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Scritto Mercoledì 19 settembre 2012 alle 19:39

Lega Nord e Piano Cave: all’indice il segretario Pucci Ceresa, avrebbe aperto la trattativa col Pdl contro il parere del direttivo provinciale

Il segretario provinciale
Ferdinando Pucci Ceresa
La vicenda "cave nel meratese" ha provocato disorientamento tra i cittadini in generale e tra i leghisti in particolare. Molti si sono e ci hanno chiesto: ma come la Lega a Merate raccoglie firme contro la volontà della Provincia di attivare cave per estrarre ghiaia e sabbia, nonostante che l'ente sia governato dallo stesso Carroccio col Pdl? Insomma, la destra non sa che cosa fa la sinistra o la Lega prosegue nella sua politica, divenuta ormai leggendaria, di assumere comportamenti opposti a seconda di dove sta e, soprattutto, di come si sono accomodati i suoi esponenti di punta? C'è davvero di chi restare sbalorditi se non ci fosse una spiegazione più sottile ma anche decisamente più accettabile per il popolo leghista e non. A dicembre Marco Benedetti, assessore provinciale e consigliere di minoranza a Verderio, leghista di lungo corso, aveva assicurato che il piano cave non avrebbe avuto sviluppi anche se non fosse passato il progetto di prorogare l'estrazione dal monte Cornizzolo. E del resto perché scambiare marna con ghiaia? Improvvisamente però dalle carte provinciali si viene a scoprire - e questo giornale lancia in anteprima assoluta l'allarme - che una "manina" ha previsto azzonamenti per centinaia di migliaia di metri quadrati a sud di Merate, tra l'area industriale e la SP 55 in piena zona agricola con robusti sconfinamenti nel territorio comunale di Robbiate. Il rischio è che con successive previsioni diventi aggredibile anche la zona di confine con Osnago, attorno al polo fieristico. Robbiate predispone rapidamente un ordine del giorno contrario, Osnago anche e lo porta subito in aula. Merate traccheggia sul fronte istituzionale ma gli assessori all'urbanistica Andrea Valli e ai lavori pubblici Massimo Panzeri non aspettano i tempi della burocrazia, si armano di tavolino e sgabello e a Brugarolo raccolgono firme per dire no alla cava. La foto che li ritrae con tanto di cartellone, cui mancava solo la croce uncinata per essere esaustivo della netta opposizione dei leghisti meratesi, ha suscitato, però, come dicevamo, molti interrogativi. Che fa la Lega , gioca su due tavoli? No. Non ci sono prove, sia chiaro. Ma fonti autorevoli e solitamente attendibili assicurano che l'apertura sul piano cave è giunta soltanto dal segretario provinciale Ferdinando Pucci Ceresa, in aperto contrasto con la posizione del direttivo provinciale. Ceresa, in altre parole, al tavolo della trattativa col Pdl avrebbe concesso un'apertura di credito rispetto a queste ipotesi senza peraltro informare i componenti del direttivo né, tanto meno, gli amministratori locali, in particolare quelli di Merate, che pure guidano la città. Scoperta la vicenda il Carroccio si è reso conto di fare una figura di...palta ed è corso ai ripari con dichiarazioni multiple e la raccolta firme. Il pasticcio sarebbe dunque attribuibile al solo segretario provinciale e a lui - se la ricostruzione è fondata - i componenti del direttivo chiederanno conto in un vertice che si preannuncia imminente e incandescente. La "carta" del resto "canta" come usa dire: il gruppo dirigente provinciale aveva espresso parere unanime contrario allo sviluppo del sistema estrattivo nel lecchese ritenendo che il territorio abbia già dato in termini di urbanizzazione. Pareva in effetti davvero singolare che il piano successivamente messo a punto contenesse invece indicazioni di potenziali nuovi siti estrattivi. Ora non resta che osservare le manovre dentro il Carroccio per avere la conferma (o la smentita) di questa ricostruzione.
Va detto che anche il Pdl dovrà regolare i propri conti interni. I meratesi sono noti per essere al tempo stesso i meglio organizzati e i più autonomi rispetto ai vertici lecchesi. Massimiliano Vivenzio, vice sindaco, è uscito immediatamente allo scoperto annunciando la contrarietà del suo gruppo. Ora però i meratesi azzurri dovranno vedersela con i colleghi che siedono a Villa Locatelli perché o gli uni o gli altri dovranno fare un passo indietro. Mostrando il volto, però. Non le terga.
Claudio Brambilla
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