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Scritto Sabato 18 settembre 2010 alle 17:32

Merate: al Liceo Agnesi più di 200 persone per Gherardo Colombo su F.Dostoevskij

Gherardo Colombo
E' arrivato al Liceo Agnesi alle 16.30. Puntualissimo. E ha trovato un'aula magna stracolma. Più di duecento persone, alcune anche in piedi, hanno assistito venerdì pomeriggio alla conferenza - promossa in collaborazione con l'associazione culturale “La Semina” - che l'ex-magistrato Gherardo Colombo ha voluto dedicare al capitolo de “I fratelli Karamazov” di Fedor Dostoevskij intitolato “La leggenda del Grande Inquisitore”. Introdotta dal saluto della preside Maria Teresa Rigato, della professoressa Patrizia Lotti e del professor Ambrogio Cazzaniga, la riflessione dell'ex membro del pool di “mani pulite” - nativo di Briosco, residente a Renate, ora impegnato nell'ambito dell'editoria a Milano - ha subito catturato l'attenzione della platea: “Letteratura. Oggi vi parlerò di uno specifico capitolo di un grande romanzo. Roba impegnativa. Come ci sono arrivato? Perchè dopo 33 anni di servizio ho lasciato la magistratura e mi sono messo a scrivere libri, arrivando a tenere circa 300 incontri all'anno nelle scuole e nelle carceri? Per spiegarlo solitamente utilizzo la metafora dell'idraulico: dal rubinetto non esce acqua, e l'idraulico si incaponisce a smontare e rimontare i pezzi esterni. Solo dopo molta fatica intuisce che c'è qualcosa che sta prima del rubinetto. Così ho fatto anch'io nell'ambito della giustizia. Dopo tanto tempo passato in aule di tribunale, in mezzo a PM, avvocati e imputati ho deciso di risalire le metaforiche tubature e mi sono trovato di fronte alla serranda centrale, vale a dire al rapporto tra noi e le regole. Se non se ne comprende il motivo hai voglia a provare a farle rispettare... Cosa ce ne viene dal rispettare queste benedette regole? Che senso hanno? Bene, penso che questo testo del grande autore russo possa offrirci interessanti spunti in proposito.”

I professori Patrizia Lotti e Ambrogio Cazzaniga. A destra la preside Maria Teresa Rigato

Ironico, sorridente, chiaro, da esperto conferenziere Gherardo Colombo non ha smesso un momento di girare per la platea interrogando simpaticamente gli studenti dell'Agnesi sull'opera in questione, ma anche chiedendo la loro opinione su alcuni passaggi chiave, arrivando a scambiare con loro affettuosi “cinque” d'entusiasmo di fronte a risposte particolarmente brillanti.

E in effetti il testo in questione non può lasciare indifferenti. “La vicenda raccontata ne 'La leggenda del Grande Inquisitore' è complessa. – ha spiegato l'ex-magistrato – Cercherò di essere chiaro. A Siviglia, durante l'Inquisizione, Cristo appare tra la folla, che lo riconosce e lo implora di fare miracoli. E Cristo i miracoli che gli sono richiesti li compie veramente. Saputo ciò il Grande Inquisitore lo fa arrestare e si reca poi a trovarlo in prigione. Parlano. Il grande Inquisitore spiega a Cristo che egli è elemento di disturbo e di scandalo, apportatore di incertezza. 'Cosa sei tornato a fare? – dice l'Inquisitore – Sono quindici secoli che fatichiamo per raddrizzare il disastro che hai fatto, e adesso che ci siamo praticamente riusciti tu torni? Hai osato dire che non di solo pane vive l'uomo... ma nel deserto ti era stata suggerita la vera via, quando il diavolo ti ha spiegato che per conquistare le persone occorre in primo luogo dar loro il pane, sollevarli dalle loro necessità materiali... Non di solo pane vive l'uomo... così tu hai risposto! Tu hai rifiutato lo strumento per liberare l'umanità dal suo più grande tormento: la libertà. Tu hai voluto che gli esseri umani ti amassero e seguissero il tuo esempio liberamente. Pensa in che dilemma li hai lasciati. Con tutta questa libertà che non sanno gestire. Pensa di fronte a che compito li hai messi. Non li amavi. Se li avessi amati veramente non li avresti messi di fronte a un compito che va oltre le loro possibilità. Noi sì che li amiamo. Perchè ci accolliamo due sofferenze per farli vivere felici: la prima è la sofferenza dello scegliere per loro, e la seconda è la sofferenza del mentire loro dicendogli che facciamo questo in nome tuo. Non posso permettere che tu ripeta il disastro che hai fatto quindici secoli fa. Domani ti farò bruciare sul rogo.' Ecco che allora l'Inquisitore si attende una risposta, una protesta, una giustificazione, ma Cristo non interloquisce, solamente, lo bacia. Atterrito, sconvolto, confuso, l'Inquisitore lascia libero Gesù.”

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La riflessione di Colombo si è quindi soffermata sulle grandi questioni implicite nelle società moderne. E proprio sui temi della libertà, della responsabilità, del conoscere per deliberare l'ex-magistrato ha stimolato studenti e professori al dibattito. “Perchè la libertà fa paura? Siamo veramente liberi? Abbiamo voglia di assumere il peso della libertà? Chi ha la responsabilità di inverare le leggi?” Molti gli interventi degli studenti, che hanno da subito instaurato un serrato dialogo col “socratico” relatore. E inevitabili sono stati anche i riferimenti all'attualità sociale e politica del nostro Paese: ciò su cui tutta l'aula è sembrata unanimemente d'accordo è che in Italia la Giustizia non è uguale per tutti. A chi ha sottolineato il potere incontrollato dei mezzi di informazione Colombo ha simpaticamente risposto che esiste un dito magico col quale si può liberamente interagire con la televisione. Ed è stata proprio la questione della scelta personale, della responsabilità personale nelle scelte quotidiane l'oggetto delle conclusioni dell'ex-magistrato: “Certo è semplice governare dei bambini, incapaci di scelte autonome, che delegano felicemente ad altri il compito di decidere per loro. Ma il bambino cessa di essere tale quando inizia a conoscere. La differenza tra bene e male? Certo. Ma anche i propri diritti, la propria storia, le proprie leggi. In caso di insonnia vi consiglio un libretto sottile sottile. Non è un thriller vero e proprio, ma quando lo si comincia a leggere non ci si ferma più. E' la nostra Costituzione.”

Massimo Colombo
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