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Scritto Domenica 23 maggio 2010 alle 18:27

La solitudine di un Sindaco

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L'Orfeo solitario
( 1973 - G. de Chirico )


Credo che arrivi il giorno in cui un sindaco avverte la solitudine. E credo che a quel momento segua anche più di un attimo di scoramento.
E' irrilevante che il primo cittadino sia navigato o alla prima esperienza, che sia  giovane o  maturo. La fascia tricolore è un'esperienza unica che illude e disillude. Mi sono chiesto tante volte che qualità debbano avere l'uomo o la donna che si candidano al governo di una città. Ho impiegato molto a capirlo, poi ci sono arrivato. Sono due: onestà intellettuale e mente aperta. Apertissima. Sono queste due le gambe dell'intelligenza. Non si sa da dove arrivi l'intelligenza, ma averla e usarla male è un peccato mortale nel privato e una calamità nel pubblico. Un sindaco con la consapevolezza di avere queste qualità ? il vero merito non è averle, ma saperle mantenere intatte e integre ? deve solo sapere ? usare ? bene la macchina comunale. Deve rispettare e farsi rispettare dai funzionari e dai dipendenti, dal primo all'ultimo. Per ottenere rispetto deve sapere ascoltare, porre le domande giuste, decidere in modo argomentato e, se del caso, sanzionare senza tentennamenti. Il miglior complimento che un sindaco possa ricevere io lo concepisco così:? Sindaco, non condivido la tua scelta, ma hai spiegato bene quali sono i motivi che la sorreggono e gli obiettivi che intende conseguire. Ti riconosco, quindi, il diritto di attuarla e speriamo che i risultati siano buoni?. Un buon sindaco deve saper sorridere, deve saper creare intorno a se un clima sereno. Deve delegare indicando la strada. Deve essere sintetico, ma non generico o superficiale. Non deve sentirsi capo di una tribù, ma protagonista di una realtà che va oltre i confini della municipalità. Deve sapere dialogare con la stampa, sia quella che si ritiene ? amica ? che quella che  avverte ?critica?. In ambito locale non c'è la stampa nemica. C'è la stampa superficiale e, proprio perché tale, talvolta pericolosa per i fraintendimenti e le attribuzioni di fantasia e quella che per scelta vocazionale va sempre oltre l'apparenza alla ricerca del rovescio della notizia. Che c'è sempre. E' un errore blandire la prima e sabotare la seconda, perché la prima si defilerà e la seconda farà male. Non è facile, lo so. Bisogna avere consapevolezza del ruolo, che è di pubblico servizio a tempo determinato ed essere sempre trasparenti. La trasparenza non è sinonimo di fragilità, ma di rispetto. Un rispetto che si da e che si ottiene, di rimando, sempre.

Merate ha avuto buoni sindaci, non perfetti, ma positivi. Mario Gallina era talmente intriso di buoni sentimenti che delegando ad altri temeva di vederli corrotti. Dario Perego ha delegato con facilità per concentrarsi meglio. Giovanni Battista Albani ha pagato il prezzo di impreparate volubilità. C'è chi ha governato in terra volgendo gli occhi al cielo. La città che hanno plasmato è ancora bella, ma siamo agli sgoccioli. Andrea Ambrogio Robbiani e la sua giunta di ?ragazzi del coro?, come li ha definiti il direttore per l'età medio bassa che li assimila alle voci bianche cui non è consentito steccare,  ritengo che abbiano tutti ? ciascuno e assieme ? le carte in regola per fare un buon lavoro nel quinquennio di consigliatura. L'aspetto delicato e irripetibile della loro azione politico amministrativa è che hanno assunto il mandato ? purtroppo o per fortuna -  in quella che appare, comunque la si voglia definire, la fase terminale della costruzione di Merate. La città negli ultimi due decenni si è gonfiata, si è riempita ed ha cominciato ad allargarsi a dismisura invadendo le zone a nord, quelle  che per scelta naturale sono le più belle, quelle più verdi,ma anche  quelle nelle quali avere oggi la proprietà di un terreno e non poterci costruire è considerato un torto inaccettabile. Questa visione è comune a laici e religiosi. I danee in danee.

Comprendo che non sia facile opporre una trincea di no a una platea di elettori che vede nell'alleanza del Popolo della Libertà il summa del liberismo democratico, ma non si può neppure tollerare che un uomo varchi il portone di Palazzo municipale con una vecchia e gloriosa borsa di pelle consunta che contiene il ?conto? da pagare per la recente vittoria elettorale. Tra le doverose passeggiate che ciascun amministratore comunale ? di maggioranza e di minoranza - è bene compia ai confini di ?casa nostra? le prime dovrebbero interessare proprio le frazioni di Sartirana e di Cassina Frammartino e le vie da e per le due frazioni. Li lo scempio urbanistico, recente, recentissimo e ancora in itinere, è evidente e volgare. Lo è in via Bianchi, lo è in via Padre Consonni, lo è dietro il campo di calcio dell'oratorio di don Adriano. Li si è costruito non per i figli dei nativi, ma prevalentissimamente per mera speculazione immobiliare. Sindaco e assessori non possono disquisire su questo aspetto che emerge solo dopo, a costruzioni avvenute e poste in vendita, ma hanno il dovere di vedere, di valutare e di decidere preventivamente, con motivata prospettiva, dove si vuole lo sviluppo della città e dove non lo vuole. E non è consentito al signor sindaco di fare affermazioni tipo ?il terreno può essere edificabile perché è confinante con le abitazioni esistenti?. Di questo passo non ci si ferma più. Questa filosofia pre-elementare fa si che le prossime costruzioni saranno vicine, a loro volta, a un terreno vergine il quale automaticamente acquisirà il diritto di essere a sua volta edificato. Quella delle passeggiate meratesi  è una buona regola. Come l'80% dei cittadini meratesi non conosce il nome del vicesindaco o dell'assessore ai lavori pubblici così una buona parte degli amministratori comunali non conosce il volto urbanistico dell'attuale Merate e talvolta neppure la toponomastica. Vadano a vedere la zona del Careggio a Sartirana. Capiranno cosa intendo dire, limiti prospettici permettendo. Ecco perchè comprendo la solitudine di un sindaco. Andrea Ambrogio Robbiani è nella condizione di realizzare le speranze che invocava quando era capogruppo di minoranza, ma si è reso conto che tra il dire e il fare c'è di mezzo il consenso. Quello popolare del segreto dell'urna è alle spalle. Ora serve quello politico che è sempre manifesto. Indossare la fascia tricolore confidando in un futuro a tinta unica significa disfarsi di alcune asprezze sia di carattere che di visione politica. Si deve convincere, mediare, saper rinunciare per poi rilanciare. Immagino la delusione di un sindaco nell'istante in cui registra sensibili distonie tra i compagni di ventura che si pensava più vicini al sindaco pensiero. E' in queste occasioni che la statura del primo cittadino si staglia intera e limpida. Svetta se le idee sono chiare e i propositi fermi. Il banco di prova di quello che, con acronimo innovativo in solo una delle tre  consonanti, è chiamato Pgt rispetto al superato ( ? ) Prg è un  invitante insaccato che arriva sul tavolo troppo presto. Sono in tanti a volerne assaggiare una fetta. Non ha torto quell'amministratore che avrebbe dichiarato che lo sviluppo urbanistico della città si decide prima di esaminare le domande edificatorie dei singoli cittadini e non viceversa. Avrebbe però dovuto aggiungere che se non si decide prima dove costruire e dove no le istanze devono arrivare al protocollo in forma anonima e valutate dentro un unicum urbanistico organico senza mai conoscere il nome dei proprietari terrieri, ma solo quello dei mappali. Un escamotage? Dipende dalla serietà degli amministratori e dei funzionari comunali. L'uomo e la legge sono sinonimi e non contrari, tutto nasce e muore al loro interno. Io ricordo, con imbarazzo e fastidio, che sotto l'amministrazione di Dario Perego il Consiglio Comunale arrivò a votare per l'anonimato in aula di nomi, cognomi e ragioni sociali di chi aveva chiesto di trasformare i  terreni da agricoli in edificabili. In quella  e in precedenti circostanze lo sviluppo della città fu la conseguenza delle istanze accolte e non viceversa. Dubito si volti pagina ora.  Non basta l'acronimo di nuovo conio. Si narra che Dio consegnò la terra all'uomo perché vi costruisse la propria casa e gli consegnò i mari perché li solcasse con le proprie imbarcazioni. Era qualche anno fa. Oggi accade che l'ingombro sia tale da risultare di ostacolo sia alla navigazione che alla circolazione.

Capisco la solitudine di un sindaco. Ma è dalla sua fase evolutiva -  la concentrazione -  che esce nitida la differenza che esiste tra il principio sostitutivo e quello aggiuntivo. Porre un mattone al posto di un altro non equivale a  metterne uno accanto all'altro. Andrea Ambrogio Robbiani e i ragazzi del coro in materia urbanistica hanno il diritto di fare le scelte che ritengono le migliori, in primo luogo nell'interesse della città. In questo caso l'interesse dei singoli cittadini va in coda. Trattare di mattoni non è come  parlare di sanità, di previdenza o di giustizia. Abbiano gli amministratori meratesi  il buon senso di spiegare, spiegare, spiegare in corretto e chiaro italiano. Non celino dati e informazioni. Non abbiamo timore della semplicità delle parole. Non pretendano di essere capiti, ma facciano di tutto per spiegarsi. Osino ricercare la distinzione. E se per un sindaco il prezzo da pagare è la solitudine beh, l'accolga con un sorriso.  Non dimentichi che è subito sera, diceva il poeta.

 

                    Alberico Fumagalli



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