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Scritto Giovedì 13 dicembre 2012 alle 18:56

PD: le primarie per politiche e regionali sono l’occasione per riconoscere il peso e il valore della ''corrente'' che fa capo a Matteo Renzi

Potrebbe, anzi dovrebbe, essere una preziosa risorsa per il Partito Democratico Lecchese. Invece Marco Panzeri, leader del Comitato Matteo Renzi Adesso, rischia di diventare un avversario (il termine non è casuale). Per qualcuno lo è già, frutto avvelenato di antiche contrapposizioni, per altri lo è diventato nel momento in cui ha deciso di schierarsi col sindaco di Firenze, tirando dalla propria parte un nutrito numero di amministratori e, quel che più spaventa, di elettori. Talmente tanti che al primo turno Lecco è stata tra le pochissime province nelle quali Matteo Renzi ha battuto Pierluigi Bersani, distanziandolo di ben 4 punti percentuali (vedi tabelle).


Incredibile a dirsi in una provincia dove l'intero stato maggiore del PD è bersaniano. E' vero si trattava di primarie del centrosinistra e difatti si è visto l'esito del ballottaggio dove i voti dei vendoliani (il 13% al primo turno) sono stati fatti convergere su Bersani assegnando così la vittoria al segretario del Partito democratico.

Marco Panzeri

Ma chiusa questa fase e posto che i maggiorenti nazionali del partito sono tutti per Bersani nonostante i sondaggi per stabilire l'indice di gradimento del possibile presidente del Consiglio dei Ministri diano Renzi al 1° posto da settimane davanti a Bersani, a Berlusconi allo stesso Mario Monti, detto questo, dicevamo, ci si sarebbe attesi che a qualsiasi livello, quindi anche a Lecco, i renziani, e qui da noi Panzeri e i suoi, venissero subito cooptati nella preparazione delle primarie per la scelta dei candidati alle politiche e alle regionali. Invece il Partito si è chiuso a riccio, pago dell'ampia vittoria dei bersaniani. La possibilità dell'autogol è assai probabile se il partito continuerà a mostrare di voler restare dov'è e com'è anziché aprirsi e fare spazio ad altre persone. Ma dietro la chiusura si lavora, eccome. Il lecchese ha sinora espresso un senatore, Antonio Rusconi, un deputato, Lucia Codurelli e un consigliere regionale, Carlo Spreafico. Tutti e tre bersaniani.
Lucia Codurelli e Antonio Rusconi
Si tratta di riconfermarli o sostituirli. Rusconi non ha ancora completato i 15 anni consecutivi a Roma quindi sembra deciso a ricandidarsi. Carlo Spreafico è molto probabile che chiederà la riconferma, giusto per stare accanto alla figlia che, come ha ben spiegato il Giornale di Lecco, nel 2008 ha vinto il concorso per entrare a lavorare al Pirellone, meno di tre anni dopo la nomina del padre, ex dirigente Cisl. Lascerà lo scranno di deputata Lucia Codurelli. Per sostituirla il partito ha già pressoché deciso di candidare Chiara Bonfanti, due volte assessore provinciale e una consigliere comunale a Merate, organica al Pd come poche altre. Spinge però anche il casatese che lamenta di non avere rappresentanza. In competizione potrebbero scendere la giovane assessore Marta Comi, fortemente sostenuta dal sindaco Antonio Colombo, bersaniano doc, oppure l'emergente Filippo Galbiati, in alternativa a Gian Mario Fragomeli sindaco di Cassago con ambizioni politiche.  Insomma i bersaniani stanno puntando al cappotto. Ma farebbero i conti senza l'oste se i renziani scendessero in campo con determinazione. Il 29 e 30 dicembre, infatti, Pierluigi Bersani ha indetto le primarie per la scelta dei candidati. Una mossa abilissima per trasformare le cambiali sottoscritte nella competizione col Sindaco di Firenze in carta pressoché straccia. La parola, dunque, torna agli iscritti al partito. E nel lecchese, come si è visto al primo turno, i renziani sono assai numerosi, forse la maggioranza. Confermare lo schema sopra illustrato, quindi, per i dirigenti che fanno capo al Segretario nazionale non sarà per nulla semplice. Anche se i posti di consigliere regionale fossero due, come tutto lascia supporre. E del resto se "passa" un lecchese più precisamente il senatore di Valmadrera, il meratese non può essere della stessa corrente. Quindi la candidatura alla Camera deve per forza essere appannaggio di un esponente della corrente renziana. Si prospetta, insomma, una fine d'anno movimentata in casa PD. Peraltro l'unico partito autenticamente aperto. In Lega come di consueto sarà il capetto di turno a proporre al leader i nomi da inserire nella lista blindata frutto della legge elettorale, non a caso definita "porcellum", scritta da Roberto Calderoli, giustappunto in ossequio alla democrazia che vige nel Carroccio. Il Pdl è un magma in movimento e attorno alle vestigia del vecchio partito di maggioranza stanno sorgendo liste parallele promosse da ex dirigenti di An e poi del Pdl: Beppe Mambretti con La Destra di Storace e Fabio Dadati con Rinascimento italiano. Quella del Pdl è una storia tutta da scrivere. Speriamo, almeno nel lecchese, che non sia tutta da ridere come a livello nazionale dove B. sfiducia Monti perché ha distrutto i fondamentali del Paese e poi lo ricandida alla guida dei moderati. Quand'è che finirà questo teatrino e il capocomico andrà definitivamente a riposo?
Claudio Brambilla
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