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Scritto Sabato 15 settembre 2012 alle 18:56

Brivio – Paderno: nell’Adda meno pesce, tra le cause l’uomo e le specie alloctone. Studio del Parco per il controllo del fiume


Uno studio che oltre allo scopo puramente “informativo” promuoverà un’azione di controllo sui pesci non “caratteristici” della acque dell’Adda, fra le cause della diminuzione di specie ittiche in atto da diversi anni nel fiume. Grazie ad un contributo di fondazione Cariplo il Parco Adda Nord metterà in atto un servizio di indagine e controllo delle specie ittiche alloctone del fiume nel tratto compreso tra Paderno d’Adda e Truccazzano, per la durata di 3 anni. Entro fine mese l’ente pubblicherà il bando di gara cui parteciperanno, su invito, le realtà che hanno dato la loro disponibilità per un lavoro che potrebbe dire molto sul calo di pesci degli ultimi anni.


“Il contributo di 303.000 euro finanzia 4 progetti legati alla conservazione della biodiversità del fiume, 2 relativi alla flora e due alla fauna”
ha spiegato la dottoressa Giuliana Chiara Defilippis, responsabile del procedimento. “Oltre ad effettuare una campionatura delle specie di pesci presenti nel fiume il lavoro sarà operativo, saranno cioè “recuperate” dal fiume le specie alloctone come il pesce siluro e il gardon che non sono caratteristici dell’habitat del nostro fiume. Potremo così da una parte creare una “carta di distribuzione” degli ambienti di occupazione e della abitudini (alimentazione, riproduzione) dei pesci presenti nell’Adda, dall’altra studiare forme di contenimento ripetibili delle specie alloctone. Come la pesca attraverso l’utilizzo di scariche elettriche. Non ci illudiamo che questo studio sarà risolutivo, purtroppo le specie “esterne” continuano a essere immesse nel fiume e le scale di risalita non impediscono che si diffondano nel fiume. Ma questo progetto darà certamente un aiuto alla salvaguardia della biodiversità locale, con il benestare del WWF”.


Sulla riduzione dei pesci nell’Adda abbiamo fatto una chiacchierata con alcuni “esperti del settore” di Brivio, che hanno spiegato alcuni aspetti di un fenomeno complesso che si intreccia strettamente con la presenza dell’uomo sul territorio nel corso dei decenni. Mario Bandera, guardiapesca e responsabile dell’asta fluviale provinciale nonché consigliere Fisp; Dario Galbusera, consigliere delegato alla caccia e pesca; Fernando Massironi, ex esponente del Parco Adda Nord e conoscitore del territorio. È lui a fornirci alcune nozioni storiche sulla pesca nell’Adda. “Il paese ha sempre avuto una tradizione di pesca, prima del 1700 ci si rivolgeva ai proprietari ecclesiastici e in seguito alle famiglie nobili. Ora per pescare è necessario avere un apposito tesserino comunale, da Molinazzo a Castelbarco è territorio Fips (Federazione italiana pesca sportiva), mentre le altre sono acque libere in cui vige la concessione nazionale”. Oggi gli appassionati di pesca a Brivio (si tratta di un hobby, solo il 5% dei pescatori porta a casa il frutto del suo passatempo) sono tesserati in una delle due società del paese, ma il problema è che la “materia prima” scarseggia. “C’è poco di tutto” ha spiegato Dario Galbusera. “Cavedani, barbi, carpe, scardole, codarossa, agoni, alborelle e altri ci sono, ma nulla a che vedere con una decina di anni fa”. In particolare le alborelle, dal 1995 ad oggi, sono drasticamente diminuite. “Le cause possono essere varie, il fenomeno è complesso” ha spiegato il guardiapesca Mario Bandera. “Tra queste la mancanza di plancton, l’impoverimento delle acque dovuto all’inserimento dei depuratori, la presenza di pesci alloctoni come il siluro, la presenza di uccelli predatori. L’acqua è limpida, ma è povera e lo si vede dai valori di fosforo passato da 0,75 ng/l a 0,25”. Massironi ha spiegato che la nascita di alcune aziende e l’introduzione dei depuratori possono aver modificato ciò che viene immesso nel fiume, con conseguenze su plancton e pesci. A questo si aggiungono le modifiche al livello dell’acqua, che hanno messo a rischio la riproduzione del pesce e dei letti di frega.


“Un’azione dimostrativa che abbiamo realizzato con una coltivazione di alborelle, tenute in un regime protetto, ha voluto puntare l’attenzione sul fatto che questi pesci, nelle condizioni del fiume attuali, non riescono a sopravvivere perché ne nascono meno e i predatori sono aumentati”
ha spiegato Bandera. “La Provincia di Lecco promuove forme di controllo dei pesci alloctoni, ma diversi aspetti legati all’intervento dell’ uomo sono alla base della moria”. Il progetto del Parco Adda Nord cercherà di fare chiarezza sulla complicata situazione del fiume Adda.
Foto tratte dal sito dell'Associazione Pescatori Sportivi di Brivio
R.R.
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