni. Il ragazzo si appassiona e papà Angelo nato a Cascina Maria, proprio di fronte a dove c’è adesso la Città Mercato, il 4 gennaio del 1914 capisce che l’azienda ha un futuro. Tre anni dopo anche Annamaria, quindicenne, entra in ditta e i due negozi girano che è una meraviglia. Una famiglia soddisfatta. Sono gli anni ’60, quelli del boom. Ancora oggi Carlo Sala li ricorda come gli anni delle vacche grasse. Il piccolo macello era sempre in funzione, la gente consumava, esigeva la qualità e la pagava. Dai Sala venivano a dare una mano in macelleria e in laboratorio a insaccare salumi nomi storici della gastronomia meratese: Giovanni Novini di cascina Rondinella, Riccardo Maggioni dei Tubel di via S. Ambrogio.

I cartelli che le leggi sanitarie obbligavano ad esporre bene in vista.


C’era lavoro per tutti e Carlo lo si vedeva girare per le strade in bicicletta, testa alta, con avvolto intorno alla vita il grembiule bianco e pacchetti al seguito a fare le consegne a domicilio. Abitudine, quella della bicicletta e del grembiule, conservata fino a pochi mesi fa. La bici è ora nel garage. Una reliquia.
Nel 1972 chiude il negozio di Carzaniga. Il vecchio Sala, Angelo, se ne è andato nel gennaio del 1963, nove anni prima, Annamaria si sposerà tra qualche anno. Inevitabile tirare i remi in barca e concentrare tutta l’attenzione sul negozio di via Verdi 73. Così è stato sino al 2 dicembre 2000.



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