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Scritto Giovedì 22 novembre 2012 alle 16:09

Colico: tentato omicidio di una extracee. In aula il racconto della figlia della vittima

E’ ripreso questa mattina presso il Tribunale di Lecco il procedimento penale a carico di M.Z., cittadino di origine marocchina accusato del tentato omicidio (artt. 56, 575 cp) dell’ex moglie, sua connazionale, trasportata d’urgenza all’ospedale di Gravedona, nella tarda mattinata del 16 gennaio scorso, dopo essere stata colpita da diversi colpi di coltello all’interno della sua abitazione di Colico. All’arrivo al pronto soccorso del nosocomio comasco, la donna presentava infatti una ferita da punta sul fianco destro (con un piccolo foro di ingresso della lama a forma di stella, compatibile dunque con una semirotazione del coltello una volta inserito nei tessuti morbidi e la presenza di aria nel sottocute, chiaro “segnale”, questo, di una certa forza impressa dall’aggressore nel compiere tale gesto), una ferita a tutto spessore dal cuoio capelluto al volto, nella regione frontale e svariati tagli “da difesa” sulle mani, così come evidenziato in aula sia dal dottor F.V., responsabile della struttura ospedaliera sia dall’anatomopatologo P.T. che ha visitato la vittima nei mesi successivi al “fattaccio”, potendo dunque compiere un’accurata analisi delle cicatrici presenti sul suo corpo. “Non vi è stato un pericolo di vita reale” ha dichiarato, dinnanzi al collegio giudicante presieduto dal dottor Ambrogio Ceron con a latere Gianmarco De Vincenzi e Maria Cristina Arrighi, il consulente nominato dal pm Paolo Del Grosso aggiungendo però come il fendente sul fianco avrebbe potuto avere “alta potenzialità di causare la morte” se la lama, penetrando, non fosse “scivolata” esternamente su un osso, entrando di circa 10 centimetri senza andare però a toccare organi o vasi di particolare rilevanza. Importante poi, anche la tempestività con cui l’extracee è stata soccorsa perché, probabilmente, “lasciata lì non sarebbe sopravvissuta” ha riferito il dottor P.T., incalzato dalle domande del pubblico ministero.
Quest’oggi, prima dei due medici citati come testi in riferimento alle lesioni riportate dalla vittima, in aula era comparsa anche la sua figlia, appena quattordicenne, nata da una precedente relazione tra la donna e un altro uomo. “Quando i miei genitori si sono separati, mia mamma si è messa con M.Z.” ha spiegato la ragazzina raccontando poi delle presunte minacce e intimidazioni subite da lei e dalla madre. L’imputato avrebbe, dopo la fine del legame con la sua accusatrice, tempestato infatti la signora e la figlia di chiamate sui loro cellulari, anche in orario notturno, spaventandole e usando termini come “puttana” e “troia” per insultare l’ex compagna, colpevole di averlo lasciato. “Accendo la bombola del gas e faccio saltare te e tua figlia” avrebbe urlato una volta l’uomo che sarebbe arrivato anche, sempre da quanto riferito dalla ragazzina, a contattare i gestori del ristorante dove la donna lavorava, per screditarla facendola passare per una ladra. “Mia mamma è quella che lavorava, lui invece stava sempre a letto e voleva solo i soldi” ha sostenuto, con naturalezza, in un italiano un po’ impreciso, la giovane che, ai giudici, ha riportato anche di altri spiacevoli episodi di cui era a conoscenza come le presunte minacce subite dalla madre nell’estate 2010 per mano di M.Z. che avrebbe agitato contro di lei un coltello. “La mamma lo aveva anche denunciato ma ogni volta lui veniva a chiedere scusa con i suoi amici” ha proseguito ricordando anche come la serratura di casa sia stata cambiata più di quattro volte per timore. Incalzata dalle domande dell’avvocato Usuelli, titolare della difesa, la quattordicenne ha negato che la madre, chiusa la relazione con M.Z. abbia avuto altri uomini, circostanza questa smentita da N.S., assistente sociale che si è occupata in due occasioni del contesto famigliare della ragazzina così come M.C., responsabile del servizio tutela minori del distretto di Bellano, entrambe sfilate questa mattina in tribunale. N.S. ha infatti riferito che la donna ha “contratto matrimonio in Marocco”. Questo dettaglio a parte, le due operatrici dei servizi sociali hanno racconto al collegio giudicante della prima indagine condotta sulla situazione della vittima e della figlia, su mandato del tribunale per i minorenni, partita proprio da una segnalazione dell’imputato, conclusasi poi con l’archiviazione del caso non avendo riscontrato nulla di anomalo e di come si siano prese nuovamente carico della ragazza dopo l’aggressione di cui è stata vittima la madre. A M.C. infatti era toccato il compito di informare la giovane di quanto avvenuto alla mamma: “ha subito pensato che la madre fosse morta, accoltellata dall’ex marito” ha quindi dichiarato, confermando quanto già riportato dalla quattordicenne stessa che, dal primo momento, si è detta convinta della responsabilità dell’ex patrigno.
Il procedimento a carico dell’uomo è stato aggiornato al prossimo 20 dicembre quando, dopo l’audizione degli ultimi testi e della vittima, si procederà, probabilmente, alla discussione finale.
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A.M.
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