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Scritto Martedì 23 ottobre 2012 alle 09:02

Abbadia: picchiò la moglie ma era ''incapace di intendere''

Al momento della brutale aggressione ai danni della moglie, nella loro abitazione di Abbadia Lariana, era incapace di intendere e di volere e per questo dovrà sottostare ad un regime di libertà vigilata per 8 mesi, con l’ obbligo di presentarsi presso il Cps di Lecco. A giugno 2011 G.F., dopo essersi barricato nel locale adibito a lavanderia con la moglie, l’aveva picchiata violentemente e solo l’intervento delle forze dell’ordine aveva evitato conseguenze ben più gravi alla donna. Ora l’uomo, seguito dal centro psico- sociale, ha un rapporto sereno con la sua famiglia ma la scena che si è presentata di fronte ai Carabinieri giunti sul posto nel 2011 è stata molto violenta. “Quando sono arrivato c’era personale del soccorso sanitario e altre persone all’esterno del locale, da cui provenivano dei lamenti” ha raccontato in aula, nella mattinata di lunedì 22 ottobre, il brigadiere intervenuto in soccorso della donna. “La porta era bloccata dall’interno con delle assi di legno, d’istinto l’ho sfondata con un calcio. Lui era sopra la donna in ginocchio, con una mano la teneva contro il pavimento, sdraiata e girata su un lato, con l’altra continuava a picchiarla a mani nude come se neppure fossi entrato. Sul pavimento era presente dell’acqua, forse dello scarico della lavatrice. Ho dovuto usare la forza per allontanarlo, nel frattempo un altro militare ha preso la donna e l’ha consegnata al personale del 118. Aveva il volto tumefatto, chiedeva aiuto. In un secondo momento ho visto alcune assi di legno all’interno del locale, che presentavano tracce di capelli. Sono state poste sotto sequestro e fotografate, una volta giunta in ospedale è emerso che la donna presentava ecchimosi e ematomi su tutto il corpo, ferite che non possono essere inferte solo a mani nude. Le assi ritrovate sono compatibili con esse”. Proprio dall’ipotesi dell’utilizzo delle assi in legno l’avvocato difensore dell’imputato, del foro di Brindisi, ha fondato il suo intervento sul caso. “Il brigadiere ha riferito che le assi erano asciutte, quindi non si trovavano per terra dove era presente dell’acqua. I capelli rinvenuti sulle stesse non è detto che siano della donna, e non è detto che siano capelli. È facile che in un locale lavanderia siano presenti materiali organici. Le assi spezzate viste dal brigadiere erano quelle che tenevano la porta chiusa, il loro utilizzo avrebbe procurato ferite nette e non ne sono state riscontrate di questo tipo. L’aggressione c’è stata ed è stata violenta, imputabile ad un disturbo mentale che ora l’uomo tiene sotto controllo con i farmaci. Ora ha un buon rapporto con il figlio e la moglie, che ha perdonato il terribile episodio. Una misura restrittiva nei suoi confronti sarebbe inumana e inadeguata”. Il giudice Ambrogio Ceron ha dichiarato il non doversi procedere nei suoi confronti per incapacità di intendere e di volere, e per i prossimi 8 mesi l’uomo sarà “sorvegliato speciale”.
R.R.
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