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Scritto Martedì 17 aprile 2001 alle 17:52

L'UNIVERSITA'AL POSTO DEL VECCHIO OSPEDALE PER IL CENTRODESTRA E' UNA LUNA DI FIELE

UN MICIDIALE COCKTAIL DI POLITICA,ECONOMIA E URBANISTICA
DESTINATO A COSTITUIRE IL PRIMO VERO BANCO DI PROVA DELL'ALLEANZA TRA FORZA ITALIA E LEGA NORD

                                  
                                    Lorenzo Bodega                    Stefano Galli
 

Così, a prima vista, sembrerebbe una banale operazione economica. L'ospedale trasloca da via Ghislanzoni all'Eremo di Germanedo e il Politecnico ne prende il posto, lasciando una sede - quella di corso Matteotti - da tutti ritenuta poco adatta alle esigenze del popolo degli studenti.
E, sempre a prima vista, il braccio di ferro in corso tra i proprietari dell'area di via Ghislanzoni (Comune e Azienda ospedaliera) e i possibili acquirenti (il Politecnico stesso) sembrerebbe una normale contrattazione: il Politecnico offre 22 miliardi, il Comune è soddisfatto della sua metà, l'ospedale chiede di arrivare a 40.
Sembrerebbe, per l'appunto. La realtà, però, è molto diversa. Ed è un micidiale cocktail di politica, economia e urbanistica. Con una differenza sostanziale, rispetto al passato: che tutte le tappe dell'operazione finiscono regolarmente (e ormai da mesi) sulle pagine dei giornali, complicando enormemente le cose a tutte le parti interessate. Altri tempi - e bei tempi, dal loro punto di vista - quando l'operazione Caleotto-Meridiana, giusto per fare un esempio, veniva condotta nelle segreterie dei partiti o, al massimo, negli uffici inaccessibili di qualche costruttore. E ai cittadini - ma anche alla cosidetta società civile - non restava che prendere atto di quanto i pochi maggiorenti della città finivano per decidere.
Un cocktail micidiale, si diceva. Per molte ragioni. Intanto perché un'operazione di questa fattispecie ha pochi precedenti in città. E poi perché l'area interessata, in via Ghislanzoni, si trova in pieno centro ed è urbanisticamente molto appetibile. E, ancora, perché il campus finirebbe inevitabilmente - e non soltanto per l'arrivo di 3 mila studenti - per modificare profondamente la faccia e il tessuto sociale di Lecco. Ultimo motivo: perché sarebbe una clamorosa, redditizia e lunghissima operazione immobiliare.
Il Comune, per cominciare. Lorenzo Bodega, sindaco leghista riconfermato cum laude, vuole chiudere la trattativa prima delle elezioni, firmando un accordo di programma che, a quel punto, sarebbe blindato. Dalla sua parte c'è Vico Valassi, presidente della Camera di Commercio, ma soprattutto di UniverLecco, l'ente che dovrà sovrintendere all'intera operazione. Tanta fretta è giustificata dal fatto che gli scenari politici sono destinati a cambiare nella prossima legislatura. L'ingresso in massa di Forza Italia in Giunta con Alleanza Nazionale al seguito potrebbe far naufragare l'intero progetto del campus universitario. Tanto più che Forza Italia - e lo si è capito fin troppo bene nel dibattito venuto alla luce in queste settimane - non è del tutto convinta della bontà dell'operazione e si sta adoperando in tutti i modi per congelare la firma dell'accordo. Nella speranza che, all'indomani del 13 maggio, tutto torni in discussione. A cominciare, probabilmente, dalla stessa ubicazione del campus.
E' chiaro che gli azzurri non possono uscire allo scoperto. Dichiarando pubblicamente la loro avversità al trasferimento del campus all'ospedale di via Ghislanzoni finirebbero per provocare una crisi politica senza precedenti. Con l'effetto, praticamente immediato, di far saltare quell'accordo faticosamente costruito. La Lega, che invece non ammette alcun dubbio al riguardo, andrebbe per conto suo. A costo di violare gli ordini che arrivano dalla segreteria milanese. Forza Italia lo sa bene e, di conseguenza, preferisce tergiversare - come è avvenuto anche in Consiglio provinciale - in attesa che sia la nuova Giunta a porre (eventualmente) la firma sull'accordo di programma.
Ma qualche segnale sta arrivando. Giulio Boscagli, consigliere regionale di Forza Italia (e già sindaco di Lecco) ha rilasciato alla Provincia una chiara intervista nella quale, partendo dai ben noti (e annosi) disagi del Tribunale cittadino ha finito per lasciare intendere la sua idea: realizzare il nuovo palazzo di giustizia nell'area di via Ghislanzoni. Non è dato di sapere quanto questa uscita rappresenti una proposta autentica e non, piuttosto, un sasso gettato nello stagno per vederne le reazioni e poi decidere come muoversi. Ma resta il fatto che il messaggio, al mondo politico, è arrivato forte e chiaro.
L'ospedale, infine. Sta navigando - non si sa quanto inconsapevolmente vista la ben nota appartenza del direttore generale Roberto Rotasperti - nella stessa direzione di Forza Italia. Non si spiegherebbe altrimenti l'improvviso stop alle trattative, rimesse in discussione quando si era a un passo dalla firma. Le giustificazioni addotte - avere una manciata di miliardi in più e il possesso di altri edifici - hanno tutta l'aria di essere dei pretesti. Così almeno li ha interpretati il sindaco Lorenzo Bodega che, quasi per contrappeso, ha pigiato sull'acceleratore, troncando di fatto i rapporti con Rotasperti. Al punto che all'organizzata visita del 20 marzo alla Bovisa di Milano (il modello al quale si ispira il Politecnico per realizzare il campus lecchese) Rotasperti non è stato invitato. E' una visita istituzionale, ha messo le mani avanti il primo cittadino giustificando la mancata inclusione del direttore generale. Un modo come un altro per dire, a chi deve capire, che Rotasperti non vanta alcuna carica elettiva e che non può permettersi, con i suoi capricci (o calcoli politici?) di bloccare un'operazione che, invece, tutti i partiti vogliono.
Già, perché soltanto Forza Italia non sta partecipando a questo braccio di ferro. Tutti gli altri, dai diessini fino ad Alleanza Nazionale, si pongono in questa direzione: firmare e al più presto per evitare improvvisi cambi di rotta.
La Regione - divisa tra le pressioni del rettore del Politecnico Adriano De Maio, le voglie raffreddate dei forzisti, le remore di Rotasperti e l'orgoglio solleticato del lecchese Roberto Formigoni che andrebbe orgoglioso di una simile operazione - finge di trattare la pratica come se fosse un contenzioso economico. L'assessore Borsani, proprio la scorsa settimana, ha chiesto che sia l'Ute a pronunciarsi sul reale valore dell'area di via Ghislanzoni. Sapendo fin troppo bene che, in caso di una valutazione superiore ai 22 miliardi garantiti dal Politecnico, l'accordo tornerebbe in discussione.
Come andrà a finire? Bella domanda. L'alleanza di ferro tra Forza Italia e i vertici della sanità lecchese non promette nulla di buono. Alleanza che viene negata a piè sospinto ma che vedrebbe anche un bambino. Prova ultima ne sia il convegno svoltosi a metà marzo nell'aula magna dell'ospedale Manzoni (e con la diretta partecipazione dell'azienda ospedaliera). Si parlava del liberista (sconosciuto) Fredric Bastiat, ma alla presenza di soli esponenti del centro destra: da Antonio Martino fino a Carlo Ricossa e Roberto Formigoni. Un investimento d'immagine che, inevitabilmente, è stato letto come una sottolineatura politica. Non che ce ne fosse troppo bisogno, del resto: Rotasperti sta ancora pagando i problemi seguiti all'inaugurazione del nuovo ospedale, avvenuta in tutta fretta il 5 febbraio del 2000, alla vigilia della campagna elettorale regionale di Roberto Formigoni. Con il risultato che, a oltre un anno di distanza, la metà dei reparti continuano a rimanere in via Ghislanzoni.
La sensazione, per tornare alla domanda, è che l'ospedale attenda che la Regione si pronunci. Meglio, che i referenti locali della Regione (Forza Italia) decidano che cosa vogliono fare. Chi vincerà il braccio di ferro? Molto dipenderà dall'altra lotta - parallela - tra i costruttori locali: la spunterà Vico Valassi, numero uno sempre più traballante, o i cementificatori vicini a Forza Italia (da Luigi Colombo a Giacomo Fumeo) che sono sempre di più e sempre meglio piazzati nella Lecco che conta? Al prossimo colpo di mattone.

L'Infiltrato
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